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Pietro Costanzo

Pietro Costanzo

Il Caffè Geopolitico è una “creatura” che coccolo con tutte le attenzioni possibili; ne sono co-fondatore e Segretario Generale. Mi interesso di governance della sicurezza e analisi delle organizzazioni; mi attirano la cooperazione allo sviluppo, la tutela dell’ambiente e… il vino buono. Lavoro presso Fondazione FORMIT come analista e project manager per progetti della Commissione Europea e delle Nazioni Unite nel settore della pubblica sicurezza. Mi sento Europeo, Italiano e parecchio siciliano. Vivo a Roma: se volete, vediamoci per un caffè…

luglio, 2016

ottobre, 2015

  • 18 ottobre

    Primavere lunghe

    I libri del Caffè – Questo libro di Pierre Chiartano nasce sul campo, e racconta le “primavere arabe” con gli occhi di chi ha cercato di capirle da vicino

maggio, 2014

  • 4 maggio

    L’orrore siamo noi

    I libri del Caffè – “Fantasmi – Dispacci dalla Cambogia” è un libro postumo del grande giornalista e scrittore Tiziano Terzani. Raccoglie una serie di articoli che inviò dalla Cambogia alle testate con cui collaborava, durante e dopo il regime sanguinario di Pol Pot. Un libro difficile da digerire, perchè racconta gli orrori di un Paese che in pochi anni si è consumato dall’interno

marzo, 2014

  • 16 marzo

    Un giro nel torneo delle ombre

    I libri del Caffè – “Kim”, di Rudyard Kipling, non è solo un romanzo da leggere: tra le righe vi è scritto un saggio di politica e storia, che è tutto da studiare. L’opera racconta infatti alcuni aspetti del Grande Gioco

aprile, 2013

  • 18 aprile

    La politica italiana vista da fuori

    Siamo abituati a sentir parlare del nostro Paese dai nostri giornali, dalla gente nei nostri caffè, dai nostri politici e qualche volta dai nostri analisti, ma di rado ci fermiamo a leggere cosa all’estero scrivono di noi. Come ci vedono? Quali sono i fattori politici che gli specialisti all’estero analizzano del nostro Paese? Eccovi un’indicazione politica molto attuale, che viene da fuori ma è tutta per noi.     SOTTO LA LENTE – Vi proponiamo un breve estratto da un’analisi pubblicata oggi dalla autorevole agenzia privata americana Stratfor, dal titolo inequivocabile: Explaining Italy’s Fragmented Politics.   L’Italia ha avuto 61 governi e 25 primi ministri nel corso degli ultimi 67 anni, e il paese sembra sempre sull’orlo del collasso politico. Questo perché il governo centrale di fatto esercita una semplice gestione degli interessi locali. La funzione del governo di Roma è principalmente quella di cercare un equilibrio tra le esigenze generali del paese e gli interessi dei poteri locali, che vanno da leader politici locali, regionali e nazionali, ai sindacati, alla chiesa cattolica e alle varie organizzazioni criminali che operano nel paese. Non è certo quello che si spera per il proprio Paese, sebbene ci teniamo a sottolineare che pensiamo sia un’analisi molto semplificata e parziale. La percezione messa in evidenza è che ognuno pensa ai fatti propri, insomma. Ognuno per sé e Dio per tutti… Infatti continua Stratfor: Principale imperativo geopolitico in Italia è quello di raggiungere un livello minimo di unità politica per impedire la disgregazione del paese, cercando anche di bilanciare la pressione degli attori nazionali ed esteri. I politici italiani ritengono che, grazie alle dimensioni dell’economia italiana e alla sua posizione centrale rispetto alla crisi della zona euro, le autorità dell’UE alla fine forniranno comunque assistenza finanziaria al paese, se necessario. Tuttavia, con l’aggravarsi della crisi, il …

