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Analisi – Con l’Acuerdo Nacional por el Desarrollo y la Paz en La Araucanía, il Presidente Piñera ha voluto porre le basi per il dialogo. Ma per il movimento Mapuche, le proposte indicate non sono sufficienti. 

IL CONFLITTO TRA CILE E MAPUCHE

Il 15 novembre la morte di Camilo Catrillanca, della Comunidad Mapuche Autónoma Temucuicui, ucciso dal Comando Jungla ha incrinato ulteriormente quello che è considerato un conflitto storico tra le comunità Mapuche nella zona della Araucanía e lo Stato cileno. La contestazione maggiore, dopo l’uccisione, riguarda il cosiddetto Acuerdo Nacional por el Desarrollo y la Paz en La Araucanía, presentato dal Presidente Sebastián Piñera il 24 settembre del 2018 a Temuco. Con esso il Presidente cileno intende, attraverso una serie di modiche legali, sussidi e agevolazioni, avanzare verso la valorizzazione e integrazione dei popoli originari, ricercando così una via d’uscita dal conflitto Mapuche. Ma, come vedremo più avanti, le misure inoltrate non soddisfano le richieste secolari del popolo indigeno, facendo sollevare quindi dei dubbi sulla sua reale efficacia.

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Fig. 1 – Scritta sul muro per la morte di Camilo Catrillanca

IL CONFLITTO STORICO NELLA ARAUCANÍA

Facciamo qualche passo indietro. La regione della Araucanía fin dall’epoca coloniale è stata scenario di tensioni politiche sfociate nella violenza. I popoli Mapuche della zona da sempre hanno opposto resistenza, ma il conflitto si è intensificato con la comparsa dello Stato cileno. L’espropriazione di terre, l’insediamento di migranti del Nord ed europei, una politica volta ad assimilare la cultura indigena a quella occidentale, ha fatto sì che – agli inizi del XX secolo – le rivendicazioni Mapuche si radicalizzassero in movimenti. Non aver dato il giusto peso alle richieste di questi popoli originari (rispetto ai diritti sulle terre e a una politica indigena dello Stato) ha avuto come conseguenza un aggravamento del conflitto e della violenza nella zona, così come per le condizioni precarie sotto cui vivevano molte delle comunità. Solo nel 1989 venne firmato l’Acuerdo de Nueva Imperial, volto a promuovere lo sviluppo indigeno attraverso una serie di Istituzioni e leggi. Un esempio riguarda la Legge Indigena n. 19.253, che riconosce a livello legale i popoli pre-colombiani, regola la proprietà sulle terre e incentiva lo sviluppo indigeno attraverso la Corporación Nacional de Desarrollo Indígena (CONADI). Inoltre, nel 2008, il Cile ha ratificato la Convenzione ILO 169 sui diritti dei popoli indigeni e tribali.
Nonostante i progressi, la forma con cui furono portate avanti alcune misure generò una profonda sfiducia nella popolazione indigena, indebolendo i rapporti all’interno della regione nei confronti dello Stato. Nel caso specifico si tratta di un riconoscimento a livello legale e non costituzionale: questo vuol dire che tale dichiarazione può esser modificata con nuove leggi ordinarie. Inoltre non si contempla l’uso comunitario che le popolazioni indigene fanno della terra, bensì è ammesso l’esercizio produttivo e di investimento. Rispetto alla Convenzione vi è un malcontento generale nel mondo indigeno sull’implementazione di misure che non rispettano i meccanismi decisionali dei popoli autoctoni. Altro elemento di disapprovazione, riguarda la Legge Antiterrorismo, introdotta da Pinochet nel 1984 e utilizzata dopo la fine della dittatura come strumento di ordine contro le comunità Mapuche dell’Araucanìa e non solo.
Quindi, nonostante l’apertura istituzionale e la crescente partecipazione politica dei Mapuche negli ultimi anni, il panorama attuale appare ancora intriso di ostilità. Accadimenti come l’ennesima uccisione di un attivista Mapuche da parte di un apparato statale non fanno altro che aumentare il clima di scetticismo nei confronti delle manovre politiche del Governo – come il nuovo accordo – realizzate in vista di una riappacificazione.
Stando a quanto scritto nell’accordo, l’obiettivo è diminuire le lacune istituzionali e preparare la regione ad avanzare verso uno sviluppo integrale e inclusivo, prendendo in considerazione le differenze culturali che la caratterizzano. Le proposte contenute puntano ad avere un impatto a livello sia regionale nell’Araucanía – con particolare enfasi sugli investimenti privati e pubblici, – sia nazionale, per un dialogo maggiore sulle proposte politiche dei Mapuche e sul riconoscimento in materia di diritti.

