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In 3 sorsiCon l’inizio del nuovo anno le principali forze politiche guardano alle votazioni della primavera 2019. Quale sarà la strategia del M5S?

1. L’APPUNTAMENTO ELETTORALE

Tra il 23 e il 26 maggio circa 400 milioni di elettori saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo.
Spesso snobbato in passato, l’appuntamento elettorale europeo di quest’anno avrà sicuramente un peso specifico diverso rispetto alle precedenti tornate elettorali. Le storiche famiglie politiche appaiono, in tutto il continente, sempre più in difficoltà di fronte al progressivo aumento dei consensi da parte di forze nazionalistiche ed euroscettiche.
Se per la Lega la costituzione di un’alleanza sovranista europea, che coinvolgerà Le Pen e Geert Wilders per citare i più noti, sembra essere definita da mesi, il discorso appare assai diverso per l’alleato grillino.

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Fig. 1 – Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle

2. I POSSIBILI ALLEATI

Per raggiungere  l’obiettivo di creare un gruppo politico, Luigi Di Maio ha incontrato il 9 gennaio a Bruxelles alcuni esponenti politici europei.
Il ministro del Lavoro ha discusso con il cantante polacco Pawel Kukiz, fondatore di Kukiz‘15, partito di estrema destra, anti abortista e contrario alle adozioni omosessuali. Di Maio si è confrontato poi con Ivan Sincic, leader di Zivi zid (Scudo Umano), forza politica protezionistica croata che si dichiara contraria all’adozione dell’euro e fautore del ritiro dalla NATO.
Il vertice belga è stato l’occasione per parlare con la finlandese Carolina Kahonen: cofondatrice del movimento liberista Liike Nyt, la Kahonen si era già incontrata qualche mese fa con Davide Casaleggio per discutere della piattaforma Rousseau.
Consci del fatto che l’alleanza con queste forze politiche non è sufficiente per creare un gruppo politico europeo, Di Maio ha espresso pubblicamente il proprio sostegno alle rivendicazioni dei gilets jaunes francesi.
Voci di corridoio inoltre identificano nei Piraten tedeschi e negli animalisti olandesi (PvdD) le prossime forze politiche che i 5 stelle hanno intenzione di incontrare.

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Fig. 2 – Pawel Kukiz: alle presidenziali del 2015 ha ottenuto il 20,8% dei consensi

3. A COSA MIRANO I 5 STELLE IN EUROPA?

Difficile decifrare al momento la loro strategia.
All’inizio dell’attuale legislatura europea molti movimenti si smarcarono da Grillo e i suoi al momento di costituire un gruppo. I pentastellati ripiegarono sull’alleanza con gli euroscettici britannici dell’UKIP, dando vita all’EFDD (gruppo Europa della Libertà e Democrazia Diretta).
Curiosa appare però la domanda di adesione che i grillini presentarono, nel gennaio 2017, agli europeisti di ALDE (gruppo Alleanza dei liberali e dei democratici per l’Europa), ottenendo un rifiuto dal loro capogruppo Guy Verhofstadt.
Anche l’ammiccamento ai gilets jaunes sembra destinato a non produrre risultati. Oltre all’indisponibilità di alcuni esponenti del movimento transalpino a sedersi al tavolo con Di Maio, appare complicato decifrare la struttura dei jaunes. Nati come movimento di piazza, coordinati per lo più su base regionale e tramite social network, si fatica a comprendere chi ne sia il leader.
Complesso appare anche trovare elementi comuni tra le forze politiche presenti al vertice di Bruxelles del 9 gennaio. I finlandesi di Liike Nyt contano solo 8mila membri e non hanno mai partecipato a elezioni. Inoltre sia i polacchi di Kukiz che i croati di Sincic sostengono alcune posizioni contrarie alle idee attuali dei grillini.
Accortosi del ritardo con cui ha cominciato a tessere gli accordi in vista di maggio, Di Maio sembra puntare all’obiettivo di fungere da capofila a una serie di movimenti anti sistema. Oltre a generici obiettivi quali lotta agli sprechi e superamento dei Trattati, non è ancora stato stilato un programma politico.
Per evitare di essere oscurato dal suo alleato di Governo Salvini (sempre più leader dell’internazionale sovranista), l’attuale ministro dello Sviluppo Economico mira a creare un gruppo autonomo e alternativo alle altre formazioni europee.
Il rischio di questa strategia “tutti dentro” è mettere insieme forze politiche unite solo dalla contrarietà all’Europa, ma in disaccordo su aspetti centrali, una dinamica che impedirebbe al Movimento 5 Stelle di essere decisivo sulla scena comunitaria.

Luca Rosati

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Luca Rosati

Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus. Ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese dove mi sono occupato di programmi e progetti europei (fondi europei, programma Erasmus, Eures, Servizio Volontario Europeo). Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea. Faccio inoltre parte dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco.

Collaboro con Il Caffè Geopolitico in quanto appassionato al tema delle relazioni internazionali, del processo di integrazione europea e del rapporto tra gli Stati membri.