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RistrettoDi fronte alla prospettiva di una disastrosa sconfitta, il premier britannico Theresa May ha deciso di rinviare il voto della Camera dei Comuni sull’accordo sulla Brexit

Di fronte a una probabile e disastrosa sconfitta alla Camera dei Comuni, il premier britannico Theresa May ha deciso di rinviare il voto, previsto per oggi, sull’accordo sulla Brexit tra UE e Regno Unito.

May si è recata in Europa per incontrare i principali leader europei, ma la Commissione e i governi dell’Unione continuano a ripetere che quell’intesa non può cambiare. L’obiettivo del primo ministro è ottenere almeno un’assicurazione scritta che garantisca la temporaneità del backstop, il regime speciale, previsto dall’accordo, che minaccia di mantenere l’Irlanda del Nord nel mercato comune (e il resto del Regno nell’unione doganale) indefinitamente.

Il rinvio del voto è stata una mossa obbligata per May, che, oltre al voto contrario di tutte le opposizioni e del DUP (partito unionista nordirlandese che fornisce un appoggio esterno al governo), si è trovata ad affrontare una fronda molto consistente nel suo partito conservatore, guidata dai brexiteers duri e puri.

Sebbene il rinvio del voto abbia quanto meno salvato May da una sconfitta umiliante (e potenzialmente dalle dimissioni), è improbabile che il primo ministro ottenga concessioni significative dai partner europei, tali da permetterle di creare una maggioranza alla Camera dei Comuni. May rischia di rimanere intrappolata tra l’UE e il Parlamento e di vedere montare all’interno del partito conservatore una sfida alla propria leadership. Intanto, il tempo sta scadendo e a marzo è prevista l’uscita del Regno Unito dall’Unione. Tuttavia, la Corte di Giustizia dell’UE pochi giorni fa ha aperto uno spiraglio di via d’uscita al primo ministro britannico, stabilendo che, come si sospettava, la notifica dell’art.50 TUE (l’articolo, cioè, che disciplina l’uscita di uno Stato membro dall’Unione) è revocabile unilateralmente dal governo del Paese uscente. Insomma, fino all’ultimo minuto prima dell’uscita Londra può fare un passo indietro e ritirare la notifica, magari per guadagnare tempo. Una decisione che allarga il campo delle opzioni a disposizione di May. Tutte le opzioni rimangono quindi sul tavolo: deal, no deal, nuovo referendum sulla Brexit, elezioni anticipate. La Brexit rimane, per il Regno Unito e l’Unione Europea, una corsa a ostacoli dall’esito tutt’altro che scontato.

Davide Lorenzini

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Davide Lorenzini

Sono nato nel 1997 a Milano, dove studio Giurisprudenza all’Università degli Studi. Sono appassionato di politica internazionale, sebbene non sia il mio originario campo di studi (ma sto cercando di rimediare), e ho ottenuto il diploma di Affari Europei all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano. Nel Caffè, al cui progetto ho aderito nel 2016, sono co-coordinatore della sezione Europa, che rimane il mio principale campo di interessi, anche se mi piace spaziare.