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Il rapporto annuale del Gruppo di monitoraggio dell’ONU per Eritrea e Somalia, rivelato in anteprima da “Reuters”, accusa Asmara di mantenere contatti diretti con al-Shabaab e la rete islamista nel Corno d’Africa. Contestualmente, però, il dossier contiene anche riferimenti all’eventuale violazione dell’embargo nella vendita di armi all’Eritrea da parte dell’Italia.

 

1. ASMARA/AL-SHABAAB/MOGADISCIO – Secondo quanto riportato ieri da “Reuters”, il rapporto annuale del Gruppo di monitoraggio dell’ONU per Eritrea e Somalia (GMO-ES) conterrebbe accuse dirette ad Asmara riguardo all’impiego di «agenti politici e singoli disturbatori» per influenzare negativamente Mogadiscio. Nello specifico, il documento porrebbe l’attenzione sul ruolo dell’agente eritreo Abdi Nur Siad, detto Abdi Wal, incaricato di mantenere i rapporti con alcuni vertici di al-Shabaab e, addirittura, di comandare un centinaio di miliziani nella capitale somala coinvolti anche in casi di omicidio su commissione. Abdi Wal sarebbe inoltre uno dei maggiori intermediari tra la formazione islamista e l’Alleanza per la Ri-liberazione della Somalia ad Asmara (ARS-A), un gruppo sorto nel 2008 per scissione dal fronte degli esuli delle Corti Islamiche rifugiatisi in Eritrea l’anno precedente con vocazione anti-etiope e contrario al dialogo con l’allora Governo federale di transizione di Mogadiscio. Secondo il GMO-SE, le accuse del contatto tra Asmara e al-Shabaab sarebbero basate su «testimonianze dirette e prove concrete», comprese specifiche informazioni sugli incontri tra alti esponenti del jihadismo somalo e l’ambasciatore eritreo in Sudan. Da parte sua, l’Eritrea non ha commentato i risultati, ma non sono mancate le repliche di giornalisti, accademici e osservatori riguardo alla cospirazione contro il proprio Stato.

 

2. I SOSPETTI SU ITALIA, RUSSIA E CINA – La questione, tuttavia, si complica ulteriormente per il coinvolgimento nell’affare di attori stranieri, vale a dire Russia, Cina e Italia, sospettate di aver violato l’embargo alla vendita di armi all’Eritrea. Il GMO-SE, infatti, ha realizzato un dossier connesso di 50 pagine dedicato al Paese, nel quale si afferma anche che alcuni testimoni avrebbero individuato un elicottero italiano, che formalmente era in Eritrea per dei sondaggi minerari, atterrato in un’installazione militare. Secondo il Gruppo di monitoraggio, il fatto potrebbe essere un indizio a conferma delle responsabilità italiane. L’ambasciatore presso le Nazioni Unite, Cesare Maria Ragaglini, ha indirizzato una lettera a Kim Sook, Presidente della Commissione per le sanzioni Somalia/Eritrea, ritenendo le conclusioni basate su «informazioni fuorvianti e non documentate». Per di più, il GMO-SE ha dichiarato che Roma non avrebbe fornito le spiegazioni richieste, critica alla quale Ragaglini ha replicato a Kim Sook sostenendo che l’Italia abbia «inviato i dati in oggetto (per esempio sui flussi finanziari)», ma che non ci sia «alcuna prova di assistenza militare all’Eritrea per corroborare le accuse non documentate degli esperti». Probabilmente, il dossier su Asmara non sarà reso noto per il veto della Russia, la quale «contesta la pubblicazione del rapporto, poiché contenente conclusioni e raccomandazioni pregiudiziali e prive di fondamento». Pechino, a sua volta, si è detta «infastidita» dai riferimenti sulla presenza di macchine utensili cinesi in un deposito eritreo che ospita carri armati e missili, sebbene il GMO-SE non le abbia rivolto alcuna accusa formale.

 

3. UN ‘PASTICCIO’ ERITREO? – Quanto riportato nel rapporto del Gruppo di Monitoraggio riguardo alle ingerenze eritree in Somalia non è certo niente di nuovo: dalla caduta di Siad Barre, il Corno d’Africa è diventato la camera di compensazione dello scontro tra Asmara e Addis Abeba, ufficialmente terminato con gli Accordi di Algeri del 2000. Non è un mistero che in Somalia agiscano attori stranieri nel tentativo di evitare la rinascita del Paese oppure di condizionarne la ricostruzione, magari in senso islamista. Già nel 2009 l’ONU provò l’esistenza di collegamenti tra Eritrea e al-Shabaab, quindi non è da escludersi a priori che Asmara, contestualmente alla presenza della fazione somala dell’ARS-A, abbia proseguito i contatti. Questione più complessa è l’accusa di violazione dell’embargo nella vendita di armi sollevata contro l’Italia, poiché, qualora le prove fossero convincenti – e sarà necessario attendere la pubblicazione del rapporto principale del GMO-SE e la discussione in sede ONU del dossier connesso – il nostro Paese si troverebbe ad affrontare un potenziale calo di prestigio nei riguardi sia dell’Etiopia, sia della stessa Somalia, oltre a un eventuale irrigidimento delle relazioni con l’Eritrea. E tanto Asmara, quanto Mogadiscio, non devono essere abbandonate, bensì essere inserite in misura sempre maggiore nella comunità internazionale.

 

Beniamino Franceschini

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