Il PLAN IMPULSO ARAUCANÍA

Per quanto concerne il primo punto, la novità dell’accordo riguarda il Plan Impulso Araucanía, che prevede 491 progetti di investimenti pubblici e privati, per un ammontare di 8,043 milioni di dollari da stanziare fino al 2026. Le sfere privilegiate per l’impiego dei fondi interessano la riqualificazione agricola, il turismo e le energie rinnovabili. Si vuol far leva, in particolar modo, sugli investimenti produttivi, che favoriranno la reattività economica della regione, lo sviluppo di prodotti turistici innovativi e le iniziative imprenditoriali sostenibili a livello economico e socio-culturale. Per far sì che ciò si compia, Istituzioni come CORFO e Banco Estado realizzeranno dei prestiti agevolati con lo scopo di rafforzare il capitale umano e le capacità tecnologiche, appoggiando l’imprenditorialità, l’innovazione e la competitività nella regione. Questo sarà possibile grazie al progetto di Ley de Modernización Tributaria, che, per attrarre investitori, prevede una tassazione pari a zero nella regione per i primi due anni. Le legge prevede il doppio degli investimenti privati rispetto a quelli pubblici, durante 8 anni, organizzando incontri a partire dal primo semestre del 2019 per discutere con gli imprenditori su come incanalare i capitali. Secondo uno studio del Ministero delle Finanze, questo produrrà un incremento degli investimenti che a loro volta impatteranno sul PIL regionale dell’1%.
Per i più fiduciosi, gli investimenti pubblici e privati nella regione creeranno un salto qualitativo in materia di salute, educazione e soprattutto per le condizioni di vita degli indigeni – e non solo. L’obiettivo è creare le condizioni adatte per favorire lo sviluppo produttivo e l’imprenditorialità nei territori e settori dell’Araucanía, così da poter ampliare le opportunità di lavoro, le entrate e il benessere delle famiglie. Ed è in questo senso che, secondo il Piano, l’alleanza pubblico-privata permetterà un presente e un futuro migliore.

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Fig. 2 – Protesta dei popoli Mapuche in Cile

AVANZAMENTO IN TERMINI DI DIALOGO E RICONOSCIMENTO

Per quanto concerne il secondo punto, l’accordo ha posto particolare enfasi sul dialogo, che permetterà di costruire nel tempo le fondamenta per una pace duratura, e sul riconoscimento delle diversità culturali presenti nel Paese. A tal proposito, è prevista l’istituzione di un Consejo por el Reencuentro de La Araucania composto – così come riportato nell’accordo – da rappresentanti provenienti da settori trasversali, di alto livello e credibilità. La commissione si riunirà periodicamente, conformemente al calendario che lo stesso consiglio fisserà, per poter dialogare su temi come la proprietà delle terre e lo sviluppo indigeno. Potrà contare, inoltre, sulla collaborazione degli organi dell’amministrazione statale e i suoi funzionari. L’accordo per la pace vuole prendere atto delle richieste provenienti dal mondo Mapuche a carattere istituzionale e di rappresentanza, permettendo con la Ley de Cuotas di favorire le candidature indigene per l’accesso in parlamento. In questo senso, è stata proposta anche la creazione di un Ministero Indigeno ed un Consiglio dei Popoli. Il Ministero degli Interni vorrebbe, inoltre, predisporre un fondo di 3.000 milioni di pesos per le vittime di violenze rurali. Quest’ultime saranno indirizzate verso progetti speciali del CORFO e SERCOTEC, entrambi organismi – secondo quanto riportato nel sito web – che puntano a valorizzare le capacità imprenditoriali per attuare così con successo all’interno del mercato. A ciò si devono aggiungere una serie di misure, previste dall’accordo, rivolte alla salute, educazione e ambiente, per cui verranno destinati rispettivamente 715, 178 e 9 milioni di dollari.
Riconoscere i popoli indigeni – soprattutto a livello formale, istituzionale e di rappresentanza parlamentare – costituisce per l’accordo un elemento di cardinale importanza. Solo così si potrà assicurare la protezione, l’uguaglianza e la non-discriminazione delle comunità Mapuche e delle proprie tradizioni, per una pace duratura ed una convivenza serena all’interno dello stesso Paese.

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Fig. 3 – Popoli Mapuche che rivendicano le proprie terre e l’autodeterminazione.

