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    Venezuela: il “dramma” della carta igienica

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    “Se manca persino la carta igienica, bè… allora vuol dire che si è davvero toccato il fondo”. Sono le parole di un anziano venezuelano intervistato dall’Associated Press durante lo shopping quotidiano. Fare la spesa a Caracas, però, sembra essere diventato molto difficile: negli ultimi mesi, oltre alla cronica carenza di latte fresco, burro, caffè e cereali, a mancare dagli scaffali dei supermercati si è aggiunta la carta igienica. E fa quasi sorridere venire a sapere che lo Stato ha dovuto procedere all’importazione di cinquanta milioni aggiuntivi di carta igienica e di 760mila tonnellate di cibo per far fronte a questa emergenza. Vediamo che cosa c’è sotto.

     

    PERCHE’ – Come mai un Paese baciato da un clima meraviglioso e ricco di risorse naturali come il Venezuela è ridotto in questa situazione? Le ragioni sono essenzialmente due. La prima si spiega con il fatto che il Governo, nel tentativo mal riuscito di calmierare l’inflazione galoppante (quest’anno l’incremento cumulato fino a maggio è stato del 19%, ben al di sopra di quanto registrato nel 2012), impone un regime di prezzi controllati che è al di sotto del livello per cui l’offerta incontrerebbe naturalmente la domanda, riducendo in tal modo gli incentivi alla produzione interna. La seconda, ancora più grave e di natura strutturale, è dovuta allo smantellamento del sistema industriale nazionale, operato dal chavismo nell’ultimo decennio. L’economia venezuelana vive oggi quasi esclusivamente delle rendite prodotte dalle estrazioni petrolifere, mentre l’industria agroalimentare è stata messa progressivamente in secondo piano. Il programma Petrocaribe, varato alcuni anni fa con gli Stati dei Caraibi e basato sostanzialmente sullo scambio di petrolio con derrate alimentari, potrebbe non essere più sostenibile, in quanto la produzione petrolifera in Venezuela è calata più del 7% nel primo quadrimestre del 2013. Le ragioni risiedono nella mancanza di adeguati investimenti infrastrutturali e nell’assenza di management e personale tecnico qualificato, rimpiazzato nel corso degli anni da lealisti del regime socialista.

     

    TEMPI (MA)DURI – Insomma, si prospettano tempi duri per Nicolás Maduro, confermato presidente della Repubblica Bolivariana nelle prime elezioni dopo la morte di Hugo Chávez. La crescita del PIL sarà pari a zero quest’anno secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale e dovrebbe ritornare leggermente positiva dall’anno prossimo, ma a livelli non sufficienti per quello che è ancora un Paese in via di sviluppo. Tempi più duri però per la popolazione locale, specialmente quella meno abbiente, che potrebbe risentire in maniera maggiore degli effetti negativi di questa crisi economica, davvero strana per una nazione potenzialmente molto ricca.

     

    La crisi economica in Venezuela potrebbe minare la stabilità al potere di Nicolás Maduro
    La crisi economica in Venezuela potrebbe minare la stabilità al potere di Nicolás Maduro

    PIU’ CARTA IGIENICA PER TUTTI? – Senza nulla togliere agli innegabili progressi ottenuti in campo sociale in termini di lotta alla povertà e alle disuguaglianze, il modello chavista è insostenibile nel lungo periodo e i nodi stanno cominciando a venire al pettine. Se Maduro vuole sopperire alla personale mancanza di carisma, deve quindi decidersi ad imporre una svolta all’economia. In questo senso, è interessante la notizia che Kimberly Clark, colosso multinazionale della carta igienica, ha deciso pochi giorni fa di aumentare i propri investimenti in Venezuela. Questo porterà un grande sollievo ai venezuelani, non solo perché potranno finalmente andare in bagno senza preoccupazioni, ma anche perché nuovi investimenti privati porteranno lavoro e potranno favorire la ripresa dell’economia.

     

    Davide Tentori

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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