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In 3 sorsi – Il 9 dicembre si terranno in Armenia le prime elezioni dopo la Rivoluzione di Velluto che ha deposto il primo ministro Serž Sargsyan. Questa tornata elettorale non solo segnerà un banco di prova per il leader democratico Nikol Pashinyan, ma anche per la stabilità del Caucaso.

1. PASHINYAN E IL TEST DEMOCRATICO

In seguito alla mancata elezione del nuovo Primo Ministro, l’Assemblea Nazionale armena è stata sciolta e rimarrà in carica fino alle prossime elezioni del 9 dicembre. Il 16 ottobre, infatti, Nikol Pashinyan aveva rimesso il mandato di capo del Governo, dato che la coalizione da lui guidata, Yelk, era in netta minoranza all’interno dell’Assemblea. La decisione è stata presa anche per cavalcare l’onda della Rivoluzione che ancora si fa sentire nel Paese. Infatti, nelle scorse elezioni municipali tenutesi in settembre, la coalizione Yelk ha ottenuto l’80% dei voti a Yerevan, la capitale armena. Il Partito Repubblicano del precedente presidente Serž Sargsyan, invece, non si è nemmeno presentato alle urne. I risultati di Yerevan sembrano essere un anticipo delle prossime elezioni nazionali, con la disfatta del Partito Repubblicano a favore del movimento di opposizione.
Il primo ostacolo per Yelk, però, può essere rappresentato dal rischio cronico di brogli e corruzione che affliggono da tempo il sistema elettorale armeno. Per questo lo stesso Pashinyan ha richiamato l’attenzione sul tema, promettendo la massima trasparenza. Il presidente della Repubblica Armen Sarkissian ha, inoltre, invitato una delegazione dell’OSCE a tutela del regolare svolgimento delle elezioni.

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Fig. 1 – Il premier Nikol Pashinyan durante una sessione per l’elezione del nuovo Primo Ministro nell’Assemblea Nazionale armena

2. LA RIVOLUZIONE DI VELLUTO

L’attuale situazione politica in Armenia si è sviluppata in seguito alla Rivoluzione di Velluto della scorsa primavera. Tutto è cominciato quando il precedente Governo Sargsyan ha avviato un referendum per deviare i poteri del Presidente della Repubblica sul Primo Ministro. In questo modo Sargsyan sperava di aggirare la regola che vieta al capo di Stato (ruolo svolto da lui stesso negli anni scorsi) di ottenere un terzo mandato. La paura per la deriva autoritaria si è tramutata in rabbia e ha spinto migliaia di cittadini armeni a scendere in piazza e protestare. A guidare questa rivolta pacifica è stato, appunto, il giornalista Nikol Pashinyan, poi subentrato a Sargsyan nel ruolo di Primo Ministro.

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Fig. 2 – Corteo di protesta a Yerevan durante la Rivoluzione di Velluto della scorsa primavera 

3. LE REAZIONI

Gli effetti della rivoluzione armena rappresentano una fonte di forte tensione politica e diplomatica per il Caucaso. La richiesta di cambiamento, la lotta alla corruzione e la promessa di maggiori libertà a Yerevan segnano, infatti, un netto contrasto con il tradizionale autoritarismo dei Governi locali. Pashinyan, però, si è subito dichiarato disponibile, in caso di vittoria elettorale, a cercare di collaborare con tutti i partner dell’Armenia.
Il primo attore regionale a essere preoccupato per i possibili sviluppi di un successo travolgente del movimento Yelk è la Russia. Mosca, infatti, ha sempre rappresentato per Yerevan il principale appoggio per la risoluzione dei conflitti con i vicini, soprattutto per via della questione del Nagorno-Karabakh. Proprio per rassicurare il principale partner politico ed economico dell’Armenia, Pashinyan è volato a Mosca per discutere con Vladimir Putin delle future relazioni tra i due Paesi. Durante l’incontro i due leader hanno anche stipulato nuovi accordi per le forniture di gas e pianificato nuovi progetti di investimento russi in Armenia.
Anche l’Unione Europea rientra tra gli attori di importanza cruciale nella transizione politica armena. Il 24 novembre del 2017, infatti, l’Armenia ha siglato il patto di Partenariato Orientale con l’Unione. Pashinyan ha quindi incontrato alcuni ambasciatori dei Paesi membri dell’UE proprio per ribadire l’impegno della “Nuova Armenia” verso un futuro democratico libero dalla corruzione e basato sul rispetto dei diritti umani, sulla crescita economica e sulla libertà di stampa.

Alessio Baccinelli

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Alessio Baccinelli

Classe 1990 dalla provincia di Brescia, decido di affrontare un nuovo percorso di vita dopo un’esperienza di volontariato in Mozambico e una parentesi lavorativa post-diploma. Per questo decido di avvicinarmi al mondo accademico iscrivendomi alla facoltà di Scienze Linguistiche per le Relazioni Internazionali, appassionandomi da subito al mondo della politica estera. In facoltà riesco ad agganciarmi all’ormai fu progetto “Geopolitical Atlas” in cui mi specializzo nella produzione di analisi grafiche di scenari geopolitici. Grazie al percorso linguistico mi avvicino al mondo russo, senza dimenticare la passione per l’Africa e per i luoghi meno battuti. Trasferitomi a Copenhagen, decido di iniziare il master in International Development Studies and Global Studies presso la Roskilde University.