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In 3 sorsi Il presidente Erdogan ha da poco concluso il suo viaggio in Sud America, fermandosi in Argentina, Paraguay e Venezuela.

1. ERDOGAN AL G20: POCHI FRUTTI E MOLTA RETORICA

Il viaggio di Erdogan in Sud America è iniziato il 29 novembre a Buenos Aires, in Argentina, dove il capo di Stato turco si è recato per prendere parte alla riunione del G20. Più che alla riunione plenaria, che si è conclusa giusto con un comunicato di buoni propositi, il Presidente era interessato ai meeting bilaterali: anche se snobbato da Trump, Erdogan è comunque riuscito a incontrare sia il russo Putin che il cinese Xi Jinping, rappresentanti di due Paesi fondamentali per la sicurezza economica e strategica della Turchia. Erdogan ha rivolto meno attenzione alle riunioni con i Presidenti dell’America latina. Nonostante la zona sia diventata negli ultimi anni sempre più importante in termini di interscambio economico e commerciale (passato dai 3,6 miliardi di dollari del 2006 ai 7 del 2016), la Turchia non ha infatti particolari interessi strategici in America latina, dunque i vertici con i delegati della regione al G20 sono state generiche. Durante il suo incontro con il padrone di casa Mauricio Macri, Erdogan ha provato a ottenere degli appoggi nella sua polemica contro il Governo saudita per il brutale omicidio del giornalista dissidente Khashoggi, ricevendo però solo un sostegno prettamente retorico. Sul piano economico, i due leader hanno lamentato il limitato scambio tra i due Paesi, promettendo di lavorare insieme a un rafforzamento, sia per quelli bilaterali, sia per quelli tra il Paese asiatico e il Mercosur. Anche l’incontro con il presidente cileno Piñera, al G20 come ospite, si è svolto sui binari dei meeting standard, con i due leader che hanno discusso della modernizzazione dell’Accordo di libero commercio vigente tra i due Paesi dal 2009.

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Fig. 1 – L’incontro tra il presidente Erdogan e il presidente Macri

2. ERDOGAN IN PARAGUAY: QUELL’ALLEATO CHE NON TI ASPETTI

Una volta terminato il consesso, il Presidente turco si è recato in Paraguay, dove si è trattenuto per alcune ore per incontrare il collega Mario Abdo Benítez. A molti osservatori il Paraguay è sembrata una meta piuttosto inusuale, in quanto i rapporti tra i due Paesi non hanno mai suscitato particolare interesse, né sono ritenuti strategici (la visita di Erdogan è infatti la prima visita in assoluto di un governante turco in Paraguay). In realtà, le relazioni sono sensibilmente migliorate negli ultimi mesi, in seguito alla decisione del presidente Abdo di riportare l’ambasciata paraguayana in Israele a Tel Aviv da Gerusalemme, dove era stata spostata dal predecessore Horacio Cartes. La misura è stata apprezzata dal Governo turco, alleato e difensore dell’Autorità palestinese, che ha deciso di aprire una prima ambasciata nel Paese sudamericano. Inoltre, l’economia turca sta attraversando una congiuntura economica molto negativa (come mostrato dalla massiccia svalutazione della lira di agosto), causata sia da debolezze interne che da tensioni internazionali con USA ed Europa, cosicché Erdogan è stato spinto a cercare nuovi mercati e partner commerciali. Al momento l’interscambio tra i due Paesi ammonta a poco più di 300 milioni di dollari (soprattutto da acquisti del mercato turco di carne, soia, riso e mais), che tuttavia i due Paesi progettano di espandere fino a 1 miliardo. Inoltre, i due leader hanno promesso di estendere la cooperazione anche agli ambiti culturali e scientifici e hanno firmato un memorandum per la collaborazione contro il terrorismo.

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Fig. 2 – I presidenti Erdogan e Maduro in Venezuela

3. ERDOGAN IN VENEZUELA: CIBO CONTRO ORO

Subito dopo la visita ad Asunción il presidente Erdogan è atterrato a Caracas, per incontrare il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Se con il Paraguay la Turchia ha stretto rapporti solo recenti, con il Venezuela c’è una storia relativamente lunga di collaborazione, iniziata già ai tempi di Chávez. Le relazioni si sono fatte più strette negli ultimi tempi, soprattutto per la comune avversione verso gli Stati Uniti (che per Maduro sono i responsabili della crisi del proprio Paese, mentre per Erdogan sono invischiati nel tentativo di golpe del luglio 2016).
Oltre che per rinsaldare la vicinanza politica, la visita è stata motivata anche dall’interesse economico: nonostante la sua straordinaria resilienza, il Governo di Maduro è da anni sull’orlo del collasso a causa della gravissima crisi economica e sociale ed è disperatamente alla ricerca di aiuti immediati, anche a costo di ipotecare lo sviluppo futuro. Replicando il folle accordo tra Chávez e Fidel Castro (petrolio venezuelano in cambio di medici cubani) e il recente accordo-svendita con Pechino, infatti, in cambio di 5,1 milioni di dollari d’investimenti turchi Maduro ha concesso alle aziende di Ankara il diritto in esclusiva di sfruttare i giacimenti di oro, di coltan e di diamanti venezuelani, lasciando loro anche il 45% dei profitti. Oltre alle ricchezze minerarie del Paese, Erdogan ha ottenuto anche la promessa della realizzazione di un centro culturale turco a Caracas, il primo dell’America latina.
In definitiva, il viaggio in Sud America non ha portato grandi giovamenti alla Turchia, né scalfito il relativo isolamento in cui il Paese si trova. Nonostante ciò, Erdogan può comunque vantarsi di aver rafforzato i rapporti con alcuni Paesi amici e, soprattutto, di essere tornato a casa con un accordo veramente “d’oro” con il Governo venezuelano.

Umberto Guzzardi

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