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Diplom@tic

Ed ecco a voi un caffè tutto “diplomatico”!
Nel 1840, Lord Palmerston – Ministro degli Esteri Britannico – descrisse come “la fine della diplomazia” il momento in cui ricevette il suo primo telegramma. Notando che il telegrafo era un mezzo di comunicazione istantanea, Lord Palmerston colse in un momento la possibilità che le tecnologie di comunicazione potessero cambiare la diplomazia.
Forse neanche poteva immaginare fino a che punto l’avrebbero trasformata ai nostri giorni. Cafè Diplom@tic vi parlerà di come le nuove tecnologie della comunicazione hanno cambiato modi e tempi delle relazioni internazionali e della diplomazia.
Vogliamo guardare a questo spettacolo da diverse angolazioni ma soprattutto discernere criticamente quanto rimane di vecchio e quanto c’è di realmente nuovo nella diplomazia contemporanea.
Per chi vuole un caffè diverso, più informato, più critico!

A cura di Annalisa De Vitis

Cosa vuol dire diplomazia digitale?

I twitter in tempo reale dell’ambasciatore Claudio Bisogniero ai suoi follower americani, le foto su Flickr del reading di poesie in ambasciata, i video Youtube dell’anno della cultura italiana negli Usa, l’Italia spiegata ai bambini americani, gli indirizzi Facebook dei consolati: tutto questo in una sola schermata. Da fine ottobre 2012 tutti possono accedere alla nuova piattaforma social media dell’Ambasciata italiana a Washington, prima tappa della nuova strategia digitale della Farnesina.   CONTINUITÀ DIGITALE – Il volto sorridente a sinistra è quello di Claudio Bisogniero, nominato ambasciatore il 6 febbraio 2012 dopo gli ultimi anni spesi al comando centrale della Nato. L’uomo è figlio di Riccardo Bisogniero, protagonista della crisi di Sigonella durante il 1985 tra Italia e Usa. Una coincidenza che qualcuno ha interpretato come “scherzo del destino”, ma che in realtà si inserisce in una linea di continuità tra diplomatici innovatori. Bisogniero è infatti il successore a Washington di Giulio Terzi di Sant’Agata, ministro degli Esteri del governo Monti, e come lui condivide la necessità per l’Italia di aprirsi alla nuova diplomazia digitale.   PUBLIC DIPLOMACY  2.0. Hacker in doppiopetto? Spammer multipli sulle poste elettroniche dei presidenti stranieri? Niente di tutto questo. “La public diplomacy consiste – scrive Antonio Deruda, nel suo libro “Diplomazia digitale” – in una comunicazione diretta con i cittadini stranieri, nell’intento di influenzare il loro giudizio e, in maniera indiretta, quello dei loro governi”. Una strategia che un tempo si limitava ad articoli di giornale, scambi di cittadini e iniziative culturali. E che oggi arriva direttamente sulle schermate digitali dei cittadini stranieri. E che si basa su una parolina magica: “interazione” con gli utenti.   IL CAMBIO DI PASSO – Si è verificato con il passaggio di consegne tra Franco Frattini e Giulio Terzi di Sant’Agata nel 2011. Il ministro degli esteri del governo Monti, infatti, ha ricoperto la carica di ambasciatore a …

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