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L’accordo raggiunto tra Zelaya e Micheletti con la mediazione degli USA non è stato applicato. A dieci giorni dalle elezioni, lo scontro rischia di diventare sempre più duro

IL VOTO SLITTA – Il 17 novembre il Congresso hondureño ha stabilito che si riunirà il prossimo 2 dicembre per decidere sulla restituzione della presidenza al deposto Manuel Zelaya, come stabilito nel patto firmato sotto l’auspicio americano lo scorso ottobre. La riunione, prevista inizialmente per il 5 novembre, è slittata fino al voto odierno in attesa dei pareri non vincolanti del Procuratore, della Corte Suprema, della Commissione Nazionale dei Diritti Umani, del Pubblico Ministero, che finiranno di essere presentati nella prossima settimana. La decisione sulla restituzione della Presidenza a Zelaya avverrá tre giorni dopo le elezioni generali del prossimo 29 novembre dove 4 milioni di hondureñi voteranno il nuovo Presidente che dovrebbe governare il paese per i prossimi 5 anni.  Comunque vada, il provvedimento avrà un significato essenzialmente formale, dal momento che dal punto di vista pratico Zelaya, se reintegrato, non potrà che attendere la naturale conclusione del suo mandato.  

VIOLENZE E ARRESTI – Tuttavia ad oggi a Tegucigalpa non pare esserci un clima ideale per lo svolgimento di elezioni democratiche. All’inizio di novembre varie ONG hanno denunciato alla Commissione Interamericana dei Diritti dell’Uomo  la esistenza documentata di centinaia di casi di tortura e trattamenti inumani, 9 morti in manifestazioni e un centinaio di persone arrestate in maniera illegittima. Mentre è notizia dell’altro giorno che vari giudici hondureñi sono indagati da parte dei loro superiori per aver manifestato contro il colpo di stato. Il giudice Ramòn Barrios per aver tenuto una conferenza dal titolo “Non fu una successione presidenziale”, dove censurava le decisione della Corte Suprema in un ricorso presentato contro il presidente Zelaya. Un altro giudice è indagato per aver partecipato a una manifestazione duramente repressa dai militari, dove rimase ferito Anche la campagna presidenziale ha visto l’abbandono progressivo di vari concorrenti alla Presidenza i quali, a causa del clima di intimidazione e violenza esistente (in vari comizi vi sono stati 14 feriti) hanno deciso di ritirare la propria candidatura. Nel paese negli ultimi 45 giorni di sospensione delle garanzie costituzionali sono state arrestate più di 1200 persone, delle quali 619 minorenni, e 120 sono sotto processo per essere scesa in piazza a manifestare. 

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MEDIAZIONE DEGLI USA? – Non è chiara la posizione ufficiale dell’amministrazione Obama, che proprio in questi giorni sta tentando un’ultima mediazione tra le parti. Il sottosegretario aggiunto per l’America Latina, Craig Kelly, è giunto ieri in Honduras per cercare di ricomporre il contrasto. È possibile che gli USA riconoscano l’esito delle elezioni del 29 novembre, anche se questo potrebbe andare contro l’orientamento della comunità internazionale. Il reintegro di Zelaya nei tempi “supplementari” potrebbe fornire la base di legittimità dell’esito che uscirà dalle urne. Ma “Mel” pare non abbia intenzione di partecipare ancora al dialogo e di non riconoscere nessuna decisione che dovesse essere presa. In questo caso, la situazione si polarizzerebbe ulteriormente e la questione diventerebbe ancora più intricata.  

Andrea Cerami 18 novembre 2009 redazione@ilcaffegeopolitico.it

 

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