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RistrettoIl Brasile a destra, ballottaggio presidenziale dal risultato quasi acquisito. Bolsonaro è andato molto vicino a vincere già al primo turno.

Il prossimo Presidente del Brasile sarà scelto domenica 28 ottobre, quando si sfideranno i due candidati che hanno raccolto il maggior numero di preferenze, Bolsonaro per la destra e Haddad per la sinistra.

Il primo dato che balza agli occhi è la polarizzazione; l’ex militare Bolsonaro, accoltellato circa un mese fa, ha cannibalizzato tutti i partiti di destra e centro destra, aggregando il fronte conservatore attorno a sé. La chiave è stata la voglia di “cambiamento”, soprattutto dopo gli scandali degli ultimi 3 anni, e la paura, sentimento che il campione della destra evangelica ha saputo cavalcare con destrezza. L’alta spesa pubblica, utilizzata per i programmi sociali del PT, è stata l’arma in più usata nel campo della politica economica, all’interno di un programma non così articolato. Basti pensare che una forza tradizionale come i socialdemocratici (in Brasile di destra) di Alckmin non sono arrivati neanche al 5%.

Dall’altro lato, il PT, orfano di Lula, alla fine ha tenuto. Haddad, candidato debole e senza una vera base elettorale propria, ha superato il 29%, riuscendo a conquistare il voto e le speranze di 1/3 dei brasiliani, nonostante 12 anni di PT al comando del Paese. Un risultato, in realtà, positivo per il malmesso partito dei Lavoratori, venutosi a trovare senza leader un mese prima delle elezioni più importanti della storia dello stato.

Ora Bolsonaro, che ha ben 17 punti percentuali di vantaggio (e 18 milioni di voti!) vede la vittoria all’orizzonte. Solo 3 settimane lo separano da un sogno. Ma il cammino è lungo. Ora conterà il gioco più “politico”, quello delle alleanze; si è fatta serrata la corte al 12,5% di Ciro Gomes, del Pdt (Partido Democratico Laburista), a lungo indicato come il reale delfino di Lula; ha detto che si esprimerà a breve sul chi sostenere al secondo turno. Detto di Alckmin, a destra rimane il Partido Novo (iperliberista) di Joao Amodeo (con il 2,5% dei consensi). A sinistra c’è poco altro, l’eterna marina Silva (ambientalista) con l’1% e il centrista MDB dell’ex governatore della Banca centrale, Meirelles. Insomma, per Bolsonaro è quasi fatta. Deve sperare che l’astensionismo rimanga alto. Per Haddad adesso è veramente dura, ma i giochi non sono ancora chiusi del tutto.

Andrea Martire

Immagine di copertina a cura dell’autore.

Andrea Martire

Appassionato di America Latina, background in scienze politiche ed economia. Studio le connessioni tra politica e sociale. Per lavoro mi occupo di politiche agrarie e accesso al cibo, di acqua e diritti, di made in Italy e relazioni sindacali. Ho trovato riparo presso Il Caffè Geopolitico, luogo virtuoso che non si accontenta di esistere; vuole eccellere. Ho accettato la sfida e le dedico tutta l’energia che posso, coordinando un gruppo di lavoro che vuole aiutare ad emergere la “cultura degli esteri”. Da cui non possiamo escludere il macro-tema Ambiente, inteso come espressione del godimento dei diritti del singolo e driver delle politiche internazionali, basti pensare all’accesso al cibo o al water-grabbing.

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