novembre, 2012

  • 21 novembre

    Cosa c’è da sapere su Goma

    Continua il nostro aggiornamento sulla Repubblica Democratica del Congo. La stabilizzazione delle posizioni dei ribelli di M23 sembra oramai chiara, a scapito dell’esercito regolare congolese e delle forze dell’ONU. Proviamo a rispondere a 5 domande chiave, e a darvi altrettante risposte   Il conflitto in corso ha carattere etnico?   Non sembra esserci al momento una recrudescenza dal punto di vista dello scontro tra etnie, cioè Hutu e Tutsi, che in passato hanno dato vita a violentissimi scontri e vere e proprie guerre, soprattutto nei territori di Congo e Rwanda. Gli M23, che sono in prevalenza di etnia Tutsi, hanno preso Goma, senza mirare alla “roccaforte” Tutsi che è il territorio di Masisi nella provincia del Nord Kivu. Al momento non sembra esserci il desiderio di “liberare” i villaggi Tutsi dalle FARDC (l’esercito regolare del Congo) e dallo Stato Congolese in generale.   Quanto contano le ricche risorse minerarie in questi scontri?   Di certo contano parecchio, come sempre è stato nella regione del Nord Kivu, che attrae soprattutto i vicini ruandesi. Al momento però il controllo delle risorse minerarie non sembra prioritario, e gli M23 non sembrano finanziarsi dal traffico illecito di minerali oltre il confine (fonte: UN Group of Experts reports 2012). Ad esempio le miniere di Rutchuru e Masisi non sono (per adesso?) nelle mani dei ribelli. Resta il fatto che episodi di smuggling sono stati registrati tra Goma e il Rwanda prima della caduta della città, quindi con l’aggravarsi del conflitto ci saranno sempre meno controlli alle frontiere e per via indiretta si potrebbe creare un collegamento tra M23 e il contrabbando di risorse minerarie.   Quali sono le implicazioni politiche di questo attacco dei ribelli?   Ci saranno ripercussioni nei rapporti con il Rwanda; il gruppo di esperti delle Nazioni Unite che monitora la situazione …

  • 20 novembre

    Guerra alle porte

    Repubblica Democratica del Congo, Nord Kivu, Goma: gli assalti dei ribelli del gruppo M23 si sono intensificati e hanno preso decisamente di mira la città di Goma, da sempre terreno di scontro e centro nevralgico nonché simbolico per il controllo dell’area. La popolazione locale è in grave difficoltà e grandi masse di persone cercano rifugio proprio in queste ore. La zona, ricca di risorse minerarie, è obiettivo delle mire del Ruanda, che cerca di rafforzare la propria presenza anche grazie al supporto dato ai ribelli   COSA SUCCEDE – I guerriglieri del movimento M23 hanno attaccato la città di Goma, hanno preso il controllo di diverse aree della città, guadagnando posizioni a scapito dell’esercito regolare e delle forze delle missione ONU. Attaccato anche l’aeroporto. La situazione è particolarmente fluida, e già da un paio di giorni la situazione sembrava precipitare, con scontri alle porte della città. Oggi la situazione si è decisamente aggravata, e la popolazione locale ha cominciato a fuggire dalle case e dalle strade cercando ricovero nei campi profughi. Un inasprirsi degli scontri tra ribelli ed esercito non è da escludersi già a breve.   AREA CONTESA – Lo spiegavamo a luglio in questo articolo di Giorgio d’Aniello: rapporti dell’ONU, di Human Rights Watch e dei servizi di sicurezza congolesi sostengono che elementi di spicco nell’esercito ruandese stiano appoggiando l’M23, attraverso il reclutamento, l’addestramento e l’equipaggiamento dei suoi membri. Risorse minerarie, tensioni etniche e “rapporti di vicinato” non proprio buoni hanno reso la regione del Nord Kivu un terreno di scontro perenne, dove forze ribelli locali contendono al Governo ed alla Missione ONU MONUSCO il controllo del territorio, con maggiore o minore efficacia, ma sempre a scapito delle popolazioni locali che oramai trovano nei campi profughi e nei centri di accoglienza della ONG le uniche possibilità di aiuto. …

febbraio, 2012

  • 22 febbraio

    Fermi sulla via della seta

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Il 2011 è stato un anno di relativa calma e stabilità per i cinque Paesi dell’Asia Centrale. Kazakhistan, Tajikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Kyrgyzstan hanno fronteggiato con discreta nonchalance i problemi oramai usuali della regione: politica incerta, economia barcollante, vicini turbolenti. Nonostante una posizione geografica strategica per molti equilibri geopolitici e importanti risorse da sfruttare, non si trova infatti unità d’intenti per superare, almeno, i principali scogli verso la stabilità e il benessere   I MAGNIFICI QUATTRO – Super-Presidenti, o dittatori, ma comunque sopra le righe dei canoni istituzionali occidentali. Uzbekistan, Kazakhistan, Tajikistan e Turkmenistan (in foto, da sinistra a destra, i Presidenti dei primi tre Paesi) vedono sempre in sella i loro forti Capi di Stato, che superano indenni il rischio di “sommosse a cascata” della Primavera Araba e anzi sembrano consolidare le posizioni. Il Presidente kazako Nursultan Nazarbaev è stato rieletto per il suo quarto mandato consecutivo in Aprile, con oltre il 95% dei voti: l’opposizione ha boicottato il voto e l’OSCE ha preso atto di una condizione democratica non proprio ben sviluppata (leggi qui il report sulle elezioni), ma nulla di più è accaduto. Nazarbaev, inoltre, si è assicurato la possibilità di un leadership duratura ottenendo che la Costituzione fosse emendata ad personam, eliminando i limiti a sue future candidature. Inoltre, il 15 Gennaio 2012 si sono svolte anche le elezioni per il Parlamento: anche in questo caso i limiti istituzionali rilevati sono tanti, e il tentativo di democratizzazione rimane quantomeno superficiale (la pagina dell’OSCE dedicata a questa tornata elettorale). Il collega turkmeno Gurbanguly Berdymukhammedov ha fatto anche meglio pochi giorni fa, battendo i concorrenti (dello stesso partito) con il 97% dei voti e parecchie riserve degli osservatori internazionali. C’è però da dire che queste elezioni sono solo le seconde dal 2006, …

