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Il Giro del Mondo in 30 Caffe – 2012

Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 è una rubrica speciale con la quale vi offriamo un’ampia panoramica dei principali temi geopolitici dell’anno appena concluso, cercando di capire che cosa è accaduto e quali potrebbero essere le prospettive per l’anno nuovo.
Come si sono comportati i principali attori della scena internazionale? Che progressi hanno fatto nell’affrontare le questioni più spinose? Come guardano all’anno venturo?
Questo 2012 ha tutte le premesse per essere un anno cruciale per il futuro di tante parti del mondo. Noi del Caffè vogliamo accompagnarvi nei prossimi giorni in un viaggio speciale per scoprire insieme quali sono le sfide, gli appuntamenti, le situazioni, gli scenari da tenere d’occhio nei prossimi 12 mesi. Insomma, tutto è pronto per partire con il nostro outlook 2012, Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2.0!

marzo, 2012

  • 13 marzo

    Il crocevia pakistano

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – In termini geopolitici il Pakistan ha assunto negli ultimi anni un ruolo chiave, sia riguardo le relazioni tra le potenze regionali asiatiche sia nel contesto globale. L’attenzione rivolta dalla comunità internazionale nel suo complesso verso la situazione interna del Paese sta aggiungendo pressione a un momento molto delicato della vita politica pakistana   PESO DETERMINANTE – Il Pakistan, la sua stabilità e le scelte di politica estera sono cruciali per diversi motivi. È logico pensare che un Paese islamico di quasi centocinquanta milioni di abitanti e dotato di un arsenale atomico possa spostare gli equilibri non solo del quadrante centroasiatico ma delle relazioni internazionali nel loro complesso. Esiste però un duplice ordine di problemi. Da un lato le vicende domestiche che investono la sfera politica e quella economica, con lo scontro tutto interno alla classe dirigente pakistana che mina il già fragile sistema economico pakistano, scoraggiando soprattutto gli investimenti. Dall’altro il sistema di alleanze eo amicizie strategiche che ha subito una serie di scossoni negli ultimi anni, in particolare con gli Stati Uniti e la Cina, senza dimenticare la rivalità storica con l’altra grande potenza nucleare della regione, l’India.   GIGANTE DAI PIEDI D’ARGILLA – Il problema principale del Pakistan rimane il delicato equilibrio istituzionale, il quale non è in grado di dare stabilità e credibilità al sistema politico pakistano. Sostanzialmente il potere ruota intorno a tre cardini: l’esercito, il governo e la corte suprema. Questi tre elementi, in particolare dopo il 2008 (dopo la deposizione del generale Musharraf) sono in crescente conflitto uno contro l’altro. Infatti esercito e corte suprema erano già ai ferri corti per via del contributo decisivo di quest’ultima nell’estromissione dei generali dal governo, esercito e governo civile nutrono diffidenza reciproca dopo il colpo di Stato del …

  • 5 marzo

    A far la pace comincia tu

    Il Giro del mondo in 30 Caffè – Nulla di nuovo sul fronte mediorientale, tra Israeliani e Palestinesi. I primi presi (ovviamente) dalla questione Iran, i secondi ancora impegnati su un faticosissimo tentativo di riconciliazione interna. Morale: le possibilità di ripresa di un dialogo tra le parti a breve non solo sembrano prossime allo zero, ma non paiono neanche un’urgenza per nessuno. Ma lasciare in secondo piano l’esigenza di un ritorno al confronto rappresenta, oltre che una sconfitta per tutti, un pericolo da non sottovalutare   QUI ISRAELE – Scena uno. Oggi, a Washington. Il premier israeliano Netanyahu da Obama. In agenda un solo tema: l’Iran, il suo nucleare, le paure israeliane, e le possibilità di reazione. Cosa accadrà? Da una parte, l’equilibrio del terrore, tipico della Guerra Fredda; dall’altra, l’intervento militare e la guerra, da non considerare più solo un teorico caso studio catastrofista, ma ormai una possibilità. Il governo israeliano freme, convinto di essere ormai vicini al punto di non ritorno relativamente al programma di arricchimento dell’uranio israeliano. Ahmadinejad non arretra di un passo, le minacce verbali proseguono (“Ci serviranno nove minuti per spazzare via Israele”, così parlo Ali Reza Forghani, capo del tema strategico del leader supremo Ali Khamenei). Gli Usa vorrebbero gettare acqua sul fuoco, non possono permettersi un conflitto che potrebbe sconvolgere l’intera regione mediorientale. Ma Israele non la vede così. Nell’incontro del 19 febbraio con il consigliere americano della Sicurezza nazionale Tom Donilon, Netanyahu non ci ha visto più. Le fonti americane raccontano frasi tutt’altro che diplomatiche: “Con tutto il rispetto, voi non siete a un tiro di schioppo dal vostro peggior nemico. Decidiamo noi quando, come, chi attaccare, quando è in gioco la nostra stessa esistenza”. Quando Donilon parla di “soluzione condivisa della crisi”, con un mix di nuove sanzioni, colloqui serrati e …

