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In 3 sorsi Al termine della ventiseiesima edizione del vertice APEC in Papua Nuova Guinea, i leader dei Paesi membri non sono riusciti a pubblicare una dichiarazione congiunta. La causa principale è lo scontro tra i due giganti del meeting: Cina e Stati Uniti.

1. IL VERTICE

Il 17 e il 18 novembre scorsi si è tenuto l’annuale incontro dei leader dei 21 Paesi membri dell’APEC. L’APEC, acronimo di Asia-Pacific Economic Cooperation, è un forum economico regionale istituito nel 1989 con l’obiettivo di creare maggiore prosperità per le popolazioni dell’area e accelerare l’integrazione economica regionale. Giunto alla sua ventiseiesima edizione, il vertice ha avuto luogo a Port Moresby, la capitale della Papua Nuova Guinea (PNG). Per la prima volta nella storia l’esito del summit è stato negativo: gli Stati partecipanti non sono riusciti a raggiungere un accordo su tutti i temi trattati durante gli incontri e, dunque, a pubblicare una dichiarazione congiunta. Il principale motivo di questo esito negativo risiede in quello che è stato definito dal Primo Ministro della PNG, Peter O’Neill, come «lo scontro tra i due giganti del meeting», ossia la contrapposizione tra Cina e Stati Uniti su questioni di carattere commerciale e riguardanti la sicurezza dell’area del Pacifico.

Fig. 1 – Foto di gruppo dei leader presenti al vertice APEC 2018 | Foto: Official Facebook of Vice President of the United States Mike Pence (Official White House photo by Myles D. Cullen) via Wikimedia Commons

2. LA DICHIARAZIONE ERA KONE

Nonostante il mancato raggiungimento di una dichiarazione congiunta al termine degli incontri, O’Neill si è impegnato nella stesura di un documento formale – la cosiddetta dichiarazione Era Kone (Era Kone Statement) – rilasciato il 23 novembre, nel quale sono stati riportati gli argomenti trattati durante il summit. Dal documento si evince che tutti gli Stati membri dell’APEC si sono dichiarati a favore dell’implementazione di un futuro digitale, della promozione di una crescita sostenibile e inclusiva, dell’integrazione economica regionale e pronti a continuare nel loro sostegno agli obiettivi di Bogor. Tuttavia, gli incontri hanno visto anche l’emergere di opinioni contrastanti di alcuni stati sugli articoli 6, 16 e 17 della Dichiarazione Era Kone. Gli articoli 9 e 16 esortano le economie APEC a operare scambi commerciali in modo libero, equo e aperto. Sempre nell’articolo 16, e poi ripreso nell’articolo 17, si fa anche riferimento all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), con l’impegno da parte dei Paesi partecipanti a una maggiore collaborazione con il WTO, al fine di migliorarne il funzionamento.

Fig. 2 – Peter O’Neill, premier di Papua Nuova Guinea | Foto: Commonwealth Secretariat

3. LO SCONTRO TRA I DUE “GIGANTI” DEL SUMMIT

Il vertice ha visto da una parte il presidente cinese Xi Jinping, il quale ha dichiarato che il protezionismo messo in atto da Washington non porterà a esiti positivi all’interno dello scenario internazionale e regionale, dall’altra Mike Pence, il vicepresidente statunitense che ha fatto le veci di Trump a Port Moresby, fortemente critico verso la «diplomazia del debito» utilizzata dalla Cina nei confronti degli Stati meno sviluppati della regione del Pacifico.
Il duro scontro retorico tra Cina e Stati Uniti nasconde un’accesa rivalità per avere maggiore influenza nell’area del Pacifico. Infatti sono aumentati gli investimenti sia cinesi, sia statunitensi nei Paesi meno sviluppati della regione. Da un lato c’è Xi Jinping, che ha dichiarato di aver concesso a Tonga una dilatazione delle tempistiche con cui ripagare il proprio debito di 165 milioni di dollari. Pechino ha inoltre firmato a giugno 2018 un memorandum d’intesa con la PNG per favorire uno sviluppo del Paese all’interno del più ampio progetto della Nuova Via della Seta. Dall’altro lato ci sono gli Stati Uniti, i quali hanno risposto alle parole del Presidente cinese annunciando una collaborazione con l’Australia nella costruzione di una base navale sull’isola Manus, sempre in PNG.
Dato l’esito negativo del forum APEC, l’attenzione resta concentrata sulle prossime mosse internazionali di Cina e Stati Uniti, specialmente dopo il G20 di Buenos Aires.

Tiziana Petrucci

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Tiziana Petrucci

Dopo aver frequentato un corso di lingua cinese durante il quarto anno di liceo, ho deciso di continuare lo studio di questa lingua con una Laurea Triennale in Scienze della Mediazione Linguistica e Culturale. Dopo essermi laureata nel 2016, ho cercato un corso di Laurea Magistrale che unisse la mia passione per la Cina e la sua cultura con un altro mio grande interesse: le relazioni internazionali. Per questo motivo, ho scelto il corso Scienze Internazionali – China and Global Studies che mi ha portato ad ottenere a novembre 2018 un Double Degree presso l’Università degli Studi di Torino e presso la Zhejiang University in Cina. Durante questi cinque anni universitari ho vissuto due volte in Cina (nell’estate 2014 e da settembre 2017 a settembre 2018), ho trascorso un semestre in Norvegia come studentessa Erasmus e ho effettuato un tirocinio presso la sede di Pechino di ITA (Italian Trade Agency).