maggio, 2011

  • 3 maggio

    La carta Osama

    La morte di Bin Laden è certamente un evento di enorme rilievo. Chiude in qualche modo una fase di scontri lunga 10 anni, tra occidente e mondo musulmano, durante la quale lo stesso oggetto del contendere è rimasto spesso sfumato, soprattutto a livello politico e di opinione pubblica. Guerra giusta o no? Guerra ai terroristi? Scontro di civiltà? Giustizia o vendetta? Al di là di questo, da un punto di vista più analitico, è importante circoscrivere e differenziare i diversi significati di questo evento   IL PUNTO DI VISTA TATTICO-OPERATIVO – In quest’ottica, la cancellazione fisica di Osama non cambia molto. Togliere oggi Osama ad Al Qaida non è come togliere Riina alla Mafia, Schiavone alla Camorra o Campana alla Sacra Corona Unita: non è stato eliminato un comandante in campo, uno che gestisce, uno che dà ordini. La stessa Al Qaida non è un organismo centralizzato, con una struttura di comando che rischia il collasso se perde il capo: è infatti da assimilarsi a un network di persone che in qualche modo condividono gli stessi “scopi e valori”, sotto l’ombrello fornito dalla ideologia di Al Qaida. La minaccia costituita da gruppi come Al Qaeda nella Penisola Araba o Al Qaeda nel Maghreb Islamico (sospettata del recente attacco a Marrakech), nonchè dei “lupi solitari” e delle piccole cellule sparse nelle città occidentali rimane infatti inalterata. Questi sono soggetti indipendenti, capaci di condurre autonomamente attacchi su scala medio-piccola, attacchi comunque gravi, e semmai l’uccisione di Osama può fungere da molla per nuove iniziative.   IL PUNTO DI VISTA STRATEGICO – E’ stato però eliminato un simbolo, con una operazione americana nel cuore del Pakistan, e questo, dal punto di vista strategico, ha invece rilevanza. La ha in relazione all’elemento emotivo, dato che le cellule terroristiche nel mondo potranno essere risvegliate da …

aprile, 2011

  • 1 aprile

    Come ci vedevano loro? L’Austria, la Francia e la scacchiera italiana

    Caffè150 – L’Italia era stata per secoli stretta tra le grandi potenze europee che se la contendevano continuamente. Lo stesso avvenne durante il Risorgimento, con Austria e Francia come protagonisti. Per queste ed altre nazioni l’Italia era solo uno delle tante regioni europee dove sfidarsi, ove i loro interessi e desideri spesso non coincidevano con quelli dei patrioti italiani. Eppure, forse proprio comprendendo meglio la situazione europea sarebbe stato possibile per il Davide italiano sconfiggere il Golia straniero   UNA PROVINCIA DELL’IMPERO ASBURGICO – Abbiamo già parlato dei progetti del Principe Metternich nei confronti degli stati pre-unitari (Gli stati minori pre-unitari, strumenti della “Pax Austriaca”), ma questo non basta a capire la situazione del Lombardo-Veneto. Nel 1848 quelle che diventeranno le regioni italiane del nord-est sono ormai da tempo una provincia, per di più piuttosto ricca, del vasto impero asburgico. In generale il territorio austriaco vero e proprio era come oggi ridotto, mentre la gran parte dell’Impero era costituito da provincie popolate da etnie diverse, con lingue e tradizioni differenti specialmente nelle provincie italiane e ungheresi dell’Impero. Non si trattava però di regioni necessariamente poco fedeli; le forze armate asburgiche avevano anzi spesso reclutato alcuni tra i migliori generali (ad esempio nel ‘700 il Principe Eugenio di Savoia e il Generale ungherese di cavalleria Nadasdy) e tra le migliori truppe (alcuni ottimi reggimenti italiani e i famosi Ussari ungheresi). Ma nel XIX secolo le cose erano cambiate e la rinascita dei sentimenti nazionali italiano e ungherese portò a numerose rivolte.   UN TEATRO IMPORTANTE MA SECONDARIO – La cosa interessante da comprendere è che mentre per noi la situazione del Lombardo Veneto appariva vitale, per gli Asburgo esso era solo uno dei tanti teatri di lotta, spesso nemmeno il più importante. L’Austria venne progressivamente impegnata dalla Prussia per mantenere la …