febbraio, 2012

  • 29 febbraio

    L’eredità del Colonnello

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – A un anno dall’inizio delle rivolte in Libia, e a diversi mesi dalla fine della guerra civile in seguito alla morte di Muhammar Gheddafi, la Libia rimane ancora un punto interrogativo, eppure può diventare un case study interessante sulle dinamiche attualmente esistenti relativamente all’interventismo – e le sue possibili conseguenze – in paesi esteri   LA RIVOLTA DI TRIPOLI – La rivolta araba è arrivata in Libia per motivazioni simili a quelle degli altri paesi del Nord Africa: una forte presenza giovanile senza lavoro, senza prospettive di sviluppo date da una crisi economica globale che ha portato anche a speculazione sui prezzi del cibo, culturalmente collegata al mondo esterno dalle nuove tecnologie e che si sentiva chiusa da una dittatura generalmente spietata nel reprimere il dissenso. Infine, le divisioni etniche e settarie, legate in Libia soprattutto all’appartenenza alle diverse tribù. Gheddafi è stato però forse il primo dittatore ad impiegare mezzi estremi per cercare di piegare i rivoltosi fin dai primi giorni, e per quanto il suo operato sia ora da considerarsi “superato” da quello del suo omologo siriano, per allora si trattava di scelte dall’elevatissimo impatto mediatico (L’ora di Tripoli). Forse convinto dalla sua stessa retorica – accade spesso tra i dittatori – ha pensato che nessuno potesse davvero intervenire, e, arrivato a un passo dalla vittoria (La resurrezione del colonnello) con le sue forze già nei sobborghi di Bengasi, ha minacciato ulteriori stragi. Ed è stato questo ciò che ha dato l’ultimo impulso alla decisione di intervento.   IL PUNTO DI VISTA ESTERNO – Ogni nazione aveva infatti i suoi motivi per intervenire o meno nel conflitto, e in particolare gli interessi economici e politici francesi e inglesi nel Mediterraneo hanno giocato un ruolo importante nella decisione di intervenire …

  • 27 febbraio

    Il ritorno dell’Impero Ottomano

    Il Giro del mondo in 30 caffè 2012 – Il 2011 è stato un anno pieno di clamori non solo per il mondo arabo e islamico, ma anche per la Turchia: Ankara è divenuto un modello di ispirazione per tanti regimi mediorientali nonché un player molto influente negli equilibri regionali e internazionali. Ma come si presenta oggi la Turchia al mondo intero? La tappa di oggi vi porta a conoscere un Paese che potrebbe diventare un’importante potenza regionale, ma che ancora deve decidere come risolvere alcune questioni cruciali per la propria politica estera   LA POLITICA “NEO-OTTOMANA” DI ANKARA – La cara e vecchia Anatolia è un Paese che sta affrontando una transizione dalla tradizione kemalista – laica e militare – ad uno Stato che, sotto le spinte di un islam moderato, mira ad esibirsi al mondo come una nazione avanzata e occidentale. L’attuale establishment – incarnato nelle figure di Recep Tayyp Erdoðan (Primo Ministro), Ahmet Davutoðlu (Ministro degli Esteri) ed Abdullah Gül (Presidente della Repubblica) – punta a far divenire la Turchia un Paese moderno e pienamente democratico. Ankara è quantomai in piena evoluzione politica ed economica. Sotto la guida del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) la politica estera turca, basata sulla strategia “zero problemi con i vicini” promossa dal Ministro Davutoðlu, ha cercato di migliorare le relazioni diplomatiche, economiche e culturali e, al contempo, di rivitalizzare i tradizionali legami storico-culturali con tutti i Paesi vicini, assumendo così maggiore dinamismo nel Caucaso e nella regione mediorientale. Sulla base di interessi politici, economici ed energetici, in questi anni il governo turco è riuscito ad intessere una fitta rete di rapporti con i vicini mediorientali, i quali da nemici si sono progressivamente trasformati in partner regionali di rilievo. Insomma, Ankara si candida ad assumere un ruolo di medio-grande …

