histats
In evidenza
Home - Emanuele Giordana

Emanuele Giordana

Emanuele Giordana

Emanuele Giordana è cofondatore e Direttore dell’Agenzia giornalistica «Lettera22», specializzata in politica estera, cooperazione internazionale e cultura, è direttore responsabile dell’Agenzia multimediale Amisnet. Già docente di cultura indonesiana all’IsMEO di Milano e direttore della rivista Quaderni asiatici, insegna attualmente scrittura giornalistica alla Scuola di giornalismo della Fondazione Basso (Roma) e tiene corsi all’Ispi (Milano) e in diverse università italiane nei master di cooperazione allo sviluppo e giornalismo. Ha scritto diversi saggi e articoli sull’Afghanistan tra cui “Afghanistan, il crocevia della guerra alle porte dell’Asia” (Editori Riuniti 2007 e; Diario da Kabul, Appunti da una città sulla linea del fronte (ObarraO 2010). Per i suoi reportage radiofonici dall’Afghanistan su Radio3 ha ricevuto nel 2008 il premio Antonio Russo e nel 2011 ha ritirato il Premio Terzani per la pace per Afgana, di cui è stato coideatore e portavoce dal 2007 al 2013. E’ con la principessa Soraya Malek responsabile della sezione “Afghanistan” del Festival del Corto dell’Isola d’Elba. Vive tra Roma e Kabul.

E’ membro del Comitato Scientifico del Caffè Geopolitico.

aprile, 2017

  • 14 aprile

    Lo schiaffo di Trump all’Afghanistan (e a Mosca)

    Gli avieri statunitensi delle Forze speciali, impegnati da mesi in una campagna di bombardamenti aerei in Afghanistan, hanno sganciato ieri un ordigno da undici tonnellate di esplosivo nel distretto di Achin, nella provincia orientale di Nangharhar al confine col Pakistan e considerata la base dello Stato islamico nel Paese. La bomba Gbu-43, nota anche come “Moab” (massive ordnance air blast bomb ma in gergo mother of all bombs) è la più grande bomba non nucleare mai sganciata. Il primo test dell’ordigno è del marzo e poi nel novembre del 2003 e, a parte i test, non si aveva mai avuto notizia di altri lanci. Quello di eri, alle sette di sera, è dunque un duplice messaggio. Allo Stato Islamico ma indirettamente anche a Mosca che, proprio in queste ore, sta ultimando i preparativi di una conferenza sull’Afghanistan in agenda da mesi. Al meeting, cui saranno presenti oltre agli afgani i delegati di Cina, India, Pakistan, Iran e delle repubbliche centroasiatiche dell’ex Urss, era stata invitata anche Washington che aveva però opposto un diniego. Convitato di pietra, Trump si è invece auto invitato ieri mettendo a segno un colpo clamoroso proprio nel Paese di cui si sta per discutere a Mosca. E non è l’unica notizia di un rinnovato attivismo americano in Afghanistan (da cui a breve sapremo l’entità del danno provocato dall’ordigno). Sempre alla vigilia del meeting organizzato da Putin, Trump ha annunciato l’arrivo imminente a Kabul del suo National Security Advisor, il generale McMaster. Il Presidente ha annunciato il suo invio – è il funzionario di Stato più alto in grado a visitare Kabul da che Trump si è insediato – durante una conferenza stampa ma si è limitato a dire che il viaggio – di cui per ora non si conoscono né la data né altri dettagli – servirà a capire “che …

luglio, 2016

novembre, 2015

giugno, 2014

  • 25 giugno

    Se la palla passa a Karzai

    Dalla crisi post elettorale innescata da Abdullah Abdullah in Afghanistan sembra aver tratto profitto il capo dello Stato uscente, Hamid Karzai. Vediamo come. Diario da Kabul ARBITRO? – Accusato dal candidato in odore di sconfitta di non essere stato neutrale, il presidente afgano inizialmente non ha reagito, se si esclude una nota di palazzo che ne riaffermava il ruolo super partes. Poi ha avuto parole morbide verso entrambi i rivali, definiti personalità che meritano rispetto. Infine domenica scorsa, in un incontro col Consiglio degli Ulema, ha derubricato lo scontro tra candidati a pura dialettica elettorale. Nessuna scomunica insomma e un comportamento da vero arbitro della nazione. Quanto alle dimissioni di Amarkhil, Karzai le ha accettate di buon grado definendole un «atto responsabile» in grado di «normalizzare» la situazione. DELEGAZIONE SPECIALE – Dalle parole poi è passato ai fatti e lunedì ha messo insieme una “delegazione speciale” incaricata di trovare ogni possibile via d’uscita.La notizia l’ha data il Procuratore generale Ishaq Aloko che si è augurato di non dover ricevere nessuna comunicazione che attivi i suoi uffici e che anzi proprio la delegazione, sulla cui formazione ancora non si sa molto, potrebbe essere la chiave per evitare di tirare in ballo anche la magistratura. Con l’ultima mossa Karzai ha così riaffermato nei fatti la sua imparzialità, accolto con saggezza alcune delle richieste di Abdullah e si è ritagliato addosso l’abito del salvatore della patria neutrale, proprio in un momento in cui gode di un consenso minimo. Karzai peraltro sa che nessuno, oltre ad Abdullah, vuole fermare il processo elettorale a cominciare dagli Stati uniti per finire con l’Onu passando per la Ue. Il suo fallimento sarebbe infatti anche il loro. I SOLITI SOSPETTI – Non di meno c’è chi sospetta – pochi – che tutto quanto accada sia addirittura una strategia di Karzai …

