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AstroCaffèIl film First Man è uscito anche nelle sale italiane. Siamo stati a vederlo e vi proponiamo una recensione senza spoiler (a parte il finale, universalmente conosciuto) del film di Damien Gazelle.

LA STORIA

Concentrare la storia umana e professionale di Neil Armstrong dal 1961 al 1969 non era impresa facile, ma il regista di “First Man”, Damien Gazelle c’è riuscito abbastanza bene. Certo, mancano alcuni punti chiave che lasciano degli aspetti non spiegati bene, oltre a una certa esagerazione di alcune situazioni (ad esempio all’inizio sembra trasparire che Armstrong non fosse poi un granché come pilota sperimentale, cosa non vera). Ryan Gosling ha fatto un buon lavoro nell’impersonare l’astronauta, rendendo visibili sfaccettature caratteriali che possono sfuggire a un’analisi non approfondita del personaggio. Il rapporto con la figlia Karen ne è un esempio, oltre alla sua apparente imperturbabilità e spigolosità che invece nascondevano un individuo sensibile, ma non in grado di reagire a gioie e tragedie come la maggior parte delle persone. Altri due aspetti colti da regista e sceneggiatori sono stati il rapporto con la moglie Janet (interpretata molto bene da Claire Foy) e con il collega astronauta e vicino di casa Edward White. Dal nostro punto di vista, un difetto possono essere le scene sulla Luna che divengono troppo introspettive e sentimentali. Gli astronauti non sono andati lì per riflettere e osservare panorami, ma per fare del lavoro scientifico. Forse, però, enfatizzare quest’aspetto è stato utile alla narrazione e nel cercare di coinvolgere un pubblico più ampio, non interessato ai tecnicismi.

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Fig. 1 – Il regista Damien Gazelle

ASPETTI TECNICI

Partendo dal presupposto che chi scrive è molto attento ai dettagli tecnici delle vicende e dei mezzi, anche qui Gazelle e il suo team se la sono cavata abbastanza bene. I veicoli e le tute spaziali sono stati riprodotti fedelmente negli aspetti interni ed esterni. Qualche problema però c’è stato. L’interno degli abitacoli non era così buio come si vede nel film, anzi erano ben illuminati. Inoltre, il modulo lunare non vibrava così tanto durante la discesa verso la Luna, oltre al fatto che il motore non faceva un gran rumore e il veicolo non si pilotava come un aereo da caccia, con virate e rotazioni rapide. Tutto era invece molto lento, graduale e comandato dal computer. Un aspetto che avranno notato davvero in pochi è un piccolo errore durante la scena del lancio dell’Apollo 11: a un certo punto si vede il Kennedy Space Center dall’alto, ma con la pista per l’atterraggio dello Space Shuttle, che sarebbe stata costruita più di 10 anni dopo. La vicenda dell’Apollo 11 è stata trattata in maniera davvero realistica. Nella sala, chi non era a conoscenza dei fatti è rimasto spiazzato. Ottima la scelta, nella versione italiana, di lasciare la scena della discesa di Armstrong dalla scaletta del modulo lunare in lingua originale con i sottotitoli. Permette di apprezzare i dialoghi così come sono stati.

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Fig. 2 – Gli astronauti dell’Apollo 11 il giorno del lancio

CONSIDERAZIONI FINALI

Chi si aspetta un film corale rimarrà deluso. La pellicola è e deve essere concentrata su un solo punto di vista: quello di Neil Armstrong (e parzialmente della moglie Janet). Gazelle nel complesso ha fatto un buon lavoro nel rimanere aderente alla biografia di Armstrong scritta da James Hansen (da cui il film è esplicitamente tratto), aggiungendo qua e là aspetti più narrativi, a volte esagerati, ma che non cambiano l’assetto della storia. Per un pubblico curioso che vuole avvicinarsi al mondo dello spazio, o semplicemente conoscere la vita del primo uomo sulla Luna, il film non delude. Stesso discorso per chi è esperto del settore, come chi scrive. Sempre che lo si guardi capendo che è stato girato per il grande pubblico, non per una nicchia di tecnicisti.

Emiliano Battisti

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.