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In 3 sorsi – Martin Vizcarra è il nuovo Presidente del Perù. Cosa è cambiato nel panorama e quali sono le prospettive future del post-Kuczynski?

1. VIZCARRA, DA DOVE VIENE?

Ingegnere ed ex ambasciatore in Canada, Martin Vizcarra ha assunto la carica di Presidente lo scorso 23 marzo, dopo le dimissioni di Pedro Pablo Kuczynski. Vizcarra era già vicepresidente, quindi il programma di Governo dovrebbe subire solo piccoli cambiamenti. Gli obiettivi per i prossimi cinque anni sono stati elaborati in linea con il Piano Bicentenario, pubblicato dal Centro nazionale per la pianificazione strategica (CEPLAN), che poggia su sei risultati in ​​particolare: assistere una popolazione di circa 33 milioni di persone in povertà estrema; contribuire al conseguimento di un reddito pro capite compreso tra gli 8mila e i 10mila dollari; raddoppiare il PIL tra il 2010 e il 2021, ovvero raggiungere quota 244 miliardi di dollari; quadruplicare il volume delle esportazioni dal 2010 al bicentenario, cioè arrivare a 140 miliardi di dollari per il 2021; ottenere un tasso di crescita annuale vicino al 6%; ridurre la povertà a meno del 10% della popolazione totale.
La ricetta per conquistare tali obiettivi implica l’attuazione di serie riforme in almeno tre settori vitali per l’economia: infrastrutture, salute, educazione. Secondo Joaquín Valle, socio e amministratore delegato del Boston Consulting Group per il Perù, una delle sfide più difficili è nel settore delle infrastrutture: «Abbiamo bisogno di investimenti in questo settore (statale e privato) per crescere dal 3% del PIL all’8% del PIL in questo periodo, superando i 65 miliardi di dollari di investimenti entro il 2021». Valle ha aggiunto poi che il modo più efficace per ottenere questo risultato è attraverso partenariati pubblico-privato: «Il tempo per concordare un partenariato nel nostro Paese supera i mille giorni, due volte e mezzo rispetto all’America Latina. Dobbiamo ridurlo con urgenza».

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Fig. 1 – Vizcarra insieme a Lenin Moreno al Gabinete Binazionale Ecuador-Peru

2. SALUTE, ISTRUZIONE E INVESTIMENTI, I NODI AL PETTINE DEL PERÙ

Sulla salute, Valle chiarisce che il settore soffre di due deficit da coprire: «In primo luogo, il finanziamento. Solo il 19% della popolazione contribuisce al sistema sanitario pubblico, quando è il 45% in Colombia o in Cile. Il secondo problema è la copertura di posti letto: nel nostro Paese ci sono 15,5 posti letto per mille abitanti, mentre la media regionale è di 23 posti letto per mille abitanti». Valle ammette che l’investimento peruviano è vicino a raggiungere la media dell’America Latina – è il 3,7% del PIL rispetto al 5,2% del PIL nella regione, – così che per il Bicentenario Lima potrà certo raggiungere con facilità l’eliminazione dell’analfabetismo, seppur restando comunque nella parte inferiore della valutazione PISA (121° posto su 138 Paesi). Sono dunque necessari chiarimenti, investimenti (pubblici e privati) nell’infrastruttura digitale, nella reputazione e nei salari degli insegnanti, insieme con la supervisione costante dei fondi.
Secondo i dati di Ipsos Perù, il presidente Vizcarra è passato dal 35% al ​​65% di approvazione tra luglio e novembre. Ma andando oltre la consultazione popolare, quali sono le sfide che deve ora affrontare l’ex Governatore regionale di Moquegua?

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Fig. 2 – Vizcarra il giorno della commemorazione dell’Indipendenza del Perù

3. USARE IL CAPITALE POLITICO PER LE RIFORME 

Il sociologo Arturo Maldonado, analista politico del Gruppo 50+1, ritiene che il presidente Vizcarra si sia rafforzato con i risultati del referendum costituzionale di fine 2018, motivo per il quale pensava di utilizzare il proprio capitale politico «per sostenere altre riforme», come nel campo dell’istruzione, e per stabilire una distanza tra l’opposizione e l’esecutivo.
L’analista Enrique Castillo ha detto che Martin Vizcarra deve «consolidare il proprio Governo, perché nonostante gli otto o nove mesi che ha» non è riuscito a istituire un esecutivo solido o un coordinamento approfondito per il cambio alla Presidenza. «Una sfida sarà quella di proporre la ristrutturazione del Governo, dell’esecutivo, del gabinetto, per dare una seconda vita all’Amministrazione basata sul successo politico del referendum», ha concluso Castillo.
Janice Seinfeld, Ph.D. e Master in Economia presso l’Università di Harvard, ha detto che il presidente Martín Vizcarra deve «cominciare a gestire» il dopo referendum, che a suo parere era «super necessario» perché il Governo vincesse «politicamente uno spazio». Ha aggiunto poi che le linee generali dovrebbero essere definite nel settore della salute e delle infrastrutture: «È importante iniziare a gestire letteralmente tutto e che i servizi raggiungano la popolazione nel modo in cui devono arrivare, nel migliore dei modi, qualcosa che finora è stato trascurato totalmente».

Ivan Memmolo

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