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Analisi Il 6 settembre 2018 si è tenuto a New Delhi il primo Dialogo 2+2 tra le delegazioni congiunte Esteri e Difesa di Stati Uniti e India. L’incontro ha segnato un passo decisivo nella partnership strategica tra i due Paesi, ma lascia aperte alcune questioni.

UN INCONTRO ATTESO DA TANTO: LE PREMESSE

Il Dialogo 2+2 tra Stati Uniti e India si è finalmente svolto all’inizio di settembre, dopo che due rinvii, il primo per l’avvicendamento tra Tillerson e Pompeo ad aprile e il secondo a giugno per il più scottante summit tra Trump e Kim a Singapore, avevano messo in dubbio la reale volontà americana di portare avanti questo percorso.
Le origini e le ragioni di questo incontro derivano da lontano e sono molteplici. Innanzitutto la Presidenza Trump ha marcato fin dal suo inizio un netto distacco rispetto ai mandati di Obama: la posizione della nuova Amministrazione verso la Cina è infatti maggiormente antagonistica (seppur guidata in primo luogo dalle questioni commerciali), e meno permissiva nei confronti del Pakistan, allineandosi in linea generale con le preferenze di New Delhi. In secondo luogo, il summit avvenuto nel giugno 2017 a Washington tra il premier indiano Modi e il presidente Trump ha posto le basi per avviare un dialogo strategico e definire aree concrete di cooperazione tra i due partner. Il terzo aspetto riguarda la strategia per l’Asia meridionale annunciata ad agosto 2017 dal Presidente americano e la nuova strategia per un Indo-Pacifico libero e aperto elaborata dall’ex segretario di Stato Tillerson a ottobre. Entrambe le dottrine denotano la considerevole attenzione che l’Amministrazione Trump ha dedicato, sin dai primi mesi del suo mandato, all’India, alla regione dell’Oceano Indiano e all’intero Subcontinente.
La convergenza strategica tra Washington e New Delhi è evidente nelle ragioni: entrambi vedono infatti la crescita (militare) della Cina non più in modo pacifico e percepiscono il progetto Belt and Road Initiative come coercizione economica nei confronti dei Paesi più piccoli e poveri. Gli Stati Uniti sotto Trump si sono mostrati favorevoli alla ricostituzione del dialogo informale denominato QUAD o Quadrilateral Security Dialogue tra quattro democrazie regionali: Stati Uniti, Giappone, India e Australia. L’India mantiene una posizione più sfumata sulla Cina e sul QUAD, tuttavia il discorso del premier Modi al Dialogo Shangri-La di giugno 2018 avalla certamente principi e valori della strategia di un Indo-Pacifico libero e aperto.

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Fig. 1 – La Settima Flotta americana conduce operazioni navali insieme agli alleati regionali nell’Oceano Pacifico occidentale, maggio 2018

POMPEO E MATTIS A NEW DELHI

Con queste premesse, il 6 settembre si è svolto a New Delhi il primo Dialogo 2+2 alla presenza del segretario di Stato e alla Difesa americani Mike Pompeo (alla prima visita in India) e Jim Mattis,con le rispettive controparti indiane Sushma Swaraj e Nirmala Sitharaman.
I principali accordi raggiunti sono quattro. Gli Stati Uniti hanno concordato all’India lo status di Paese facente parte della Strategic Trade Authorization (STA-1), il quale consentirà a Washington di esportare e trasferire le più alte tecnologie americane, incluse le più sensibili, al gigante asiatico – infatti in precedenza solamente 36 Paesi, la maggior parte della NATO, erano designati nella lista STA-1. L’intesa indica la grande fiducia che gli USA hanno riposto nell’India come partner, e ribadiscono lo status di Major Defense Partner riconosciuto nel 2016. Le due parti hanno, inoltre, siglato un accordo su Comunicazione, Compatibilità e Sicurezza (COMCASA), che permetterà una maggiore interoperabilità tra le rispettive Forze Armate e garantirà all’India un più ampio accesso ai sistemi di difesa americani. Il terzo accordo consiste in una maggiore cooperazione commerciale, militare e tecnologica tra Washington e New Delhi. In particolare si tratta di un impegno ad anteporre e incoraggiare la co-produzione e il co-sviluppo di progetti di innovazione militare tramite la Defense Technology and Trade Initiative (DTTI). Infine, riconoscendo i crescenti legami militari, i due Paesi si sono impegnati per la creazione di un nuovo esercizio militare congiunto “tri-service”, oltre alla già esistente esercitazione trilaterale Malabar.
L’incontro ha dunque posto le basi per la costruzione di una partnership strategica per gli anni a venire, ancor più in virtù della firma di questo patto nei delicati mesi pre-elettorali (oltre alle elezioni di mid-term americane, l’India in particolare affronterà le elezioni nazionali nella prima metà del 2019).

