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Analisi Sono trascorsi ormai due anni da quando l’Amministrazione Trump è entrata in carica. A seguito del secondo Dialogo su Diplomazia e Sicurezza (DSD) tenutosi il 9 novembre tra Stati Uniti e Cina, vale la pena soffermarsi sulla prospettiva militare del Pentagono rispetto alla Cina.

LA PERCEZIONE MILITARE AMERICANA DELLA CINA: NATIONAL DEFENSE STRATEGY 2018

La relazione Stati Uniti-Cina segnerà il corso di buona parte del 21esimo secolo. il presidente americano Donald Trump ha posto la relazione con Pechino come una delle priorità in materia di politica estera sin dalla sua campagna elettorale e dal suo insediamento alla Casa Bianca. In particolare l’aspetto in primo piano che ha riempito le pagine dei giornali è la relazione commerciale tra i due Paesi, soprattutto a partire da marzo e giugno 2018, quando l’Amministrazione statunitense ha annunciato e poi applicato diverse tranche di dazi sui beni in arrivo dalla Cina. Tuttavia il 2018 ha anche visto la pubblicazione di due documenti pluriennali fondamentali sui quali si basa la politica di Difesa di Washington, la National Defense Strategy (la precedente strategia risaliva al 2008) e la Nuclear Posture Review (l’ultima edizione era stata pubblicata nel 2010). Entrambi i documenti sono stati scritti dal Dipartimento di Difesa USA e, oltre a dichiarare la politica da seguire, indicano anche il punto di vista delle Forze Armate americane rispetto a vari temi, tra questi la Cina.
Tre elementi della NDS 2018 in particolare sono rilevanti e mostrano le differenze e l’evoluzione della percezione del Pentagono verso la Cina, rispetto alle precedenti edizioni del documento durante le Amministrazioni di Barack Obama e George W. Bush. Il primo elemento riguarda la rinnovata «competizione strategica a lungo termine» alla quale gli Stati Uniti devono far fronte nello scenario globale. Nello specifico questo termine indica il tramonto del periodo di assenza di azioni internazionali rilevanti che possono minacciare la supremazia strategica americana, cominciato con la dissoluzione dell’Unione Sovietica. La competizione strategica tra Stati – specialmente con Cina e Russia – è definita come «la preoccupazione principale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti» e non più il terrorismo, come invece dichiarato nelle precedenti strategie di difesa dal 2001al 2014.
Il secondo elemento di novità riguarda la comparsa del termine «Indo-Pacifico» nei documenti strategici del Pentagono. L’espressione «Indo-Pacifico libero e aperto», coniata dall’ex segretario di Stato Tillerson, sostituisce il precedente «Asia-Pacifico» utilizzato frequentemente nell’era Obama per definire la regione e lo scenario strategico. Gli appellativi «libero» e «aperto» utilizzati dal DoD risultano indirettamente rivolti a quegli atteggiamenti della Cina che impiegano la coercizione come strategia per trattare con altri Stati vicini.
L’ultimo fattore innovativo della percezione delle forze militari si riferisce alla definizione che viene data della Cina. Questa viene caratterizzata come «potenza revisionista» che «vuole plasmare il mondo coerentemente al suo modello autoritario». Secondo il documento Pechino utilizza la sua ascendente potenza economica e militare «per ricercare l’egemonia regionale nel breve termine e il primato globale a discapito degli Stati Uniti nel lungo periodo». Nelle precedenti Amministrazioni la posizione del Pentagono era certamente più sfumata e variegata, citando talvolta il «potenziale» di rivale degli USA nella regione, con la quale aspetti competitivi si alternavano ad altri cooperativi.

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Fig. 1 – Il segretario alla Difesa USA James Mattis in un’audizione al Congresso in riferimento alla pubblicazione della National Defense Strategy e della Nuclear Posture Review, 6 febbraio 2018

