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In 3 sorsi Il 28 ottobre in Georgia si svolgeranno per l’ultima volta le elezioni dirette per il Presidente della Repubblica. Il prossimo capo dello Stato georgiano traghetterà quindi la nazione verso un nuovo corso politico.

1. VERSO UNA NUOVA FORMA DI GOVERNO 

Le imminenti elezioni presidenziali in Georgia sono essenziali per il futuro della nazione. Il Presidente eletto, seppur con ridimensionati compiti, dovrà infatti garantire una transizione politica armoniosa da un sistema presidenziale a uno parlamentare. L’agenda governativa di Tbilisi, inoltre, prevede diversi obiettivi da raggiungere nei prossimi anni, sia in politica interna che in politica estera. Internamente, dovranno proseguire le riforme volte a costituire uno Stato democratico, basato sul rispetto dei diritti umani e sull’indipendenza di media e magistratura. In politica estera continuerà, invece, il processo di integrazione del paese nella UE e nella NATO, necessario per rafforzare la propria posizione nel sistema globale. Una volontà di integrazione rafforzata dalla presenza attiva in vari organismi internazionali quali ONU e OSCE, senza dimenticare l’entrata in vigore dell’Accordo di Associazione (Association Agreement) con l’Unione Europea nel 2014. Per quanto riguarda la sicurezza regionale, Tbilisi aspira a garantire la coesione di tutto il territorio georgiano, supportata dalle Istituzioni europee e dalla NATO. Inoltre mira a risolvere il problema delle repubbliche secessioniste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, verso cui ha pianificato diversi programmi di riconciliazione e supporto.

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Fig. 1 – Alcuni anziani georgiani di fronte ai manifesti elettorali per le presidenziali del prossimo 28 ottobre

2. I COMPITI DEL NEO-PRESIDENTE

Seppur con responsabilità limitate rispetto ai suoi predecessori, il prossimo Presidente dovrà garantire la stabilità governativa e tutelare i cittadini, rappresentandoli nelle questioni nazionali ed internazionali. Le modifiche alla Costituzione emanate nel 2017 hanno riguardato soprattutto il settore della Giustizia: il neo-Presidente, infatti, potrà nominare solo alcune figure di istanza negli uffici dell’Alto Consiglio di Giustizia e della Corte Costituzionale. Tali riforme hanno alimentato un clima pre-elettorale di grande attenzione tra i cittadini, perché, essendo l’ultimo voto diretto che esprimono, molti vorrebbero che la figura del Presidente conservasse tutti i suoi poteri, come dimostrano alcune rilevazioni condotte dal National Democratic Institute (NDI). I recenti cambiamenti, però, sempre secondo i focus group svolti dall’Istituto, potrebbero sviluppare un paradosso che danneggerebbe l’intento democratico della riforma, spingendo quindi gli elettori a votare per qualsiasi candidato considerato “valido”.

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Fig. 2 – Il presidente uscente Giorgi Margvelashvili annuncia ufficialmente le elezioni presidenziali per fine ottobre, 1 agosto 2018

3. I CANDIDATI

Queste elezioni presidenziali hanno registrato il più alto numero di candidature indipendenti. E come ogni campagna elettorale che si rispetti, i candidati hanno proposto i loro programmi. Tra gli obiettivi più comuni ci sono l’esigenza di accelerare il percorso del Paese per diventare membro UE e quella di rilanciare l’economia, fornendo salari più alti e servizi legali più efficienti. La Commissione elettorale centrale ha selezionato 25 candidati ufficiali, provenienti dai maggiori partiti in carica e dalla gente comune. Tra i principali, troviamo la leader del partito di maggioranza Georgian Dream, Salome Zurabishvili, mentre per l’opposizione scendono in lizza l’ex ministro degli Esteri Grigol Vashadze, il parlamentare di European Georgia Davit Bakradze e il capo del partito Girchi Zurab Japardize. Secondo un sondaggio della Edison Research per l’emittente televisiva Rustavi 2, il neo-Presidente non verrà eletto al primo turno, anche se è attualmente in testa Vashadze con il 22% delle preferenze, seguito da Bakradze con il 18% e da Zurabishvili, che sfiora solo il 15%. Ma in politica tutto può cambiare in un attimo.

Sara Barchi

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