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Fig. 2 – Il segretario alla Difesa USA Jim Mattis, il segretario di Stato USA Mike Pompeo, il ministro degli Affari Esteri indiano Sushma Swaraj e il ministro della Difesa indiano Nirmala Sitharaman fotografati prima dell’inizio del Dialogo 2+2 a New Delhi

ALLEATI E OSTACOLI

Durante l’incontro tra le quattro delegazioni di Esteri e Difesa, sono stati ribaditi ulteriori aspetti di comunanza tra i due Paesi. È stata sottolineata la condivisione nei principi e nell’approccio rispetto alla cooperazione nella regione dell’Indo-Pacifico, anche attraverso format di lavoro trilaterali con Giappone e Australia e il ruolo chiave dell’ASEAN. Un’altra questione che avvicina Stati Uniti e India è l’Afghanistan. Infatti, entrambi i Governi condividono metodo e obiettivi per il processo di pace − gli americani hanno inoltre apprezzato il ruolo di New Delhi nel Paese.
Tuttavia, malgrado enormi passi in avanti grazie anche alla vicinanza ideologica tra i due leader attuali, la relazione indo-americana è attraversata da pesanti ombre, derivanti dalle aspre relazioni intercorse tra i due Paesi durante la Guerra Fredda. In primo luogo, il rapporto tra India e Russia. Il recente viaggio del presidente Vladimir Putin a New Delhi ha fatto emergere ufficialmente i dubbi che già in precedenza gli americani nutrivano nei confronti dell’acquisto da parte indiana di cinque sistemi missilistici avanzati S-400 SAM (Long Range Surface to Air Missile) di fabbricazione russa. L’accordo, siglato durante il vertice col primo ministro Modi il 5 ottobre, da un lato rappresenta la continuità della tradizionale politica estera indiana di indipendenza e di equilibrio rispetto alle altre potenze globali, dall’altro costituisce un segnale di allarme nei confronti di Washington e una sorpresa rispetto al Dialogo 2+2. Infatti gli Stati Uniti avevano sollecitato in maniera risoluta il Governo di New Delhi a non firmare l’accordo, minacciando possibili sanzioni economiche nel caso (possibile, ma non certo) in cui non venga applicata la deroga contenuta all’interno del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA). Vale la pena ricordare che Washington, per gli stessi SAM russi, ha applicato sanzioni nei confronti della Cina, ed esercita pressioni da mesi affinché la Turchia, alleato NATO, vi rinunci.
L’altro tema in cui si notano divergenze riguarda l’Iran. Gli Stati Uniti, sin dall’inizio della Presidenza Trump hanno mostrato un atteggiamento ostile nei confronti di Teheran, prima con il ritiro dall’accordo JCPOA, poi con l’introduzione di sanzioni al regime iraniano. L’India, in questo caso, ha una posizione ben distinta. Infatti, il Governo di New Delhi ritiene Teheran un partner commerciale fondamentale, in particolare per quel che riguarda il porto di Chabahar nel Golfo dell’Oman, il quale dovrebbe fungere da punto di raccordo tra l’India occidentale, l’Asia Centrale e la Russia, il cosiddetto “Corridoio Nord-Sud”.

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Fig. 3 – Vladimir Putin insieme al primo ministro indiano Narendra Modi durante il vertice bilaterale India-Russia del 5 ottobre scorso

SPERANZE E OBIETTIVI

L’India nei prossimi anni avrà certamente il difficile ruolo di bilanciare le sue politiche con Washington e quelle degli altri partner regionali. Allo stesso tempo, New Delhi si trova in un’ottima posizione. Infatti, mai prima d’ora era stata così vicino a livello strategico agli Stati Uniti, godendo inoltre di un’ottima salute economica, sia per crescita attuale che per proiezione futura. Per di più a livello interno il Governo Modi/BJP appare solido, anche in vista delle prossime elezioni.
Gli Stati Uniti, ugualmente, ritengono l’India un partner strategico fondamentale, quasi imprescindibile nell’attuale contesto internazionale di “America First”, pertanto Washington dovrà necessariamente convivere con le sue posizioni non sempre allineate. La relazione può essere dunque classificata come un successo dell’era Trump e rimarrà un asse che segnerà fortemente l’equilibrio strategico globale nei prossimi decenni.

Davide Davolio

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Davide Davolio

Laurea Magistrale in Relazioni (International Affairs) presso l’Università di Bologna a marzo 2018 con tesi su American Military Perception of China (2001-2016). Ho svolto tirocini presso l’Ambasciata d’Italia a Washington D.C. e la Delegazione dell’Unione Europea in India a New Delhi e due semestri di scambio presso Australian National University e Stockholm University.

Mi occupo di strategia, commercio e relazioni internazionali dell’Indo-Pacifico, con focus su: Asia Meridionale, Sudest Asiatico, relazioni UE-Asia (Sud-Sudest), strategia USA nell’Indo-Pacifico.