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E’ solo un gioco?

“È solo un gioco?” è una rubrica che racconta storie di sport. Storie vere, intense, vissute, in cui le gesta eroiche degli atleti si intrecciano a doppio filo con le storie e con la storia del mondo e della politica internazionale.

giugno, 2015

  • 3 giugno

    FIFA, Blatter annuncia le dimissioni

    In 3 sorsi – Lo scandalo nella FIFA si è ampliato ancora e Blatter ha annunciato le proprie dimissioni. Le Autorità statunitensi hanno nel mirino il vicepresidente Valcke, accusato per un intreccio di denaro tra Sudafrica e Caraibi. 

maggio, 2015

  • 28 maggio

    Scandalo FIFA: una crisi internazionale

    Ieri sette dirigenti della FIFA sono stati arrestati in Svizzera su richiesta dell’FBI, mentre domani si terrà il congresso per scegliere il nuovo Presidente. Blatter è ancora il favorito, nonostante, sebbene non indagato, sia nel pieno della turbolenza. Tuttavia, dietro la crisi dei vertici del calcio mondiale c’è anche uno scenario geopolitico, un triangolo tra USA, Russia e Qatar.

ottobre, 2014

  • 14 ottobre

    Serbia-Albania: non è solo calcio

    14 ottobre: è il giorno di Serbia-Albania, partita valida per le qualificazioni ai prossimi Europei del 2016 in Francia. La gara, che si giocherà nello stadio del Partizan di Belrgado, va al di là del calcio giocato, tra due Paesi da sempre opposti nello scacchiere geopolitico dei Balcani occidentali.

agosto, 2012

  • 18 agosto

    E’ sempre guerra fredda

    Fine dei giochi. Riflessioni sulle Olimpiadi, più o meno dopo una settimana dal sipario calato sulla XXX edizione dei Giochi Olimpici. Londra, dopo quindici giorni di overdose sportiva ed emozionale, si sveglia dal sogno olimpico. Un sogno che, secondo la filosofia decoubertiniana, dovrebbe restare apolitico…  NON E’ SOLO UN GIOCO – “Agli idealisti che credono che sport e politica debbano considerarsi separati, i realisti replicano che non lo sono stati mai”. Stalin concordava sicuramente con W.J.Baker. Correva l’anno 1952 e l’URSS partecipava per la prima volta alla rassegna a cinque cerchi. “Gareggiamo e non senza successo con le nazioni borghesi sul piano economico e politico. Lo facciamo ovunque ciò è possibile. Perché non farlo nello sport?”. Il dittatore si era convinto e, sgravato dal timore di una sconfitta sportiva, acconsentì alla partecipazione della compagine sovietica all’edizione finlandese dei Giochi Olimpici, di scena ad Helsinki. La squadra di calcio sovietica doveva vedersela contro gli undici rappresentanti in calzoncini della Jugoslavia del revisionista Tito. L’Unione Sovietica non poteva permettersi una sconfitta: “L’incontro non rappresenta semplicemente un evento sportivo, assume il significato di atto politico dello stato”. Cosi recitava un telegramma del Generalissimo Stalin indirizzato al commissario tecnico. No, non è solo un gioco. DIVISO IL MONDO, DIVISO LO SPORT – Fu in quell’occasione che la guerra fredda fece il suo ingresso alle Olimpiadi che assunsero così, rispecchiando quanto accadeva nelle relazioni internazionali, una dimensione politica bipolare. La rassegna olimpica divenne in quell’occasione la rappresentazione materiale, sul teatro a cinque cerchi, della cosiddetta contrapposizione tra Est e Ovest. Diviso il mondo, diviso lo sport. Se infatti gli atleti dei paesi occidentali risiedevano nel villaggio olimpico di Otaniemi, quelli orientali furono costretti dal governo sovietico a preparare le competizioni nel villaggio di Kapyla. Divisi da un’invalicabile recinzione, la cortina olimpica non fu altro che …

