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In 3 sorsiMentre imperversa un grave epidemia di colera nella capitale Harare, la situazione politica in Zimbabwe resta incerta, con il periodo successivo alle elezioni del 30 luglio segnato da violenze sui civili e dal ricorso dell’opposizione contro la vittoria di Mnangagwa.

1. EMERGENZA COLERA 

Lo Zimbabwe è precipitato ancora una volta nell’incubo del colera. Secondo il report ACAPS del 18 settembre si tratta della quarta epidemia degli ultimi 15 anni, la più seria dal 2009. Dai quartieri di Glenview e Buridiro, situati a sud-ovest della capitale Harare, l’epidemia si sta estendendo in altre aree del Paese come Chitungwiza, Gokwe North, Bulawayo, Masvingo. Nelle ultime tre settimane il numero delle vittime è salito a 45, mentre il numero di soggetti affetti si attesta intorno ai 5mila e circa 200mila rischiano il contagio. Il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza ad Harare lo scorso 11 settembre. A determinare la rapida propagazione del batterio vibrio cholerae, che sta causando infezioni intestinali mortali dovute al consumo di cibo e acqua contaminati, è la fatiscente struttura idrica della capitale, lasciata in stato di totale abbandono sin dagli ultimi massicci interventi di implementazione apportati nel 1994. Ad aggravare ulteriormente la crisi concorrono diversi elementi: la mancanza di igiene e di acqua potabile nelle abitazioni, l’assenza di strutture ospedaliere e servizi sanitari efficienti, la pratica di seppellire indiscriminatamente i cadaveri infetti, incrementando il rischio di inquinamento delle falde acquifere. La diffusione del tifo e dei virus dell’HIV/AIDS e la resistenza del batterio vibrio cholerae alle cure antibiotiche peggiorano ulteriormente la situazione. Per contenere l’epidemia il Governo ha attivato un meccanismo di risposta nazionale sotto la guida del Ministero della Salute, che coordina gli sforzi degli organismi nazionali e internazionali quali la Zimbabwe Association of Doctors for Human Rights, l’Organizzazione mondiale della Sanità, Oxfam, Mèdecins sans Frontiérs. Il ministro della Salute ha attribuito la recente crisi sanitaria nella capitale al Consiglio comunale di Harare guidato dai membri del partito Movement for Democratic Change (MDC) all’opposizione. Più in generale per Jessica Pwiti, direttore esecutivo di Amnesty International Zimbabwe «l’attuale epidemia di colera è una terribile conseguenza dell’insuccesso dello Zimbabwe nell’investire e gestire le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie».

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Fig. 1 – Personale medico assiste le vittime dell’epidemia di colera nel campo medico allestito fuori dal policlinico di Glen View, nella capitale Harare

2. TENSIONI POST-ELETTORALI

Il clima post-elettorale è stato segnato dalla violenta repressione delle forze di opposizione avvenuta all’indomani della proclamazione della vittoria di Mnangagwa lo scorso primo agosto. Secondo il rapporto stilato dalla Zimbabwe Human Rights Commission (ZHRC), l’uso indiscriminato di munizioni da parte delle Forze di difesa governative ha causato la morte di sei persone. Numerose sono state le denunce di molestie e intimidazioni nei confronti di elettori, attivisti e candidati MDC, ai quali sono stati inferti danni fisici e materiali. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 3 agosto, il candidato dell’opposizione Chamisa, uscito sconfitto dalle urne con uno scarto di 300mila voti, ha rifiutato l’esito della consultazione, qualificando l’elezione di Mnangagwa «fraudolenta, illegale e illegittima». Il ricorso per irregolarità presentato dal MDC non è stato accolto dalla Corte Costituzionale, che ha confermato la vittoria di Mnangagwa per mancanza di prove decisive. Il giuramento del neoeletto Presidente, avvenuto il 26 agosto, non ha demotivato le forze di opposizione, che hanno promesso di proseguire la lotta per il riconoscimento della vittoria di Chamisa fuori dalle aule dei tribunali, in Parlamento e per strada con manifestazioni pacifiche.

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Fig. 2- Il presidente dello Zimbabwe Emmerson Mnangagwa

3. DEBOLEZZA A LIVELLO INTERNAZIONALE 

La sentenza della Corte Costituzionale ha ristabilito la legittimità del processo elettorale. La missione di osservazione EU ad Harare ha accolto positivamente la decisione e ha raccomandato la necessità di investigare e di assicurare alla giustizia i responsabili degli atti di violenza politica post-elettorale. Per il momento resta la proposta di Mnangagwa di insediare una Commissione di inchiesta sugli abusi perpetrati tra il primo e il 9 agosto dalle Forze di difesa nazionali e governative sui civili inermi nel corso delle manifestazioni a favore del MDC. Come immediata conseguenza dei disordini post-elettorali, lo scorso 8 agosto l’Amministrazione Trump ha deciso di confermare lo Zimbabwe Democracy and Economic Recovery Amendment (ZDERA) Act, mantenendo le sanzioni imposte al Paese dal 2001. Pochi giorni fa una delegazione guidata dal presidente Mnangagwa ha visitato New York, in occasione della 73esima sessione ordinaria dell’Assemblea delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di raccogliere consenso politico e infondere fiducia nei confronti degli investitori internazionali, per stabilire nuove linee di credito vitali per il futuro dello Zimbabwe.

Salvatore Loddo

 

 

 

Salvatore Loddo

Sono nato in una piccola località turistica della Sardegna nel 1985. Studi e lavoro mi hanno portato lontano. Ultima tappa è Atene, dove vivo da qualche tempo. Ho studiato filosofia a Venezia e Torino, diritti umani e “studi sul genocidio” a Londra. Ho collaborato con il Centro Studi Sereno Regis (Torino), Saratoga Foundation for Women Worldwide (New York), Philosophy Kitchen (Torino). Ho pubblicato nel 2015 La Shoah. Una guida agli studi e alle interpretazioni e articoli sulla crisi in Centrafrica e sulla “responsabilità di proteggere”. Principali aree di interesse sono la violenza politica e le strategie di prevenzione, la trasformazione non violenta dei conflitti e le innumerevoli forme di rappresentazione della violenza estrema.