  • 23 febbraio

    Il gigante che balla la samba

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Ecco la seconda tappa del nostro viaggio in Brasile. Dopo aver parlato delle linee di politica estera, vediamo come la Presidente Dilma Rousseff sta consolidando i risultati ottenuti da Lula con politiche economiche che continuano a garantire crescita sostenuta insieme ad una crescente attrattività degli investimenti dall’estero, anche dall’Italia. Vi proponiamo un’intervista con Antonio Calabrò, Direttore della Fondazione Pirelli e co-autore del libro “Bandeirantes – Alla conquista dell’economia mondiale”   Se l’Europa è in crisi, dall’altra parte del mondo c’è chi invece vola. È il caso del Brasile, che a fine 2011 ha superato la Gran Bretagna diventando la sesta economia mondiale. Un Paese la cui crescita sembra ancora in grado di continuare: le prospettive per il 2012 descrivono un aumento del PIL pari al 3,5%. Dilma Rousseff ha raccolto con autorevolezza il “testimone” dal suo predecessore Lula e ha saputo superare il momento politico difficile legato agli scandali di corruzione che hanno portato alle dimissioni di alcuni ministri. Ne parliamo con Antonio Calabrò, Direttore della Fondazione Pirelli e co-autore (con Carlo Calabrò) del libro “Bandeirantes – il Brasile alla conquista dell’economia mondiale” (ed. Laterza, 2011).   Cominciamo dalla situazione attuale. Il 2011 si chiude in un panorama che non sembra più così in discesa per Dilma Rousseff. A partire dagli scandali politici, che hanno portato alle dimissioni di sette ministri del Governo in un solo anno. Quali sono le prospettive di stabilità politica per il Governo? Si potrebbe verificare il rischio di un esaurimento del “propellente” fornito dal lulismo, capace di fornire consensi elevatissimi? “Non credo si possa parlare di instabilità né di esaurimento della spinta riformista che viene da una lunga stagione, quella delle presidenze di Fernando Henrique Cardoso prima e di Lula dopo. Dilma sta tenendo fede al …

  • 22 febbraio

    Cambio di stile

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Passato ormai più di un anno dal suo insediamento alla guida del paese, è possibile tracciare un primo bilancio dell’operato di Dilma Rousseff in politica estera. Messi da parte gli eccessi e i protagonismi del suo predecessore Lula, la Rousseff ha inaugurato un corso dal profilo senz’altro più defilato, ma non per questo meno deciso nel reclamare un ruolo da protagonista assoluto per il Brasile e nel relazionarsi da pari a pari con le grandi potenze mondiali. Con il seggio di membro permanente del Consiglio di Sicurezza sempre nel mirino   L’EREDITÀ DI LULA – Nel suo primo anno da Presidente del Brasile, l’amatissimo (in patria) Capo di Stato brasiliano si era fatto immediatamente notare per le tantissime missioni all’estero, tali da trattenerlo fuori dai confini del proprio paese per ben 63 giorni. In generale, l’intero corso di Lula è stato segnato dagli stretti legami allacciati con realtà non proprio filo-occidentali quali Venezuela, Cuba e Iran, e dalle insistite iniziative e dichiarazioni in favore di un nuovo ordine mondiale più giusto e meno squilibrato nella distribuzione di ricchezza e potere tra nord e sud del globo. Atteggiamento, questo, che lo ha portato non di rado a scontrarsi frontalmente con gli Stati Uniti, come in occasione dell’accordo energetico stretto con lo stesso Iran nel 2010 e delle ripetute astensioni in sede di Consiglio di Sicurezza allorquando sempre il regime di Teheran si trovava nel mirino di Washington.   USA-BRASILE, UN NUOVO INIZIO? – Viceversa, la Rousseff ha ammorbidito non poco la posizione di Brasilia nei confronti delle questioni internazionali più sensibili, ponendo la causa dei diritti umani al centro della sua politica estera e prendendo le distanze da figure discusse ma nondimeno vicine in passato al colosso sudamericano. Si spiegano così le …

