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Hotspot – In Sudan continuano le proteste della popolazione contro il presidente Al-Bashir, che al momento rimane al proprio posto. Il livello dello scontro è aumentato, causando numerosi morti tra i manifestanti.

1. LE PROTESTE NON ACCENNANO A DIMINUIRE

In Sudan l’ondata di proteste, cominciata il 19 dicembre 2018, non accenna a fermarsi. Nonostante ciò il presidente Al-Bashir continua a mantenere il potere, respingendo con non poca ferocia i dimostranti.

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Alle proteste giornaliere, che si svolgono per le strade delle principali città sudanesi come Khartoum, Port Sudan, Madani, Atbara e Omdurman, la partecipazione è numerosa ed eterogenea, raccogliendo insegnanti, studenti, giornalisti, medici e avvocati. Tra le varie manifestazioni avvenute nel mese di gennaio si ricorda lo sciopero di una settimana indetto dall’Associazione dei professionisti sudanesi e la protesta pacifica avvenuta all’università femminile di Ahfad, nella città di Omdurman. 

2. CHI SUPPORTA LA POPOLAZIONE?

A sostegno della popolazione si è schierato il leader dell’opposizione Sadiq Al-Mahdi, che il 25 gennaio ha rilasciato un comunicato nel quale chiede al presidente Al-Bashir di lasciare il potere, annunciando anche che il numero dei civili morti a seguito degli scontri con le forze di sicurezza è salito a più di 50. Al-Bashir non si è lasciato intimorire e ha dichiarato di voler rimanere in carica almeno fino alle elezioni del 2020. Ha altresì ribadito che una sua uscita di scena potrà avvenire solo a seguito di un’eventuale sconfitta alle urne. Sempre secondo il leader, da trenta anni al comando in Sudan, i decessi avvenuti durante le proteste di piazza sarebbero stati causati da mercenari infiltrati desiderosi di rovesciare l’attuale regime. Fondamentale per il mantenimento dello status quo a favore di Al-Bashir rimane comunque il supporto delle forze di sicurezza sudanesi capeggiate dal NISS (National Intelligence Security Service) e rafforzate da milizie che dipendono direttamente da Al-Bashir. 

3. CHI SOSTIENE AL-BASHIR?

Tra gli alleati su cui può contare il Presidente all’estero troviamo il Qatar, meta dell’unico viaggio ufficiale compiuto da Al-Bashir dall’inizio dei tumulti di dicembre. Il 23 gennaio, infatti, a seguito dell’incontro diplomatico, l’emiro Tamim bin Hamad Al-Thani ha confermato il pieno sostegno finanziario di Doha al Presidente per salvaguardare l’unità e la stabilità del Sudan.

A livello internazionale le proteste in Sudan hanno acceso gli animi della diaspora sudanese, che si è schierata contro Bashir attraverso alcune manifestazioni che hanno avuto luogo a Londra, Parigi e in diverse città degli Stati Uniti.

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A proposito delle repressioni, sui social network sono stati postati molteplici video che mostrano agenti delle forze di sicurezza sudanesi e miliziani, ritenuti fedeli ad Al-Bashir, intenti a usare qualsiasi mezzo di repressione dai bastoni ai gas lacrimogeni, ma anche alle armi da fuoco, verso coloro che protestano, arrivando anche a inseguire i dimostranti feriti fino all’interno degli ospedali.

Giulio Giomi

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