luglio, 2012

  • 27 luglio

    L’Olimpiade e l’isola che non c’è

    Ormai poche ore ci dividono dalla XXX edizione dei Giochi Olimpici. Gli occhi del pianeta si concentrano su Londra, unica città ad ospitare ben tre edizioni della manifestazione sportiva più importante. Mentre Buckingham Palace apre i cancelli ai Capi di Stato, Londra spalanca le braccia al mondo. Prepariamoci a vivere 17 giorni di sport ed emozioni. E di politica 3 VOLTE LONDRA – Era il 1908. La Sfarzosa Londra vittoriana, all’epoca crocevia dell’economia e del commercio, ospitava la quarta edizione dei Giochi Olimpici moderni. Si tirava ancora la fune, si saltava senza rincorsa, la pallacorda rappresentava la normalità. Preistoria sportiva. L’Inghilterra del sovrano Edoardo VII, all’epoca unica potenza di caratura globale, assisteva alla rinascita degli irredentismi in un’Europa proiettata verso la devastazione dei conflitti mondiali. L’intera rassegna costò 60mila sterline, veniva definita austera. Preistoria economica. Incubatrice di nazionalismi, quell’Olimpiade fu comunque capace di rappresentare una realtà in evoluzione: nel decennio degli irredentismi, per la prima volta sfilarono le bandiere delle nazioni partecipanti. Sui quotidiani, ieri come oggi, si parlava di Siria, sorta da poco e partecipante per la prima volta alla rassegna. Ad un secolo di distanza, ben altri sono i motivi che portano la Siria sulle prime pagine di tutto il mondo. L’OLIMPIADE DELL’AUSTERITÀ – All’Olimpiade austera di inizio secolo fece eco quella del 1948. Ancora Londra, una città in transizione, emblema di un impero in ritirata, capitale di uno Stato potente e vittorioso ma piagato dalla distruzione della guerra. L’Europa usciva a pezzi, e divisa, dalla stagione bellica e nel Regno Unito il governo laburista di Clement Attlee, succeduto a Winston Churchill, si vedeva costretto a distribuire le tessere del razionamento alimentare. Tra l’indifferenza delle persone, cos’è una medaglia rispetto al cibo, quella londinese fu comunque l’Olimpiade della speranza e dell’orgoglio. Parsimoniosa (costò appena 750mila sterline, 20 milioni …

  • 23 luglio

    L’Olimpiade che trema

    Ormai poche ore ci dividono dalla XXX edizione dei Giochi Olimpici e nonostante la montante polemica riguardo alla presunta insufficienza del numero di addetti alla sicurezza, Londra sembra pronta ad ospitare gli atleti di tutto il mondo per quella che si appresta ad essere l’edizione più imponente della storia. Vi abbiamo raccontato le storie di lampo d’ebano (Jesse Owens) e del figlio del vento ( Carl Lewis), dei pugni guantati di nero di Smith e Carlos a Città del Messico, delle Olimpiadi boicottate ( Mosca e Los Angeles) e di quelle del terrore (Monaco di Baviera). Oggi vi portiamo ad Atlanta 1996. Vi racconteremo di Coca Cola e CNN. Vi racconteremo, ancora una volta, di un vento che proprio non vuole smettere di soffiare. Ma soprattutto vi racconteremo di Muhammad Ali, semplicemente “The Greatest” Sulle Olimpiadi di Londra leggi anche L’Olimpiade e l’isola che non c’è, di Simone Grassi. Anche quest'anno i Giochi promettono spettacolo, sui campi e fuori, e scommettere su chi vincerà più medaglie non sarà facile. L’OLIMPIADE TREMA – 9 luglio 1996. Cerimonia d’apertura della XXVI edizione della rassegna olimpica. Sfilano per la prima volta Burundi, Ecuador, Hong Kong e le 12 nuove repubbliche sorte dalla disgregazione dell’Unione Sovietica. È l’edizione del centenario, ma viene accolta con scetticismo: il business ha prevalso sulla storia, i dollari della Coca Cola e della CNN hanno impedito il ritorno della rassegna olimpica nella patria dei Giochi, quell’Atene che avrà riconoscimento tardivo solo nel 2004. Cento anni sono passati da quando, in un primaverile pomeriggio di aprile del lontano 1896, re Giorgio I di Grecia pronunciò mnemonicamente la fatidica formula: “ dichiaro aperti i Giochi della I Olimpiade dell’era moderna”. Una frasetta, frettolosa ma efficace nella sua banalità, ultima reminiscenza di un’Olimpiade che fu. Ad Atlanta la pronuncia un impaurito Bill …

