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Analisi Il 18 e 19 ottobre si è tenuto a Bruxelles il dodicesimo vertice ASEM tra i leader dei due continenti, che ha posto al centro dell’attenzione il tema connettività con un chiaro riferimento, nonché sfida, al progetto eurasiatico cinese.

PARTNER GLOBALI PER SFIDE GLOBALI

Il biennale summit ASEM (Asia Europe Meeting), svoltosi a Bruxelles per la sua dodicesima edizione, è un forum inter-regionale fondato nel 1996 che ambisce a rafforzare dialogo e cooperazione tra 30 Paesi europei (28 Stati membri UE, Svizzera, Norvegia) e 21 nazioni asiatiche (tra le quali anche la Cina), oltre ai due partner istituzionali, Unione Europea e ASEAN. L’incontro tra i capi di Stato e di Governo degli Stati membri promuove una piattaforma di discussione informale su temi politici, economici, sociali e culturali di comune interesse.
Nell’edizione 2018, dal tema Global Partners for Global Challenges, i leader europei e asiatici hanno sottolineato il bisogno vitale di mantenere un’economia globale aperta basata su un sistema di regole comuni. In tema di sicurezza internazionale è stato enfatizzato l’impegno a sostenere il regime di non-proliferazione, incluso il supporto all’accordo sul nucleare iraniano JCPOA. Il forum ha inoltre ribadito l’importanza di un multilateralismo efficace e ha affrontato sfide globali quali cambiamento climatico, sostenibilità ambientale, migrazioni e cyber security.
A supporto di questi impegni è stato presentato l’ASEM Sustainable Connectivity Monitor (ASCM). Questo strumento, sviluppato dalla Commissione Europea, misura il livello di connettività economica, fisica, politica e istituzionale tra i partner ASEM.
Nonostante alla distanza il format ASEM abbia smarrito la sua spinta creativa iniziale, le politiche protezionistiche dell’Amministrazione Trump hanno ridato slancio all’edizione del 2018. Le due regioni, attraverso il motto “Global Partners for Global Challenges” hanno puntato sul multilateralismo per far fronte all’unilateralismo americano e ritrovare un nuovo equilibrio globale.

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Fig. 1 – I leader europei e asiatici camminano per la foto di rito durante il vertice ASEM di Bruxelles, 19 ottobre 2018

LA PROPOSTA UE

Il tema che più ha caratterizzato il forum ASEM è stata l’enfasi sulla connettività eurasiatica e sulla strategia inter-regionale dell’Unione Europea. Il piano, denominato “Connecting Europe and Asia – Building blocks for an EU Strategy”, è stato pubblicato dalla Commissione Europea il 19 settembre e il summit ha fornito l’occasione di presentarlo ufficialmente ai partner asiatici. Vale la pena analizzare il piano UE sia a livello di cornice che di contenuto.
La cornice − probabilmente l’aspetto più rilevante − è significativa, in quanto un piano più “muscolare” europeo rispetto a una regione così ricca di opportunità è stato certamente doveroso. Infatti, secondo i dati dell’Asian Development Bank, per la regione saranno necessari 1.700 miliardi di euro all’anno di investimenti in infrastrutture per i prossimi decenni se si vuole mantenere gli attuali tassi di crescita, adattandosi al cambiamento climatico. La cornice della strategia della Commissione è inoltre rilevante per i valori che essa propone (“The European way”) per ogni progetto di connettività: sostenibile, comprensivo e basato su un sistema di regole preciso.
Il paper della Commissione UE articola la connettività in quattro aspetti: trasporto, energia, digitale e cooperazione umana. L’esecutivo di Bruxelles propone tre modi coi quali questa strategia verrà conseguita, ovvero costruzione di connessioni efficienti, costituzione di partnership e infine un nuovo approccio per mobilitare gli investimenti. Sui contenuti si denota la consueta vaghezza dei progetti europei. Infatti, al di là dell’estensione del progetto ferroviario “Trans-European Network for Transport (TEN-T)” a Paesi dei Balcani occidentali e del Caucaso e degli accordi bilaterali sull’aviazione, la strategia di Bruxelles si concentra su risultati del presente e del passato, tralasciando grandi iniziative per il futuro, in particolare per quanto riguarda le opportunità di cooperazione con grandi potenze come Russia, Cina e India.