REPORT ANNUALE AL CONGRESSO SUL POTERE MILITARE DELLA CINA 2018

La percezione della Cina da parte delle Forze Armate statunitensi è completata dal Report Annuale al Congresso sul Potere Militare della Cina 2018. Il documento viene redatto ogni anno dal Pentagono, ai sensi della Legge sull’Autorizzazione alla Difesa Nazionale (NDAA) per l’Anno Fiscale 2000. Anche in questo caso sono presenti novità di una certa rilevanza rispetto ai report precedenti (va ricordato che il report del 2017 si basa in larga parte sull’anno 2016 e la redazione ricalca pressoché le ultime versioni dell’Amministrazione Obama). Nello specifico, quattro elementi nuovi o diversi risaltano: il settore degli investimenti, l’estensione geopolitica, la tecnologia e le innovazioni militari.
Il report del Dipartimento della Difesa apre con un riferimento alla Belt and Road Initiative (BRI) cinese, attraverso la quale la potenza asiatica ambisce ad affermarsi come primo punto di riferimento per la regione e a espandere la propria influenza globale. Lo sviluppo di stretti legami economici crea la dipendenza di Paesi stranieri e sovrani verso gli investimenti di capitale cinese, coi quali Pechino può portare avanti i propri interessi. Nella regione chiari esempi sono lo Sri Lanka e il Laos, ma anche alleati statunitensi quali Australia e Filippine. L’approccio incrementale della Cina, fatto a piccoli passi, serve inoltre all’interesse primario del Partito Comunista Cinese di mantenere un ambiente strategico esterno che sia stabile e non sfavorevole.
La novità dell’estensione geopolitica viene allargata, non prendendo più solo in considerazione il teatro del Pacifico occidentale, ma includendo anche l’Oceano Indiano fino all’India. Oltre alla già citata ridenominazione «Indo-Pacifico», il Dipartimento della Difesa sottolinea il ruolo dell’India come nuovo fronte sul quale si espande l’influenza militare della Cina. Nello specifico ha assunto importanza la situazione di stallo venutasi a creare nell’estate 2017, quando le Forze Armate di New Delhi sono intervenute per bloccare la costruzione di una nuova strada da parte cinese, nella zona contesa del Doklam e amministrata dal Bhutan. Il ruolo centrale che il Pentagono considera per l’India nella regione dell’Oceano Indiano (IOR) è inoltre sottolineato dalla frequenza col quale il termine compare all’interno del report. Prendendo in considerazione le edizioni da quando Modi è diventato Primo Ministro, promuovendo un avvicinamento strategico verso gli USA, le menzioni sono state 41 nel documento del 2018, contro le 29 del 2017, le 32 del 2016 e le 26 del 2015.

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Fig. 2 – Il porto di Colombo, Sri Lanka, fa parte degli investimenti cinesi nell’Oceano Indiano all’interno del progetto geopolitico Belt and Road Initiative (BRI)

INNOVAZIONI TECNOLOGICHE E MILITARI

La terza questione riguarda l’aspetto tecnologico, in particolare i temi space, counterspace, cyber e artificial intelligence (AI). L’argomento chiaramente non è una novità in senso assoluto, in quanto lo sviluppo militare e tecnologico cinese ha sempre ricoperto una parte importante del report, in particolare dal 2008, quando per la prima volta viene menzionato il Programma cinese di sviluppo scientifico e tecnologico (2006-2020). L’innovazione del testo del 2018, invece, si riferisce all’attenzione più generale che il presidente Trump ha posto (anche attraverso l’utilizzo di dazi commerciali) rispetto al tema del declino del vantaggio tecnologico statunitense a favore di Pechino. La Repubblica popolare ha sfruttato pratiche scorrette, ma non sempre illegali, attraverso investimenti esteri diretti (FDI), furti-cyber, furti della proprietà intellettuale, acquisizione di società estere, sfruttamento dell’accesso a cittadini privati cinesi e doppio-utilizzo di tecnologie civili per scopi militari. Uno specifico riferimento viene rivolto alla strategia del presidente Xi, attraverso la creazione del Comitato Direttivo sulla Ricerca Scientifica,che affiancherà la Commissione Scienza e Tecnologia (S&T).
Infine, le innovazioni in campo militare riguardano la progressiva implementazione della grande riforma militare strutturale avviata da Xi Jinping nel 2015 e che punta migliorare e razionalizzare la gestione della catena di comando e controllo nel medio e lungo termine. Un ruolo chiave verrà ricoperto dalla Forza di Supporto Strategico (SSF) e dalla Forza Congiunta di Supporto Logistico (JLSF). Rispetto invece alla questione del Mar Cinese Meridionale e alla continua avanzata cinese, una novità rilevante si trova nell’inquadramento della terza forza (non militare) che opera nell’area, oltre alla Marina (PLAN) e alla Guardia Costiera (CCG), la Milizia Militare (PAFMM). Unico esemplare nel suo genere in tutto il mondo, la forza civile gioca un ruolo primario nell’attività di coercizione cinese di ottenere obiettivi politici senza combattere militarmente.

Davide Davolio

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