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In 3 sorsi – Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro ha promesso di destatalizzare l’economia e di avviare grandi riforme del sistema pensionistico, fiscale e lavorativo. Tuttavia, non è così semplice. 

1. POLITICA ECONOMICA: L’ORA DI BOLSONARO

In pochi si sarebbero aspettati l’esito elettorale un anno e mezzo fa, quando Bolsonaro veniva dato intorno al 15%. Ma una situazione economica instabile in un Brasile martoriato dalla criminalità e dalla corruzione può far oscillare gli umori facilmente. Bolsonaro sarà Presidente per i prossimi quattro anni: ha sconfitto al ballottaggio lo sfidante Haddad con oltre dieci punti di vantaggio e ha segnato l’inizio di una nuova era politica, rappresentando un forte distacco da quella tradizione petista che aveva caratterizzato il Brasile per quasi quindici anni. Bolsonaro è stato capace di fagocitare, già al primo turno, gran parte dei voti dei moderati, fomentando ancora di più lo scontro ideologico con ciò che ha rappresentato il PT nel Paese (puntando soprattutto sul peso politico dell’operazione Lava Jato). A livello politico, si è dipinto come il portatore di cambiamento, facendo leva su sentimenti anti-democratici, securitari, talvolta misogini e xenofobi. Ma non solo: Bolsonaro è riuscito ad attrarre su di sé i favori della parte ricca e bianca del Sud del Brasile, oltre che l’appoggio di un segmento fondamentale della società brasiliana, la chiesa evangelica pentecostale. Al di là dei proclami e del dibattito politico che si è creato, gli analisti stanno cercando di capire come si svilupperà la strategia economica del Paese e quali mosse abbia in serbo l’ex militare di San Paolo.
L’economia brasiliana, dopo alcuni anni di forte recessione, è ritornata a crescere (+1% nel 2017). Le attese per il 2018 sono state già ampiamente smorzate e le stime governative indicano un +1,6% rispetto al +2,5% diagnosticato a inizio anno. La stessa inflazione è prevista in rialzo al 4,2%, con la conseguente svalutazione del real brasiliano. I consumi, che avevano trainato la ripresa nel 2017, sono risultati inferiori alle attese, come anche la produzione industriale. La condizione del Paese è opaca e la ripresa economica debole per sostenere il peso di un ambiente caratterizzato dall’incertezza. Bolsonaro, nonostante un passato maggiormente statalista, si propone con una visione economica molto improntata al libero mercato e la scelta di affidare a Paulo Guedes (Chicago Boy, allievo di Milton Friedman) un superministero dell’Economia è emblematica. Ed è proprio sotto questa ingombrante figura che si proverà a ridare impulso all’economia brasiliana, in un’ottica di rottura con il passato. È previsto un massiccio programma di privatizzazioni (compreso il Banco do Brasil e il gigante del petrolio Petrobras) per smontare l’impianto centralistico e troppo burocratico del Paese, riducendo al contempo il debito pubblico. Sarà poi probabilmente proposta lindipendenza della Banca centrale. Riguardo al welfare l’impronta è simile. Lo scopo è tagliare una consistente parte della spesa pubblica per ridurre il deficit (attualmente vicino al 9% del PIL) e rendere il Brasile più competitivo.

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Fig. 1 – Bolsonaro a Brasilia con il futuro ministro Sergio Moro 

2. LE RIFORME DA VARARE

Il sistema pensionistico sarà riformato per renderlo a capitalizzazione individuale (e quindi più privatistico) e Bolsonaro si è detto aperto a un abbassamento dell’età pensionabile graduale. Per quanto riguarda il sistema di assistenza, il futuro Presidente intende mantenere la Bolsa Familia e aumentarne massicciamente l’importo. Il sistema del lavoro dovrebbe andare nella direzione di una maggiore flessibilità. Oltre all’abolizione del sindacato unico, è interessante la proposta di introdurre un nuovo tipo di libretto del lavoro (documento obbligatorio per tracciare la vita lavorativa delle persone), per garantire ai giovani la scelta di essere inquadrati come in passato, oppure senza una serie di diritti e garanzie, ma con una maggiore possibilità di essere assunti. A parte le normali critiche riguardo all’ulteriore precarizzazione del mondo del lavoro, questa manovra potrebbe aiutare a far emergere parte del lavoro nero. Sulla questione fiscale il Governo spingerebbe per una riduzione consistente della pressione sui contribuenti, accompagnata da una semplificazione del sistema di pagamento. È stato poi proposto di abbassare al 20% la tassa sui redditi e al 15% la tassazione societaria, provvedimenti finanziati parzialmente dall’introduzione di una tassa sui dividendi al 20%. Infine, prendendo in considerazione i rapporti con l’estero, saranno prediletti i rapporti economici bilaterali. La campagna contro il multilateralismo, in stile trumpiano, è anche la causa della critica al sistema restrittivo del Mercosur, messo spesso in discussione in campagna elettorale.

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Fig. 2 – Il futuro superministro dell’Economia, Paulo Guedes

3. QUALCHE PROBLEMA GIÀ IN VISTA

Ma questi sono i proclami. E la politica, soprattutto in Brasile, viaggia a velocità diverse. Le prime scintille tra Bolsonaro e Guedes sono già scoccate. Riformare il sistema pensionistico, cosa che non è riuscita all’ex presidente Temer per mancanza di appoggio politico, potrebbe essere una bomba politica in termini di consensi e sicuramente le ambizioni del futuro ministro saranno quantomeno placate. L’altra questione in ballo sono alcune privatizzazioni, in particolare quelle riguardanti il ruolo (considerato “invadente”) cinese. Ad esempio sarebbe rischioso, secondo Bolsonaro, concedere ai cinesi il fulcro di Eletrobras, azienda pubblica produttrice e fornitrice di energia elettrica in tutto il Paese. Il ruolo strategico di alcune aziende pubbliche potrebbe frenare alcune privatizzazioni e, probabilmente, le più importanti. Il rapporto tra una visione comunque più statalista e protezionistica del futuro Presidente e quella più liberista di Guedes è tutt’altro che scontato.
I mercati e gli investitori, dei quali Bolsonaro ha guadagnato l’appoggio negli ultimi mesi di campagna, non sono solitamente pazienti, come testimoniato da alcuni esperti in materia. E così senza delle vere riforme strutturali, come quelle promesse (difficili), i tassi d’interesse potrebbero tornare a rialzarsi, mentre gli investimenti potrebbero ritirarsi, specialmente con una condizione relativa alle finanze pubbliche così disastrata. E poi, cosa farà Bolsonaro se non riuscisse a limitare alcune delle piaghe sociali che stanno affliggendo il Paese, dalla povertà, alla disuguaglianza? Sarà un periodo complicato per la guida del Brasile.

Mario Janiri

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