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Fig. 2 – Operai lavorano a Barcellona lungo la rete ferroviaria Trans-European Transport Network

LA SFIDA ALLA CINA

L’aspetto significativo del vertice ASEM, come sottolineato anche da autorevoli osservatori americani e giapponesi, sta nell’alternativa con cui l’Unione Europea risponde al progetto infrastrutturale “Belt and Road Initiative” (BRI) di Pechino. Anche se non diretta esplicitamente contro l’iniziativa del Governo cinese, la strategia di Bruxelles, col suo linguaggio attentamente selezionato, tende a identificare i diversi principi sui quali fondare i propri progetti.
L’Unione Europea negli ultimi anni ha cominciato a percepire la crescente assertività cinese, non solamente nel distante teatro dell’Asia-Pacifico, ma anche all’interno dei propri confini e nell’immediata periferia. Il progetto BRI ha cominciato a destare alcune perplessità anche in diversi Paesi asiatici che inizialmente lo avevano appoggiato con grande entusiasmo (Sri Lanka, Malesia, Pakistan e Maldive). In Europa gli investimenti cinesi che al momento destano la maggiore preoccupazione riguardano l’acquisizione totale del porto del Pireo di Atene, il collegamento ferroviario Budapest-Belgrado e la costruzione di un’autostrada in Montenegro. In particolare, al di là dei legittimi investimenti e della volontà di Pechino di estendere la propria influenza nel Vecchio Continente, ciò che preoccupa riguarda la reale utilità economica di tali iniziative e l’assenza degli standard ambientali e dei diritti di chi vi lavora. I termini “connettività sostenibile”, “fattibilità finanziaria”, “alti standard di trasparenza e buona governance”, “dare voce al popolo” e i riferimenti geografici ai Balcani occidentali e all’Europa orientale presenti nella strategia della Commissione Europea creano un’implicita ma chiara alternativa ai progetti del Governo cinese.

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Fig. 3 – I progetti cinesi in Europa attraverso la Belt and Road Initiative (BRI) includono investimenti nel porto del Pireo di Atene

FTA UE-SINGAPORE

Passato in secondo piano sui media, uno dei risultati più importanti del vertice è l’accordo di libero scambio firmato da Consiglio dell’Unione Europea e Governo di Singapore.
Singapore è di gran lunga il partner ASEAN principale dell’UE, con scambi bilaterali di merci per un valore complessivo di 53 miliardi di euro (2017) e di servizi per 44 miliardi di euro (2016). Singapore è inoltre al primo posto nella classifica relativa agli investimenti europei in Asia, con il complesso degli investimenti bilaterali che ha raggiunto nel 2016 la cifra di 256 miliardi di euro.
L’accordo commerciale con Singapore eliminerà quasi tutti i dazi rimanenti su taluni prodotti europei, semplificherà le procedure doganali, toglierà le restrizioni nel settore dei servizi e istituirà norme e parametri rigorosi basati sugli standard europei. Esso facilita anche lo scambio di prodotti elettronici, alimentari e farmaceutici, promuovendo nel contempo la crescita verde. L’accordo garantisce la protezione dalle imitazioni di 190 prodotti alimentari regionali europei (indicazione geografica) e prevede anche importanti novità in tema di proprietà intellettuale e sviluppo sostenibile. UE e Singapore hanno inoltre siglato un accordo sulla protezione degli investimenti, che contiene tutti gli aspetti del nuovo approccio dell’UE alla protezione degli investimenti e i relativi meccanismi di applicazione.
Gli accordi commerciali e d’investimento rappresentano il primo passo verso un futuro accordo interregionale fra l’UE e l’ASEAN. Nell’atmosfera del vertice ASEM, il presidente della Commissione Europea Juncker ha concluso che l’accordo «costituisce un ulteriore messaggio forte di partner che condividono la stessa intenzione di difendere e promuovere un sistema internazionale fondato sulle regole, la cooperazione e il multilateralismo».

Davide Davolio

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