  • 24 giugno

    La vittoria (di Pirro) di Abdullah

    Le dimissioni di Zia ul Haq Amarkhil, capo della segreteria e numero due della Commissione elettorale indipendente afgana (Iec), segnano per il candidato in odore di sconfitta Abdullah Abdullah la vittoria più significativa dopo aver già incassato la prima, con il via libera del presidente Hamid Karzai a un intervento delle Nazioni Unite che non potranno, per altro, che seguire le future evoluzioni del processo elettorale, potendo far poco su quanto accaduto in passato, prima e dopo il giorno del voto del 14 giugno. Diario da Kabul POSSIBILE SOLUZIONE – Col sacrificio di Amarkhil, Abdullah dunque vince un round ma la battaglia finale è già persa. Nessuno vuole invalidare il processo elettorale: non lo vuole Ashraf Ghani e nemmeno l’Onu. Ancor meno gli Stati Uniti, l’Europa e tutti i Paesi che hanno partecipato ad Isaf e per i quali delle buone elezioni sono il miglior viatico per chiudere la partita afgana. Infine non lo vogliono gli afgani, piuttosto stufi di questi tira e molla che paventano l’ennesimo scenario armato. Abdullah non può non saperlo, dunque? L’ipotesi meno peregrina (c’è anche chi avanza la teoria – debole – che Karzai sia dietro a tutto questo) è che il candidato nordista voglia perdere almeno con onore (e cioè non con uno scarto di oltre un milione di voti) e che ora stia alzando la posta, trattando per sé e per i suoi in vista del nuovo esecutivo. Obtorto collo dovrà accettare il risultato, per ora rinviato forse proprio perché ci sia il tempo di un accordo sul futuro. Soldi dicono alcuni, potere sostengono altri. Influenza e rispetto, forse, così che il piccolo medico dell’eroe nazionale Ahmad Shah Massud, di cui era il portaborse sanitario, possa lui pure entrare nel pantheon dei Grandi. PERCORSO ACCIDENTATO – La sfida però non finirà oggi e neppure domani e forse …

  • 23 giugno

    Bomba Abdullah, intercettazioni scomode in Afghanistan

    Non c’è niente di peggio di un’intercettazione telefonica per mettere in dubbio l’onestà intellettuale di un individuo. E’ appena successo in Afghanistan.E quelle rivelate a Kabul dal candidato Abdullah Abdullah incastrano il segretario della Commissione elettorale (Iec). Diario da Kabul 22 Giugno – BOMBA ABDULLAH – Scoppia una nuova bomba sul processo elettorale in Afghanistan. Il segretario della Commissione Zia ul Haq Amarkhil, di cui Abdullah chiede la testa da giorni, avrebbe orchestrato una truffa su scala industriale per favorire lo sfidante Ashraf Ghani. (Leggi tutta la storia su Lettera22). Nelle telefonate intercettate si parla di ovini ma il linguaggio in codice è fin troppo evidente. Ovviamente ci si chiede come Abdullah le abbia ottenute e da chi. Ma sono domande che passano in secondo piano e rilanciano la bufera sul processo elettorale mentre tutti i giorni le strade si riempiono di dimostranti, tende e sit-in in favore di Abdullah (non grandi ma sufficienti a farsi notare. La Commissione elettorale intanto ha fatto sapere che i risultati elettorali del secondo turno subiranno un rinvio  ma ha reiterato che la partecipazione al voto del 14 giugno è stata di oltre sette milioni di afgani. 21 Giugno – LA CRISI AFGANA E IL RITORNO DI KARZAI – L’avventura di Abdullah Abdullah – un “dramma afgano”, come l’ha definita un diplomatico occidentale – sembra per ora aver prodotto, al di là di qualche manifestazione di protesta nella capitale dai numeri poco consistenti, un solo effetto: il ritorno in scena a tutti gli effetti di Hamid Karzai. Accusato dal candidato in odore di sconfitta di non essere stato neutrale, il presidente afgano inizialmente non ha reagito, se si esclude una nota di palazzo che ne riaffermava l’imparzialità. Poi, anziché attaccare Abdullah per le accuse e diffidarlo per la sua sconfessione del processo elettorale, ha detto di ritenere lui e Ashraf Ghani due personalità che meritano ogni rispetto. E’ andato più in là: ha accolto …

