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In 3 sorsi – Il 2 dicembre scorso si sono tenute le elezioni regionali in Andalusia, storica roccaforte socialista, e, contro ogni pronostico, il partito di estrema destra Vox ha ottenuto circa l’11 per cento delle preferenze.
1. LE ELEZIONI ANDALUSE: TRA TRACOLLO SOCIALISTA E CRESCITA DI VOX
L’Andalusia è la regione più estesa della Spagna ed è popolata da 8,4 milioni di persone, che rappresentano circa il 20% della popolazione iberica. Da tali dati risulta chiara l’importanza di quest’area all’interno del Paese ed è per questo che le elezioni per il rinnovo del Parlamento regionale sono state viste anche come una prova generale degli umori del corpo elettorale spagnolo dopo i sei mesi del Governo presieduto dal socialista Pedro Sánchez. I sondaggi pre-elettorali e la storia politica della regione lasciavano poco spazio all’eventualità di cambiamenti di rilievo della geografia politica. Nel Sud della Spagna, fin dalla fine del franchismo, ha governato sempre il Partito Socialista e Susana Díaz, Presidente di questa Comunità autonoma dal marzo del 2010, è uno dei politici socialisti di maggior rilievo del panorama nazionale. Le elezioni regionali del 2 dicembre sembravano quindi avviarsi a essere l’ennesima conferma del potere socialista, in continuità con i decenni precedenti. Tuttavia i risultati sono stati ben diversi dal previsto: i socialisti si sono fermati al 27,9%. Nonostante rimangano il primo partito in termini i voti, non possono formare nessuna maggioranza con le altre forze di sinistra. La sorpresa più dirompente è stata però quel 10,97% di preferenze andato a Vox, partito ultranazionalista e tradizionalista fondato nel 2013 dal basco Santiago Abascal. Embed from Getty Images Fig. 1 – Il presidente uscente dell’Andalusia Susana Díaz
2. LE RAGIONI DEL SUCCESSO DI VOX IN ANDALUSIA
Vox alle precedenti elezioni generali aveva ottenuto a livello nazionale appena lo 0,20% dei voti, un risultato che non ha permesso l’elezione di nessun deputato. Dopo poco meno di tre anni il bacino degli elettori si è moltiplicato enormemente, tanto da permettere al partito di Abascal di porsi come quarta forza nella Comunità autonoma più popolosa di Spagna, ottenendo ben 12 deputati. I motivi di questo successo sono assai eterogenei e in parte esterni alla stessa Andalusia. Uno di questi riguarda senza dubbio l’incandescente situazione catalana, in quanto gli umori secessionistici di buona parte dei partiti politici presenti nella Generalitat sono assai invisi alla popolazione andalusa. Più in particolare l’apertura di credito che l’attuale Governo ha concesso ai partiti indipendentistici catalani, i cui voti gli sono indispensabili per raggiungere la maggioranza in Parlamento, ha creato una frattura profonda in molte regioni della Penisola. Vox dà voce a quanti considerano necessario giungere addirittura a una riforma della Costituzione in chiave centralistica. Il secondo elemento che spiega l’avanzata dell’estrema destra è la crisi migratoria che sta vivendo la Spagna da qualche mese a questa parte. Il cambiamento politico in Italia ha infatti contribuito a determinare lo spostamento dei flussi migratori provenienti dall’Africa centrale e meridionale verso la penisola iberica. Di fronte a ciò il Governo socialista di Madrid ha cercato di mostrarsi favorevole all’accoglienza attraverso le dichiarazioni ufficiali e qualche atto meramente simbolico, ma ha anche proceduto all’espulsione di quanti non possiedono i requisiti della protezione umanitaria. Ciò nonostante gli sbarchi sono aumentati notevolmente, minando la popolarità di Sánchez. Inoltre i numerosi scandali di corruzione che hanno investito i socialisti andalusi, tra cui il più famoso è stato quello legato agli ERE,  hanno reso Vox ulteriormente attraente agli occhi di elettori che volevano segnalare insofferenza per la situazione politica regionale. Le dimensioni della sconfitta socialista sono ben rappresentate dai risultati elettorali di Triana, quartiere di Siviglia storicamente operaio e luogo natale di Susana Díaz, dove Vox è riuscito a raggiungere il 12,68% delle preferenze. Embed from Getty Images Fig. 2 – Il presidente spagnolo Pedro Sánchez
3. LE RICADUTE NAZIONALI DEL VOTO ANDALUSO
È evidente che i sorprendenti risultati andalusi, che hanno condotto a una paralisi istituzionale (non essendosi ancora palesata una maggioranza in grado di governare la comunità), avranno ripercussioni anche in ambito nazionale. Il fragile esecutivo spagnolo adesso teme nuove elezioni a breve termine e, parallelamente, deve far fronte a nuovi disordini in Catalogna. Inoltre la crescita del PIL, piuttosto sostenuta nel corso degli ultimi due anni, è oggi diminuita, attestandosi intorno al 2,6%. La maggioranza parlamentare di sinistra è pressata costantemente dai partiti catalanisti e dalle opposizioni moderate e conservatrici, che, dopo la sconfitta rappresentata dalla sfiducia del Governo Rajoy, sembrano aver recuperato nuovamente l’iniziativa. A questo punto diventa importante anche capire come evolverà la situazione politica in Andalusia: se infatti si formasse un Governo regionale di coalizione tra popolari, Ciudadanos e Vox sarebbe un ulteriore e pesantissimo colpo per Sánchez e per i socialisti.

Michele Cenci

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