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In 3 sorsi – Dopo circa due mesi di proteste e scontri a opera dei “gilet gialli”, il Presidente francese Emmanuel Macron opta per il dialogo e indice una consultazione popolare che sarà aperta fino al 15 marzo per interrogare i cittadini francesi su svariati temi d’attualità, dal fisco all’immigrazione. Che contraccolpo ha avuto e avrà sul consenso elettorale del leader liberale?

1. LA SCELTA DI MACRON

«Mes chers compatriotes», queste le parole di apertura della “interrogazione popolare” che il presidente francese Emmanuel Macron ha indetto lo scorso 14 gennaio.  Il Grande dibattito nazionale consta di 32 punti, con i quali il leader francese coinvolge i cittadini invitandoli aesprimersi in merito a numerose questioni di interesse nazionale, in alcuni punti anche spinose, proprio nel momento di forte instabilità politica che la Francia sta vivendo.
Dopo circa due mesi dall’inizio della rivolta dei gilet jaunes Macron decide di fare un passo in avanti e di mettersi in discussione, chiedendo il parere dei francesi su temi quali riforma istituzionale, fisco, misure ecosostenibili e perfino immigrazione. È in particolare quest’ultima che ha suscitato molta sorpresa tra l’opinione pubblica internazionale, poichè un tema tanto delicato è il fulcro della campagna elettorale del partito Rassemblement National di Marine Le Pen. Eppure per circa due mesi, fino al 15 marzo, Macron coinvolgerà gli elettori tramite enti locali, piattaforme online e associazioni.

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Fig. 1 – Il presidente Emmanuel Macron al pranzo del Gran Debat Nationale, il 15 gennaio 2019

2. LA SITUAZIONE POLITICA FRANCESE IN VISTA DELLE ELEZIONI EUROPEE

Le proteste del movimento dei gilet gialli continuano a monopolizzare la scena politica francese: sono dello scorso 19 gennaio le ultime notizie in merito agli scontri e alle manifestazioni che si sono verificati a Parigi e in numerose città francesi come Tolosa, Angers e Bordeaux. Questo movimento, che presenta elementi atipici rispetto ad altri non solo nel panorama francese, ma anche in quello europeo, nasce in realtà lontano da Parigi e dalle altre metropoli europeiste, nella Francia delle periferie e delle province rurali. I gilets jaunes si affermano sulla scena come movimento che arriva dal basso e che sta crescendo sempre più: i sondaggi li fissano su una percentuale del 7,5% e non appare quindi troppo remota la possibilità che confluiscano in un nuovo partito che potrebbe presentarsi alle elezioni europee del maggio prossimo. I gilet gialli dunque si proporrebbero come alter ego e allo stesso tempo rivali del Rassemblement National di Marine Le Pen, che con lo slogan «On Arrive» continua a macinare consensi in vista delle elezioni a Bruxelles. In seguito alla consultazione popolare avviata da Macron, proprio Le Pen ha duramente criticato la scelta del Presidente, accusandolo di ipocrisia, con l’unico scopo di ottenere maggiore consenso tra i gilet gialli.

Fig. 2 – Alcuni slogan delle manifestazioni dei gilet gialli a Parigi | Foto: Paris manif gilets jaunes, Jeanne Menjoulet, licenza CC BY 2.0

3. QUALI EFFETTI POSSIBILI DOPO LA CONSULTAZIONE DI MACRON?

Tuttavia, nonostante le numerose critiche da parte degli oppositori politici, negli ultimi giorni “En Marche!“, il partito di Macron, è in ripresa nei sondaggi (circa il 23%) con il leader francese che in occasione della riunione nella cittadina Grand Bourgtheroulde in Normandia, si è mostrato più sereno rispetto agli ultimi tempi, cercando di riprendere contatto con i propri elettori. La risalita del leader francese nei sondaggi ha suscitato sorpresa non solo in seguito alle proteste dei Gilet Gialli ma anche per il nuovo trattato franco-tedesco che Macron e la cancelliera Angela Merkel hanno firmato il 22 gennaio. Si tratta di una vera e propria convergenza franco-tedesca in politica estera, difesa, sicurezza e ha come scopo l’ammissione della Repubblica federale tedesca nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Questa notizia senza dubbio creerà una situazione di stravolgimento degli assetti esistenti fino ad ora e desta l’attenzione di molti, soprattutto riguardo le prossime scelte di Macron che con la consultazione popolare prova a riavvicinarsi ai cittadini e a riacquistare consenso elettorale, dato che le elezioni europee di maggio si preannunciano cruciali non solo per la Francia, ma per l’intera Unione Europea.

Rachele Renno

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Rachele Renno

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università “L’Orientale” di Napoli, dopo un’esperienza Erasmus in Spagna all’Università di Jaén decido di tornare in terra iberica per specializzarmi in Relazioni Internazionali con un Master post-laurea a Madrid. Sono appassionata di politica europea e ho svolto uno stage di ricerca presso il think-tank “Real Instituto Elcano” nel campo della “Politica dell’Unione Europea e della Spagna”.
Tra i miei principali interessi la lingua e cultura spagnola e la tutela del patrimonio artistico e culturale, motivo per il quale sono socia dell’associazione UNESCO Giovani.
Un detto spagnolo recita: “Compartir es vivir” (Condividere è vivere) e per me scrivere per il Caffè Geopolitico significa proprio questo: condividere con i lettori la mia passione per la politica internazionale.