  • 20 giugno

    Afghanistan: elezioni, la situazione precipita

    “D’ora in poi ogni azione delle Commissioni elettorali sarà considerata da noi illegale e inaccettabile”. Abdullah Abdullah apre la crisi in Afghanistan e sconfessa il processo elettorale. Diario da Kabul TIMORI CHE SI AVVERANO – Come si temeva, dopo aver chiesto l’intervento dell’Onu, ritirato gli osservatori dalle Commissioni, pretesa la testa del primo segretario della Commissione elettorale (Iec), Abdullah ha tirato l’affondo. E ha ribadito – in un discorso trasmesso in televisione – di considerare Karzai (cui di fatto spetta la decisione finale sul lavoro delle commissioni elettorali) responsabile della crisi. Per ora il candidato la cui base elettorale guarda a quella che un tempo si chiamava Alleanza del Nord è solo. Le Nazioni Unite lo hanno invitato al rispetto della Costituzione e il portavoce della missione dell’Onu, Ari Gaitanis, si è detto “rammaricato” per la decisione di Abdullah di ritirare i suoi osservatori dagli uffici elettorali. Lo stesso han fatto le ambasciate di Stati Uniti e Gran Bretagna. La Commissione elettorale dal canto suo ha negato gli addebiti e Karzai per ora resta in silenzio (se si esclude una nota di palazzo che ne riafferma la neutralità). Ma la crisi è formalmente aperta e Abdullah sa di poter contare su diversi parlamentari e, soprattutto, sulla sua rete di sostenitori nel Nord. Senza contare gli appoggi nella pubblica amministrazione e nell’esercito. Situazione tesa. Da Kabul, Emanuele Giordana Membro del Comitato Scientifico del Caffè Geopolitico

  • 19 giugno

    L’ora delle polemiche sul voto: Abdullah alza la voce

    Kabul, Afghanistan

    Se al processo elettorale afgano non è mai mancato il sale, adesso è l’ora del pepe. Polemiche, dibattiti e discussioni si incrociano nei giorni in cui, dopo il voto di ballottaggio del 14 giugno, è iniziata la conta dei voti. Diario da Kabul FACCIAMO I CONTI – Abdullah Abdullah, cui i primi conteggi attribuirebbero (in modo del tutto non ufficiale) una sconfitta, ha chiesto che il conteggio venga fermato. Abdullah è certo: ci sono state frodi, e pesanti. Due sono le cose che alimentano i sospetti dell’ex candidato favorito: i dati provenienti dalle province, che indicherebbero in alcuni casi un’affluenza addirittura superiore al primo turno e, soprattutto, il caso del segretario generale dell‘Independent Election Commission (Iec), Zia-ul-Haq Amarkhail, accusato senza mezzi termini di brogli: in effetti sabato sera – la sera del voto – una macchina del suo staff proveniente dagli uffici dell’Iec viene fermata dalla polizia con un bagagliaio pieno di schede non utilizzate. E com’è che, in una fase tanto delicata, questi girano senza una scorta di polizia e con schede bianche? La Commissione, cui Abdullah chiede la testa di Zia nega ogni addebito, respinge l’idea di fermare la macchina elettorale e si giustifica col fatto che, quella sera,  scorta non ce n’era per accompagnare il viaggio incriminato. Ma tanto basta ad Abdullah per ritenere che ci sia di che preoccuparsi. Il candidato ha comunque già raccolto  il sostegno della Fefa (Free and Fair Election Foundation of Afghanistan), la più importante organizzazione non governativa per il monitoraggio elettorale che ha, sparsi sul territorio nazionale, oltre 8.500 osservatori. Al  momento intanto, le contestazioni relative al voto giunte alla Commissione dedicata (Ecc) sono oltre 2500. ACCUSE E REAZIONI – Abdullah si spinge più in là: accusa Karzai di essersi sbilanciato in favore di Ghani (accusa grave due volte perché le commissioni elettorali e qualsiasi decisione in …