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In 3 sorsi – La Presidenza Benitez è ufficialmente iniziata. Il Paraguay dovrà affrontare questioni come la diffusa povertà assoluta e il ruolo internazionale. Partner fondamentale: Taiwan.

1. DOVE ERAVAMO RIMASTI

Ci siamo occupati del Paraguay in occasione delle elezioni del 22 aprile 2018, vinte dal candidato di centrodestra Mario Abdo Benitez. Esprimendo l’intenzione di mantenere la continuità con il lavoro dell’ormai ex presidente Cartes, Benitez ha prestato ufficialmente giuramento il 15 agosto di quest’anno.
Le perplessità sul neopresidente riguardano sia l’ambiguo atteggiamento nei confronti del regime militare di Stroessner – contro cui ha esternato cordoglio per le vittime, – sia alcune posizioni sostenute all’interno della campagna elettorale, dalla volontà di stabilire un servizio di leva obbligatorio, fino al forte sostegno agli ideali di famiglia e pro-vita. Tali dubbi non rappresenterebbero però un problema per la base del Partido Colorado, la formazione politica che sostiene Benitez, la quale avrebbe accantonato le vicissitudini dello stronismo come “roba del passato”.
Il Paraguay apre dunque la nuova Presidenza con un Governo che dovrà giungere a compromessi per ottenere la votazione favorevole del Congresso sui provvedimenti, segnando la fine dell’egemonia del Colorado. All’interno del proprio discorso di insediamento, Benitez si è impegnato a combattere la povertà e la corruzione. A tal proposito, ha dichiarato che: «Il Paraguay continuerà a crescere, ma abbiamo bisogno di una crescita economica più inclusiva per far uscire le persone dalla povertà assoluta, per ridurre la disoccupazione».
Intanto, il Paraguay è firmatario della richiesta formale presso la International Criminal Court di condurre indagini nei confronti del Venezuela, assieme a Canada, Argentina, Perù, Colombia e Cile.

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 Fig. 1 – Il presidente paraguayano Benitez di fronte all’Assemblea Generale dell’ONU

2. LE RIFORME E COSA RESTA DA FARE 

Sul fronte economico il Paraguay mostra segnali di una rinnovata fiducia in sé, anche alla luce dei miglioramenti apportati negli ultimi anni. La stabilità politica raggiunta a seguito della conclusione dell’esperienza dittatoriale ha visto l’emergere di nuovi fenomeni politici e l’emergere di una generazione che sta sostenendo il processo di riforma della società civile.
La Presidenza Cartes ha portato avanti un processo di riforma economica volta a eradicare l’efficienza e la corruzione nel settore pubblico, promuovendo una gestione oculata delle risorse. Fra i risultati ottenuti si registra una crescita media del 5% annuo nell’ultimo decennio e un indice di libertà economica nettamente superiore rispetto agli Stati confinanti.
Tuttavia, c’è una questione che rischia di rimanere un ostacolo al contrasto della criminalità organizzata, ossia la sostituzione delle coltivazioni in favore di un ritorno alle piantagioni di marijuana – nonostante il programma di conversione implementato. La principale critica mossa dagli agricoltori all’esecutivo è la mancanza di sostegno, come denunciato dai produttori di Kamba Rembe nel distretto di General Resquín, i quali incolpano il Ministero dell’Agricoltura per aver lasciato le famiglie prive di aiuti e in balia delle necessità di sopravvivenza.
Il Paraguay è attualmente il principale produttore di marijuana nel Cono Sur: l’obiettivo del programma governativo era quello di sostituire gradualmente la pianta stupefacente con coltivazioni di sesamo. L’ostacolo principale è il fatto che la coltivazione di altre piantagioni non è sufficientemente redditizia per poter rappresentare un’alternativa. La pratica della crop substitution, dunque, sembra rappresentare un tentativo fallito lungo la strada per l’eradicazione del fenomeno.

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Fig. 2 – Combustione di un carico di droga effettuato dalle autorità del Paraguay

3. L’ASSE CON TAIWAN

L’attuale strategia di politica estera di Asunción passa per la collaborazione con Taiwan, che conferma il Paraguay – unico alleato del Paese asiatico in Sudamerica e con rapporti diplomatici che durano dal 1957 – come partner strategico nello scenario regionale. Il 30 luglio 2018 il presidente taiwanese Tsai Ing-wen annunciò tramite comunicazione del viceministro degli Esteri Jose Maria Liu che avrebbe effettuato una visita diplomatica in Paraguay e Belize, prevista fra il 12 e il 20 agosto.
Il Presidente taiwanese non è nuovo a viaggi in America Latina: negli ultimi due anni le sue visite ufficiali hanno toccato, oltre al Paraguay, anche Panama, Honduras, Guatemala, Nicaragua, El Salvador e altri. Tuttavia, dal momento dell’insediamento di Ing-wen nel maggio 2016, Taiwan ha perso cinque alleati, di cui tre in Sudamerica: Panama, El Salvador e Repubblica Dominicana. L’attività diplomatica intrapresa dalla Cina, infatti, ha fortemente penalizzato il Governo di Taipei nella regione latinoamericana, come affermato dalla US-China Economic and Security Review Commission (USCC).
La visita in Paraguay si è svolta fra il 14 e il 16 agosto, comprendendo la partecipazione del Presidente taiwanese alla cerimonia di insediamento del presidente eletto Mario Abdo Benitez e un incontro con quest’ultimo e l’uscente Horacio Cartes.
La cortesia è stata ricambiata da Benitez, il quale ha effettuato un viaggio diplomatico a Taiwan il 7 ottobre, partecipando anche alla celebrazione della Festa nazionale il mercoledì seguente. Durante il suo soggiorno, Benitez ha dichiarato che il proprio Paese si impegnerà a garantire incentivi fiscali e tutele legali per attrarre investitori da Taiwan. Oltretutto, il Paraguay aveva precedentemente sostenuto la partecipazione di Taiwan ai lavori delle Nazioni Unite di fronte all’Assemblea Generale.
I frutti a lungo termine di questa collaborazione diplomatica sono arrivati il 18 ottobre, con l’annuncio dell’imminente firma di un Memorandum Of Understanding fra i due Paesi da parte del viceministro Liu. La dichiarazione ha seguito la conferma, per opera del ministro degli Esteri taiwanese Joseph Wu, del fatto che i due Governi stiano avanzando un programma di investimenti per 150 milioni di dollari, al fine di creare un contesto favorevole alle imprese e ai cittadini taiwanesi, così come ai loro partner. I dettagli e la cifra esatta devono ancora essere definiti, ha specificato il ministro Wu, il quale ha aggiunto che l’accordo non debba essere interpretato come un atto diplomatico ostile nei confronti della Cina.

Riccardo Antonucci

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Sono nato a Roma il  29 gennaio 1996.Ho studiato presso la LUISS Guido Carli Scienze Politiche indirizzo Politics, Philosophy and Economics. Attualmente studio Energy Security Studies presso la Masaryk University. Ho diretto il giornale universitario Globe Trotter presso la LUISS e svolto l’attività di speaker per The International Newsroom (programma di approfondimento di geopolitica su RadioLuiss). Alla passione per la geopolitica unisco la mia personale mania per la scrittura (nel 2016 è stato pubblicato il mio primo saggio E – Politics. Riflessioni per una nuova dialettica politica), nonché il desiderio di intraprendere la carriera accademica o comunque legata alla ricerca.