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In 3 sorsi – A seguito della scomparsa dell’ex presidente USA George H. W. Bush, proponiamo qui un riassunto della sua biografia, già ricca prima ancora della Presidenza. Alla Casa Bianca guidò gli USA in una delle fasi più complesse e delicate della storia della politica internazionale.

1. PILOTA, MANAGER, AMBASCIATORE, VICEPRESIDENTE…

Venerdì 30 novembre si è spento George H. W. Bush, quarantunesimo Presidente degli USA. I suoi novantaquattro anni di vita ci consegnano una biografia complessa e ricca. Innanzitutto, è difficile trovare un Presidente dal profilo così ampio e dalla carriera così eclettica anche prima di ascendere alla Casa Bianca (e in realtà prima ancora di iniziare il suo cursus honorum politico). Fu infatti pilota nella Seconda Guerra Mondiale, partecipando a 58 missioni aeree nel 1944 e ricevendo diverse onorificenze. Laureatosi a Yale, lavorò come manager nel settore petrolifero texano, diventando milionario all’età di quarant’anni. La sua successiva carriera politica contribuì a formare un futuro Presidente non solo preparato per il ruolo, ma anche esperto in politica internazionale. Il suo periodo come Ambasciatore presso l’ONU lo avrebbe reso uno dei pochi Presidenti statunitensi a conoscere davvero quest’organizzazione internazionale. Servì in seguito come direttore della CIA e, ovviamente, come vicepresidente negli otto anni di Ronald Reagan, cui succedette alla Casa Bianca nel 1989.

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Fig. 1 – George Bush da pilota della US Naval Aviation

2. LA PRESIDENZA: UNIFICAZIONE TEDESCA E GUERRA DEL GOLFO

Bush stava prendendo la guida della nazione che aveva appena vinto, o stava per farlo, la Guerra Fredda. I problemi tuttavia non mancavano: l’annuncio di un nuovo ordine mondiale, che potesse essere basato su democrazia e libero mercato (a cominciare da una Europe whole and free) aveva invece molti chiaroscuri, consegnando un sistema internazionale più incerto di quello precedente. Il rapido declino dell’URSS (forse troppo rapido nel pensiero dell’Amministrazione) lasciava molte incognite sul futuro dell’Europa orientale e centrale, mentre il Medio Oriente era minacciato dalle ambizioni di Saddam Hussein. Entrambe le sfide sarebbero state gestite da Bush e Baker (Segretario di Stato) con abilità e con approccio multilaterale. La prima aveva ovviamente il suo cuore nella questione tedesca, il cui risultato finale, raggiunto dopo complessi negoziati tra le potenze, sarebbe stato una Germania unificata e integralmente parte della NATO. La seconda sfida aveva avuto il culmine con l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990. Combinando efficacemente gli interessi nazionali con un approccio multilaterale, la Casa Bianca riuscì ad allestire un’ampia coalizione che operò con il mandato dell’ONU. Il successo dell’operazione fu per Bush evidente e gli permise di raggiungere una popolarità enorme: si trattava di una vittoria sia strategico-militare che diplomatica, per di più conseguita distribuendo lo sforzo bellico con gli altri Stati. In politica interna, tra i suoi lasciti sul piano legislativo ci furono il Clear Air Amendment e l’America with Disabilities Act.

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Fig. 2 – Bush con la moglie Barbara prima di un summit con Gorbachev

3. IT’S THE FOREIGN POLICY, STUPID

La sconfitta elettorale nel 1992 fu una “beffa” per lui, difficile descriverla altrimenti. I traguardi raggiunti in politica estera si rivelarono elettoralmente di secondo piano davanti a un candidato, Bill Clinton, che aveva incentrato la campagna sull’economia e sulla politica domestica, accusando Bush di avere trascurato questi temi. Queste critiche, insieme a quella di una bassa attenzione per i diritti umani nel mondo (come nel caso di Piazza Tienanmen), si rivelarono ben centrate: l’economia si trovava in una congiuntura sfavorevole e gli americani chiedevano più attenzione su politiche economiche e welfare. Inoltre, nel corso del suo mandato, Bush aveva rotto la promessa «read my lips, no new taxes», innalzando le imposte per reagire all’alto deficit pubblico, tributo richiesto dalla vittoria nella Guerra Fredda. La mossa si sarebbe appunto rivelata politicamente molto costosa. Ma la “beffa” avvenne anche perché la candidatura di un terzo concorrente, Ross Perot (che ottenne ben il 19% dei voti), fu determinante nel frantumare il voto conservatore a vantaggio di Clinton. Questo non impedì la nascita di una vera e proprio amicizia tra Bush e il giovane neo-Presidente. Negli anni successivi alla Presidenza, Bush si è reso padre di una delle dinastie maggiori della storia statunitense, i cui figli George W. e Jeb vennero eletti, rispettivamente, Presidente degli USA e Governatore della Florida.
L’Amministrazione Bush è strettamente legata alla nascita del nuovo sistema post-bipolare. Tale contesto presentava per gli Stati Uniti sia opportunità che rischi, che Bush ha cercato di gestire con prudenza. Lo storico Warren Cohen lo ha giudicato un ottimo risolutore di crisi, ma senza un grande visione per il ruolo degli USA nel nuovo mondo. In ogni caso, la sua profonda preparazione e abilità lo rendono un esempio di vero e proprio statista.
Per concludere con una curiosità: Bush non era un brillante oratore (cosa che lo ha messo in difficoltà con un avversario come Clinton), ma probabilmente non mancava di una certa schiettezza. Un esempio che forse lo caratterizza: «Non mi piacciono i broccoli […]. Ora sono Presidente degli Stati Uniti e non mangerò mai più broccoli».

Antonio Pilati

Antonio Pilati

Da Brescia, classe 1995. Sono studente di Scienze politiche internazionali. Amo da sempre la storia, di qualsiasi periodo, e la geografia – soprattutto fare ricerche sui vari Paesi e le loro caratteristiche. Sono molto interessato agli Stati Uniti sotto ogni aspetto, in quanto Paese che ritengo avvincente e unico: non solo differente rispetto a qualsiasi altro, ma anche estremamente variegato al suo interno. Sono inoltre appassionato di calcio, di videogiochi strategici e di viaggi – specialmente per le grandi città -, che adoro preparare con la massima precisione.