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In 3 sorsi Si è tenuta a Pechino dal 25 al 27 ottobre la visita ufficiale del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe in Cina volta a riavvicinare le due potenze asiatiche per far fronte alle incertezze politiche e economiche.

1. UN INCONTRO DAL CARATTERE COMMERCIALE 

L’occasione è stata il 40esimo anniversario della firma del Trattato di Pace e Amicizia tra i due Paesi, a sette anni dall’ultima visita di un Premier giapponese nella Repubblica Popolare Cinese (RPC). Durante il vertice, che ha visto coinvolti il primo ministro cinese Li Keqiang e il presidente Xi Jinping, Abe ha dichiarato di voler dare inizio a una nuova era di cooperazione per perseguire la pace e la prosperità dell’Asia e del mondo intero e stabilire un regime commerciale «libero e giusto». L’incontro sembrerebbe segnalare un disgelo delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. A giocare un ruolo fondamentale sono state motivazioni di carattere commerciale. Entrambi gli attori, rispettivamente la seconda e la terza economia mondiale, sono stati interessati dalle politiche protezionistiche dell’Amministrazione Trump. Come la Cina è stata colpita dalle nuove tariffe doganali che ne hanno penalizzato l’export, il Giappone ha subito misure punitive sulle proprie esportazioni di alluminio e acciaio. In tale contesto un avvicinamento risulta essere nell’interesse reciproco. Il Giappone troverebbe nella Cina un mercato ideale per quelle aziende recentemente sfavorite dagli USA, mandando così un forte messaggio di indipendenza e autonomia a Trump a seguito del suo ritiro dalla Trans-Pacific Partnership (TPP), mentre la RPC, attraendo investimenti e tecnologie giapponesi, compenserebbe le perdite causate dai nuovi dazi e, offrendosi quale partner strategico ed economico alternativo agli Stati Uniti, mitigherebbe le preoccupazioni su una sua eccessiva influenza regionale.

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Fig. 1 – Il primo ministro cinese Li Keqiang accoglie Shinzo Abe al suo arrivo alla Grande Sala del Popolo di Pechino, 26 ottobre 2018

2. DIFFERENZA DI VEDUTE

Nonostante l’esito positivo del summit abbia fatto parlare di una svolta nelle relazioni sino-giapponesi, tra i due Paesi persistono forti divergenze. A gravare è innanzitutto la questione delle isole contese del Mar Cinese Orientale. Le Senkaku/Diaoyu sono state causa di un’escalation ancora oggi irrisolta, culminata nel 2012 con forti tensioni e l’interruzione dei rapporti diplomatici. A ciò si aggiunge un conflitto ideologico che li rende rivali naturali. Il Giappone è membro di un’alleanza di democrazie libere guidata dagli Stati Uniti, alleato chiave nella regione del Pacifico sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre la Cina è l’ultima grande nazione comunista. Pechino vede negli sforzi di Abe per emendare la Costituzione a favore di un rafforzamento militare e nell’avvicinamento all’India – antagonista storico della RPC – un mezzo per contenere la propria influenza nella regione. Infine non bisogna trascurare le rivalità storiche. Pechino stenta a dimenticare le stragi perpetrate dalle truppe di Tokyo durante le guerre sino-giapponesi del secolo scorso e l’impatto che queste hanno avuto sul declino internazionale della Cina.

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Fig. 2 – Stretta di mano tra Abe e Xi Jinping durante il loro incontro a Pechino, 26 ottobre 2018 

3. CONCORDI SÌ, MA FINO A CHE PUNTO?

Il risultato più significativo del vertice sembrerebbe essere quindi commerciale. I due Paesi hanno firmato una serie di accordi strategici in materia di commercio, finanza, tecnologia e cooperazione per lo sviluppo. Oltre a siglare un nuovo accordo per uno swap valutario dal valore di 30 miliardi di dollari volto a salvaguardare la stabilità finanziaria, le due parti si sono impegnate a cooperare per lo sviluppo di infrastrutture in Paesi terzi nell’ambito della Belt and Road Initiative (BRI), firmando oltre 50 accordi dal valore complessivo di 18 miliardi di dollari. Sebbene l’incontro segni un miglioramento significativo nei rapporti tra le due potenze asiatiche, una serie di questioni irrisolte fanno sì che le relazioni bilaterali nel lungo periodo rimangano una sfida su cui lavorare, specialmente dal momento che per il Giappone un riavvicinamento con Pechino rischia di compromettere il legame con Washington, ad oggi fondamentale per la sua sicurezza nel Pacifico.

Claudia Adele Lodetti

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Claudia Adele Lodetti

Classe 1993. Milanese di nascita ma cittadina del mondo, dopo una laurea triennale in Lingue per le Relazioni Internazionali (indirizzo cinese) presso l’Università Cattolica di Milano e un master in Global Management for China, ho conseguito la magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (Europa-Asia Orientale) presso la Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla Belt and Road Initiative e la politica estera di Xi Jinping. Appassionata di geopolitica e di Oriente, vi parlo di Cina, la mia seconda casa, tra un sorso di caffè e una canzone di Bruce Springsteen. Nel tempo libero amo leggere, fare yoga e organizzare il mio prossimo viaggio.