  • 22 febbraio

    Fermi sulla via della seta

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Il 2011 è stato un anno di relativa calma e stabilità per i cinque Paesi dell’Asia Centrale. Kazakhistan, Tajikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Kyrgyzstan hanno fronteggiato con discreta nonchalance i problemi oramai usuali della regione: politica incerta, economia barcollante, vicini turbolenti. Nonostante una posizione geografica strategica per molti equilibri geopolitici e importanti risorse da sfruttare, non si trova infatti unità d’intenti per superare, almeno, i principali scogli verso la stabilità e il benessere   I MAGNIFICI QUATTRO – Super-Presidenti, o dittatori, ma comunque sopra le righe dei canoni istituzionali occidentali. Uzbekistan, Kazakhistan, Tajikistan e Turkmenistan (in foto, da sinistra a destra, i Presidenti dei primi tre Paesi) vedono sempre in sella i loro forti Capi di Stato, che superano indenni il rischio di “sommosse a cascata” della Primavera Araba e anzi sembrano consolidare le posizioni. Il Presidente kazako Nursultan Nazarbaev è stato rieletto per il suo quarto mandato consecutivo in Aprile, con oltre il 95% dei voti: l’opposizione ha boicottato il voto e l’OSCE ha preso atto di una condizione democratica non proprio ben sviluppata (leggi qui il report sulle elezioni), ma nulla di più è accaduto. Nazarbaev, inoltre, si è assicurato la possibilità di un leadership duratura ottenendo che la Costituzione fosse emendata ad personam, eliminando i limiti a sue future candidature. Inoltre, il 15 Gennaio 2012 si sono svolte anche le elezioni per il Parlamento: anche in questo caso i limiti istituzionali rilevati sono tanti, e il tentativo di democratizzazione rimane quantomeno superficiale (la pagina dell’OSCE dedicata a questa tornata elettorale). Il collega turkmeno Gurbanguly Berdymukhammedov ha fatto anche meglio pochi giorni fa, battendo i concorrenti (dello stesso partito) con il 97% dei voti e parecchie riserve degli osservatori internazionali. C’è però da dire che queste elezioni sono solo le seconde dal 2006, …

  • 13 febbraio

    Cambiare tutto perchè nulla cambi

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Lo scorso 12 gennaio si é celebrato il secondo anniversario del catastrofico terremoto di Haiti che ha provocato oltre 300.000 vittime e circa un milione di senzatetto. Due anni dopo la tragica fatalità, 500.000 persone vivono ancora negli accampamenti. Un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) rivela che la quantità di macerie ancora da rimuovere potrebbe riempire lo spazio di 8.000 piscine olimpiche. Le grandi novità politiche, che avevano fatto sperare in un vero cambiamento, stanno in realtà perpetuando i vecchi schemi di corruzione e populismo   DOVE SONO FINITI GLI AIUTI? – In novembre, sotto l’auspicio di Bill Clinton, nominato Inviato Speciale dell’ONU per Haiti, é stato inaugurata a Capo Haitiano, la seconda città del paese, la costruzione di un nuovo parco industriale. Costato 257 milioni di Euro, secondo le autorità nazionali dovrebbe generare 80.000 nuovi posti di lavoro.  Ciononostante gli haitiani, di cui il 70% vive con meno di due dollari al giorno, aspettano ancora il rilancio economico ed il miglioramento delle loro condizioni di vita che il massiccio innesto di denaro degli aiuti internazionali aveva fatto presagire. All’indomani del terremoto, la Comunità Internazionale aveva infatti promesso 10 miliardi di dollari di aiuti, di cui 5 dovevano sborsarsi nei primi 18 mesi. Al momento attuale, però, solo il 40% dei fondi promessi è stato donato. Di tale ammontare, solo 1,3 miliardi è stato effettivamente speso. L’efficacia delle organizzazioni umanitarie è stata gravemente messa in dubbio alla luce degli scarsi risultati ottenuti. L’ex primo Primo  Ministro haitiano, Jean Max Bellerive, ha criticato che il 40% dei fondi venga utilizzato per pagare i salari dei funzionari internazionali, riducendo sensibilmente le risorse che beneficiano la popolazione. L’alternativa sarebbe che il denaro transitasse direttamente attraverso il governo nazionale. A …