  • 4 luglio

    Le Olimpiadi del Mondo Nuovo

    – Road to London 2012 – 25 Luglio 1992, 25 colpi di cannone ricordano le edizioni e i campioni del passato, mentre in campo più di 300 coppie ballano la sardana, danza regionale, in versione cinque cerchi. I cieli della Catalogna sono dominati dagli aerei, ma questa volta non battono bandiera tedesca e non bombardano Guernica, colorano il cielo. L’unica invasione è quella dei 200 ballerini di flamenco che prendono lo stadio olimpico del Montjuic sulle note di Placido Domingo. È ora della parata degli atleti. Che si preparino i 3 miliardi di spettatori, non sarà la solita sfilata di campioni. A Barcellona sfila un mondo nuovo "POSA'T GUAPA, BARCELONA" – È il 17 ottobre 1986. Che Jacques Chirac si rassegni pure, nonostante il suo intervento Parigi non otterrà la XXV edizione dei giochi. Né Amsterdam né Belgrado, questa volta i cinque cerchi rendono omaggio a Gaudì. “La mia gioia è enorme, come quella di tutti gli spagnoli” commenta trionfante Re Juan Carlos, e per las ramblas impazza la festa. “ El COI hizo realidad el viejo sueno de todos” titola El Mundo Deportivo. Non avrebbe potuto fare scelta migliore il Comitato. Barcellona, romantica e rivoluzionaria per cultura, libera per tradizione, fu l’ultima città ad assoggettarsi al potere franchista. Correva l’anno 1939, quando il Frente Popular, dopo mesi di assedio, si arrendeva proprio nella città catalana, ultimo avamposto libero di una Spagna che fu. A 53 anni di distanza giunge a compimento, anche grazie allo sport, un viaggio intrapreso proprio a Barcellona, simbolicamente eletta, in un freddo pomeriggio d’autunno del 1986, come ultima tappa di un pellegrinaggio verso la libertà. THE POWER TO CHANGE THE WORLD – Dopo 32 anni riemerge il Sudafrica. Incredulo il pubblico non riesce a scorgerne la bandiera. Non c’è sulla pista, vanno ricordate le stragi, …

giugno, 2012

  • 22 giugno

    Onore ai vinti?

    – Road to London 2012 – Questa volta ci sono tutti. Statunitensi e sovietici, tedeschi dell'Est e tedeschi dell'Ovest, arabi ed israeliani, iracheni ed iraniani. Bianchi, neri e gialli. Nessun attentato a scuotere il villaggio olimpico, nessun boicottaggio politico. La XXIV edizione dei Giochi Olimpici smette l'elmetto per indossare calzoncini e tuta. State pure seduti in poltrona questa volta, cari politici e presidenti, a Seul parla solo lo Sport. E godetevi lo spettacolo BISOGNA SAPER VINCERE – L'edizione sudcoreana dei Giochi Olimpici è un'edizione che va di corsa. Seul ha fretta di correre verso il mondo: “il mondo a Seoul, Seoul verso il mondo”. Lo si legge sulle bianche fiancate degli autobus che attraversano la capitale e sulle magliette in vendita nei grandi magazzini. Lo si legge nella voglia di dimenticare momentaneamente che esiste un trentottesimo parallelo. Questa volta gli Stati Uniti non dispiegheranno le loro truppe sul confine, ma sui blocchi di partenza e nelle piscine. Il generale MacArthur sarà sostituito da Carl Lewis e Ben Johnson, saranno loro i proiettili a stelle e strisce, e l'Unione Sovietica non dovrà più nascondere l'invio dei propri atleti in Corea del Sud, come fece con le proprie truppe negli anni 50 per fornire assistenza a Pechino in sostegno della Corea del Nord di Kim Il Sung. “L'invasione cinese”, questa volta, ha un solo scopo: una medaglia. Sabato 17 settembre 1988 – In un caldo e soleggiato pomeriggio, s'alza il sipario sulla rassegna olimpica sudcoreana. Ambasciatori e primi ministri questa volta prendono comodamente posto in tribuna. Non partecipa alla rassegna la compagine nordcoreana, a dividere le due coree c'è infatti sempre la stessa linea d'armistizio fissata nel lontano 26 luglio 1953 a Panmunjon. Più di trent'anni sono passati, ma la situazione politica nel paese è praticamente immutata. Neanche lo sport riesce ad …

