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In 3 sorsiDopo l’uscita degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano, la strategia statunitense di isolare Teheran attraverso le sanzioni sul petrolio complica i rapporti economici e commerciali tra UE e Iran. L’UE cerca di reagire per salvare l’intesa, ma sembra in una condizione di svantaggio.

1. LE SANZIONI USA

L’Amministrazione Trump all’inizio del mese di novembre ha decretato il ripristino delle sanzioni contro il settore energetico e finanziario iraniani, allo scopo di isolare e indebolire il regime di Teheran. Le misure rischiano di avere effetti su scala globale e, tra le altre cose, di incrinare i rapporti commerciali e diplomatici tra Iran e Unione Europea. A maggio il Presidente USA aveva annunciato l’uscita di Washington dall’accordo di Vienna sul nucleare iraniano, aprendo la strada alla re-imposizione delle sanzioni USA, sospese dall’Amministrazione Obama a partire dal 2015. Dal 2012 al 2015, quando USA e UE avevano inasprito le sanzioni per costringere Teheran a negoziare l’accordo sul nucleare, l’Iran aveva potuto veicolare la maggior parte delle esportazioni di petrolio verso Cina ed India, in un periodo economico difficile per l’Europa, registrando però un calo netto dell’export di circa il 40% (da 2 milioni di barili venduti al giorno a 1.2 milioni).

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Fig. 1 – Il Presidente USA Donald Trump 

2. LA STRATEGIA DI TRUMP E I RIFLESSI SULL’EUROPA

La significativa differenza, rispetto alle sanzioni 2012-2015, è che alle misure varate dagli USA non hanno fatto seguito sanzioni analoghe da parte dell’Unione Europea. I Paesi del vecchio continente, anzi, non hanno nascosto il loro disappunto per il ritiro USA dall’accordo di Vienna. L’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri Federica Mogherini è decisa a fare tutto il possibile per mantenere le relazioni economiche con l’Iran e per tenere in vita l’intesa sul nucleare anche dopo l’uscita di Washington. In particolare, l’UE si è impegnata a garantire le transazioni bancarie, le importazioni di risorse petrolchimiche, la continuità degli investimenti nel settore dei trasporti e la cooperazione finanziaria.

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Fig. 2 – L’Alto Rappresentante UE Federica Mogherini e il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Zarif

3. QUALI OPZIONI DI RISPOSTA HA L’UE?

Tre sono le principali misure attuate da Bruxelles per tutelare imprese e operatori finanziari dal rischio di incorrere nelle sanzioni secondarie statunitensi per i rapporti con l’Iran. Nel mese di agosto a Bruxelles è stata approvata la revisione del Regolamento di Blocco (Reg. 2271/96), che impedisce agli operatori finanziari europei e alle imprese di adeguarsi alle sanzioni americane contro l’Iran e prevede sistemi di compensazione per le perdite che dovessero subire a causa delle medesime. Se da una parte questo strumento lancia un segnale politico forte nei confronti degli Stati Uniti, all’atto concreto appare tuttavia assai difficile eludere le misure restrittive di Washington. I soggetti europei sono infatti estremamente vulnerabili alle sanzioni secondarie USA, che possono prevedere la confisca di beni negli Stati Uniti o il divieto di accesso al cruciale mercato americano. In particolare, le istituzioni finanziarie, le banche o le società di investimento europee che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran possono trovarsi isolate dai corsi azionari e dai mercati finanziari americani. Si creano inoltre problemi di certezza del diritto: difficile sarà, infatti, per i regolatori europei accertare se la scelta di interrompere i rapporti con l’Iran possa derivare da motivi di opportunità economica oppure dalla decisione di adeguarsi alle sanzioni statunitensi. La seconda misura è stato predisposta dalla Commissione europea e approvata a luglio dal Parlamento europeo e consiste nell’includere l’Iran tra i Paesi partner che possono ricevere sostegno economico e finanziario per progetti e infrastrutture dalla Banca Europea per gli investimenti. Il terzo strumento, attivato per contrastare le sanzioni secondarie, con particolare riguardo al settore finanziario, è rappresentato dallo “Special Purpose Vehicle”. Questo meccanismo è stato annunciato a settembre da Mogherini nel corso dell’incontro dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; si tratta di una entità legale che garantirebbe la copertura dai rischi delle sanzioni secondarie americane alle imprese europee che effettuano pagamenti da e verso l’Iran. Tuttavia sembra che nessun Paese europeo voglia predisporre l’SPV per timore delle ritorsioni commerciali da parte degli Stati Uniti. Nel breve periodo, e con specifico riferimento alla situazione iraniana, le intenzioni dell’UE non sembrano quindi in grado di tradursi in misure in grado, concretamente, di privare le sanzioni USA del loro effetto.

Francesco Carrara

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