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sabato 29 Febbraio 2020
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    America Latina, come va la lotta al narcotraffico?

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – Mentre il processo al “El Chapo” fa rotta momentanea sull’Ecuador, proviamo a delineare quali sono le aree calde del mondo nelle quali il narcotraffico si alimenta e cresce.

    1. NARCOTRAFFICO E VIOLENZA A CULIACAN

    A Culiacan, definita la città più ricca del Messico grazie al narcotraffico, esiste anche un’economia legale che quest’ultimo fa girare; concessionarie di auto extra-lusso (qui c’è la percentuale più alta in America Latina di auto di lusso pro-capite) , SPA, ville milionarie, tenute, cascine. A Culiacan non si fanno mancare nulla: le tombe vanno dai 500 mila dollari in su di valore, sono blindate e sorvegliate. Qui sono sepolti i defunti narcos e loro famigliari. La città è sede del cartello di Sinaloa. Da qui esso muove le sue pedine e controlla il mondo del narcotraffico. Il Messico è il centro pulsante del capitalismo narco. Le motivazioni sono semplici, con il narcotraffico si guadagna molto sfruttando la distribuzione logistica delle droghe, più che con la produzione e la vendita al dettaglio. Perciò, i messicani fungono da contractors logistici per le droghe dal Sud America. A Culiacan i trafficanti sono i padroni unici della città, tanto da potersi permettere di indire feste senza la preoccupazione di essere visti o registrati. Purtroppo il Messico è anche la nazione più violenta quando si parla di narcotraffico. Non esiste nessun altro esempio di una tale frequenza in fatto di sequestri, esecuzioni, massacri, atrocità. Questo è vero sopratutto nelle aree dove è presente più di un cartello e dove quindi le rivalità sono all’ordine del giorno, come ad Acapulco e Guerrero, e al confine con il Belize e Guatemala.

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    Fig. 1 – Armi e droga muovono interessi incalcolabili in Messico

    2. BUENAVENTURA, DA PORTO INTERNAZIONALE A VERGOGNA NAZIONALE

    Definita una vergogna nazionaleBuenaventura è il porto più grande della Colombia e snodo importantissimo per i narcotici verso gli Stati Uniti attraverso il Pacifico. Qualunque istituzione del Paese suda al solo udirne il nome. Sembra dimenticata da Dio e neanche la polizia ormai ci mette piede. A tenerla sotto controllo sono i cartelli messicani di Sinaloa insieme a quelli colombiani. Sfruttano il porto commerciale per nascondere tonnellate di cocaina all’interno di containers di ignare multinazionali e imprese conosciute per poi trasferirle efficientemente e gratis negli USA o Europa. Medellin invece, capitale dello stato di Antioquia, Colombia, è la storica città del famoso cartello di Medellin con il defunto Pablo Escobar al comando e centro logistico e produttivo nel barrio di Envigado ancora una volta sotto controllo messicano. Barranquilla il secondo porto per importanza strategica, questa volta sulla sponda atlantico-caraibica, vede ancora il cartello di Sinaloa presente sul posto a controllare la produzione, la logistica e la spedizione verso il Messico e da lì agli Stati Uniti.

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    Fig. 2 – Il porto logistico mercantile  di Buenaventura, tra i più grandi del mondo

    3. VRAEM, PERÙ; LA SEDE DELLA MAGGIORE PRODUZIONE DI COCA

    Il VRAEM, sede premium della produzione di cocaina, definita la “cocaine valley”ha efficientemente migliorato la sua produzione tanto da superare quella colombiana, grazie a due fattori : la fama di quest’ultima ha da sempre distratto opinione pubblica e i fondi per contrastarla e la legalità della coltivazione di coca, pianta che fa parte della cultura millenaria nazca legalmente acquistabile in foglie per tè. Questa produzione viene maggiormente esportata in Gran Bretagna, dove circa il 60% della cocaina venduta è peruviana.

    Il narcotraffico sta vincendo a mani basseLe droghe vendono e i consumatori aumentano ogni giorno. Le piantagioni aumentano e diventano legali in molte nazioni, i consumi sono talmente alti che semplicemente occorre piantare e produrre di più, costi quel che costi. Le rotte del narcotraffico sono infinite e ne nascono sempre di nuove e meno controllate. La logistica si appoggia ormai alle catene di commercio globali, reti di porti commerciali altamente tecnologici ed efficienti, sottomarini e navi mercantili oltre che sulla corruzione diretta e milionaria di polizie e istituzioni. Medie aree di produzione in Perù, permettono introiti annuali superiori a quelli che ottiene annualmente Facebook, c’è quindi da immaginarsi cosa vuol dire sedere sulle poltrone più importanti di questo mondo parallelo. Un mondo da cui attinge nella realtà anche l’economia reale. Il paventato controllo del territorio in America Latina è solo teorico, primo per le infinite dimensioni delle aree da controllare, secondo per le limitate potenzialità dei mezzi a disposizione delle autorità, tanto legali quanto economiche e logistiche e, infine, per il business stesso, che riesce a muovere pedine importanti, corrompere fino a un Presidente della Repubblica (quando non è lo stesso Presidente ad avere fratelli narcotrafficanti tra i più ricercati del mondo), decidere le politiche di intere nazioni, anche straniere e vivere della sempre più pesante richiesta di droghe dal Nord America.

    C’è da osservare con attenzione i neo Presidenti di Messico e Colombia che pur contrapponendosi l’uno all’altro per atteggiamento e programma sul fronte droghe, non hanno assolutamente dissipato dubbi sulla efficacia dei loro piani; belligerante e anti legalizzazione quello colombiano, amichevole e pro legalizzazione quello messicano, ultimamente indaffarato a ripulire, senza averlo paventato, anche l’immagine della Presidenza, le cui precedenti gestioni parrebbero aver avuto più che un semplice ruolo marginale negli aiuti a EL Chapo.

    Ivan Memmolo

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    Ivan Memmolo
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    Laureato in Farmacia e Chimica Industriale, con la passione dei viaggi e della cultura latino americana, decido di lasciare tutto e intraprendere la mia strada verso un mondo, una cultura e una esperienza di vita emozionante e culturalmente effervescente.Vivo in America Latina da anni, amo la medicina, le immersioni nell’oceano, le scalate sulle Ande e il mio motto riprende quello della giornalista della CNN Amanpour “Soy Veraz, No Neutral”.

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