  • 10 febbraio

    Lotta per l’oro nero

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Il referendum tenutosi a gennaio dell’anno scorso, che aveva sancito la secessione del Sud Sudan dalla parte settentrionale del Paese, sembrava aver posto la parola fine ad un conflitto lungo decenni. In realtà, i problemi sono ben lungi dall’essere risolti: di mezzo, infatti, ci sono le ingenti risorse petrolifere di cui il Sud è dotato. L’unico gasdotto esistente ad oggi, però, deve passare dal Nord ed è stato costruito dalla Cina. A fare da contraltare c’è un progetto per una pipeline alternativa finanziata dagli USA. Ecco perchè il Sudan rischia di diventare una delle aree di frizione geopolitica più calde   NORD CONTRO SUD – Il Sud del Sudan e il Nord sono in uno stato di tensione permanente alternata a periodi di guerra vera e propria sin dal 1955, in un altalena continua tra “caos calmo” e momenti particolarmente drammatici. Gli accordi di  Naivasha sottoscritti nel Gennaio del 2005 dal Movimento per la Liberazione del Sudan e dal governo di Khartoum segnarono la fine (almeno teorica) della seconda guerra civile sudanese e furono una pietra miliare nel lungo conflitto tra Sud e Nord. Il patto accordò una forma di autonomia legale (e non solo sostanziale) al Sud che iniziò faticosamente a costruire la sua reale indipendenza, sancita poi formalmente dal Referendum sull’indipendenza del Gennaio 2011, a cui fu data una buona copertura mediatica anche a livello internazionale. Scontato il trionfo con percentuali bulgare dell’opzione separatista. La creazione del nuovo Stato ha però lasciato sul tavolo due questioni cruciali di difficile composizione: la definizione dei confini e la spartizione degli introiti derivanti dall’esportazione del petrolio. Accanto ad essi, sono rimasti sul tavolo altri due nodi di più facile soluzione ma che, in un contesto di tensione, hanno contribuito a complicare ulteriormente …

  • 7 febbraio

    Oba-mah…

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Con il discorso del 24 gennaio sullo stato dell’Unione è iniziata la campagna elettorale di Barack Obama. Tra successi e fallimenti il presidente deve riconquistare un’America disincantata che deve risollevare la propria economia e ripensare al suo ruolo nello scenario globale. La necessità di ridurre il debito pubblico rende le scelte dell’amministrazione ancora più delicate, anche in vista delle elezioni presidenziali del prossimo autunno   LO STILE – Non esiste alcun dubbio circa le abilità oratorie dell’attuale presidente degli Stati Uniti, la voce profonda, il carisma, l’autorevolezza e la familiarità con cui si mostra al popolo americano restano la sua arma vincente. In questo campo è quasi imbattibile. Il discorso sullo stato dell’Unione ne ha dato l’ennesima prova. Lo stile è squisitamente obamiano, esponendo i fatti in modo chiaro, con dati semplici ed evocativi, ricordando ciò che è stato fatto e ciò che si farà. Delinea così il metodo di azione, inscrivendolo in uno scenario di ampio respiro ma senza dimenticarsi dell’uomo comune: questa volta è toccato a Jackie, madre single e disoccupata che è tornata sul mercato del lavoro grazie al sistema educativo made in USA, a Bryan che ha trovato occupazione grazie allo sviluppo delle energie pulite, e alla segretaria di Buffett, costretta a pagare più tasse del suo capo per colpa dell’amministrazione precedente. Infine arriva il momento della speranza, che caratterizza l’eccezionalità americana, con la celebrazione della lezione impartita dai padri (i veterani che hanno ricostruito il paese dopo la seconda guerra mondiale) e l’appello all’unità e allo sforzo comune, citando l’esempio dei SEALs (le forze speciali della Marina il cui blitz ha portato alla cattura di Osama bin Laden) che, lavorando come una squadra e non da solisti, hanno eliminato il nemico numero uno degli Stati Uniti. …