REAZIONE DEL MOVIMENTO MAPUCHE

Le comunità Mapuche nella regione della Araucanía, di fronte all’accordo, hanno reagito con toni critici e di disapprovazione. Soprattutto dopo la morte di Catrillanca, la radicalizzazione del movimento si è accentuata, intensificando le richieste di smilitarizzazione del territorio, di autodeterminazione, di restituzione delle terre e di riconoscimento costituzionale. I passi portati avanti dall’accordo, secondo i Mapuche, non sono sufficienti per adempiere alle loro richieste e generare una pace permanente.
Uno dei pilastri dell’accordo riguarda l’utilizzo dei territori. Col Plan Impulso si vogliono favorire gli investimenti e stabilire delle alleanze a carattere produttivo con aziende private o comunque con altri attori non indigeni. Le agevolazioni fiscali alle aziende o compagnie private sicuramente apportano dei benefici agli investimenti, che, come scritto nell’accordo, così facendo aumenteranno. Però, di fatto, non genereranno una redistribuzione delle entrate a lungo termine. Seguendo questa logica, inoltre, non esiste alcuna evidenza empirica che dimostri l’esito positivo di tali misure, tant’è che il Piano non prevede azioni di monitoraggio che possano quantificarne i vantaggi in futuro. La proposta, secondo i movimenti indigeni, è in netto contrasto con le continue richieste di restituzione dei territori e una maggiore autonomia su di essi. Non solo, entrano in conflitto anche con il principio del Buen Vivir, visione che segue un’ottica anti-capitalistica e rispecchia lo spirito dei popoli indigeni che storicamente hanno abitato il continente. Per questo le occupazioni di grandi quantità di terre sono percepite come un danno ambientale che minaccia i mezzi di sussistenza e l’agricoltura tradizionale dei popoli Mapuche. Si teme l’impatto che potrà avere l’accordo a lungo termine, sia sulla disponibilità di terre per le generazioni future, sia sull’idea di collettivismo e i principi di economia circolare che col tempo potrebbero essere distrutti.
Un’altra delle critiche mosse a Piñera è che con questo accordo il Governo ha perso un’importante opportunità di conferire una rilevanza politica, in termini di rappresentanza in Parlamento, ai popoli originari. Anziché predisporre dei seggi riservati in Parlamento, è stata pensata una legge che solamente incentiva le candidature dei rappresentanti indigeni, ma ciò non assicura che in seguito occuperanno realmente spazi decisionali, sia a livello regionale che nazionale. Motivo per cui questa mossa, per i movimenti, non dà come sembra un maggiore protagonismo politico ai Mapuche. Andare oltre alla semplice candidatura potrà essere una possibilità per concretizzare le richieste politiche provenienti dai progetti indigeni – e non dalle strutture politico-partitiche slegate rispetto a essi. L’idea di creare un Ministero Indigeno e un Consiglio dei Popoli risulta essere una marcia in più, ma non avrà alcuna rilevanza se non verrà strutturata meglio. Occorre specificare quale sarà il ruolo del Ministro e far sì che abbia un certo rilievo politico in concordanza con gli interessi specifici dei Mapuche. Allo stesso modo, il Consiglio dei Popoli costituirà una novità solo se si definirà più adeguatamente come verrà implementato e se si supporrà la partecipazione diretta dei popoli indigeni nella sfera decisionale.

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Fig. 4 – Un mapuche nella regione della Araucanía

Di certo, così come nell’accordo è pluri-menzionata la necessità di un dialogo maggiore, anche il movimento Mapuche della Araucanía reputa opportuno intensificare il dialogo collaborativo da entrambe le parti. Con l’aggiunta, però, che si dovrebbe andare oltre ciò che è stato proposto, soprattutto in termini di riconoscimenti in tutte le sue espressioni sociali, politiche, economiche e culturali. La questione della terra, infine, va riconsiderata secondo le logiche di collettività tipiche della loro cultura, altrimenti la realizzazione del piano potrebbe aprire nuovi spazi di conflitto.

Sonia Loddo

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Sonia Loddo

Laureata in Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale alla Sapienza, nella mia vita ho viaggiato spesso per motivi di studio e non ho intenzione di fermarmi. Ho lavorato come analista presso il Centro Studi Roma 3000 ed ho collaborato per la rivista Changing World del Centro Studi Internazionali dell’Università di Lisbona. Coniugo le mie conoscenze sui processi politici, storici e socio-economici globali con la mia Laurea triennale in Comunicazione, cercando di redigere articoli quanto più intuitivi e accessibili