  • 13 giugno

    Guerra fredda olimpica

    Road to London 2012 – «Finalmente cade uno degli elementi di divisione del mondo sportivo» disse Franco Carraro, allora giovane dirigente alla guida del CONI, quando la XXII edizione dei Giochi dell’era moderna venne assegnata a Mosca. Prometteva di diventare l’ “edizione universale”, diventerà l’edizione del boicottaggio a stelle e strisce. Se, nel 1976, l’edizione canadese smise l’elmetto a cui Settembre Nero la costrinse per volteggiare verso la perfezione sulle spalle della ginnasta più grande che la rassegna olimpica ricordi, l’edizione russa non conoscerà nessun salvatore: saranno Presidenti e ministri degli esteri i veri protagonisti   IL SALTO AL FILO SPINATO – Stati Uniti e Unione Sovietica sembravano percorrere il sentiero della distensione quando la sessione numero 75 del CIO assegnò a Mosca, e non a Los Angeles, la XXII edizione dei Giochi. Correva il mese di ottobre, 1974. Mentre le due superpotenze tacitamente si accordavano sull’assegnazione dei Giochi ( pare infatti che nei mesi antecedenti si stato siglato un accordo segreto tra Leonid Breznev e Richard Nixon riguardo a Mosca), Henry Kissinger, confermatosi Segretario di Stato in seguito allo scandalo Watergate che travolse l’amministrazione Nixon e portò alla presidenza Gerald Ford, si recò proprio nella capitale sovietica per vagliare la possibilità di riprendere le discussioni in vista di un successore del trattato SALT, la cui scadenza era prevista per il 1977.   L’OLIMPIADE OLTRE CORTINA – Era la prima volta che l’Olimpismo saltava oltre cortina.«E’ una grande occasione di incontro delle giovani forze di tutto il mondo, che si batteranno sportivamente in un abbraccio di fratellanza e di amicizia» dichiarava soddisfatto Vitali Smirnov, vicepresidente sovietico del CIO. Intrise d’ottimismo, queste parole si rivelarono profetiche quando la Cina popolare, dopo 21 anni di assenza in segno di protesta per il riconoscimento accordato all’altra Cina, quella nazionalista di Taiwan, annunciò la …

  • 3 giugno

    Il ‘cerchio’ perfetto

    Road to London 2012 – Nel 1976 il clima a Montreal, sede designata per i giochi olimpici, è a dir poco surreale. In un villaggio olimpico asserragliato e chiuso in una bolla protettiva si riuniscono gli atleti delle varie rappresentative, mentre in città le strade e le piazze sono infiammate dalle proteste e dalle dimostrazioni sindacali per le condizioni di lavoro nei cantieri delle Olimpiadi. In questa atmosfera per nulla rassicurante, sono i duri a giocare, gli atleti abituati a vivere, allenarsi e gareggiare sotto una cupola di rigida disciplina. La stella di Montreal sarà dunque Nadia Comaneci, la ginnasta di Ceaucescu, il Dioniso della Romania sovietica   BELLA SENZ’ANIMA – «Un’ Olimpiade senz’anima». Così Monique Berlioux, direttrice generale del CIO, definisce a priori Montreal 1976 , XXI edizione dei Giochi Olimpici moderni. Mai definizione, come vedremo, fu cosi frettolosa. Dimenticare Settembre Nero, voltare pagina. L’Olimpiade di Montreal serve essenzialmente a questo. Sarebbe dovuta essere l’Olimpiade del riscatto, sarà invece ricordata come l’Olimpiade senza un cerchio. Il mondo non ha ancora dimenticato Settembre Nero e l’orribile scia di sangue che ha lasciato alle sue spalle. Fucili e reticolati proteggono il villaggio olimpico. Blindata, scortata, presidiata. L’Olimpiade, oltre a perdere un cerchio, indossa l’elmetto. Non potrebbe essere altrimenti. A morire, in quell’ormai lontana notte di Settembre del 1972, non furono solo atleti israeliani ed agenti, morì l’utopia decoubertiana di una rassegna depoliticizzata e pacifica. Non sono medaglie e trionfi a disegnare i confini ma guerre, rivoluzioni e trattati. Ottenuta l’assegnazione dei giochi del 1976 avendo la meglio su Mosca e Los Angeles, a soli quattordici mesi dall’accensione della fiaccola agitazioni sindacali e scioperi rischiano di compromettere l’intera rassegna. «La situazione di Montreal è drammatica» ammette il CIO, al quale lo scià di Persia Rezha Pahlavi, ignaro della rivoluzione guidata dall’ayatollah Ruhollâ …