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In 3 sorsi – La visita di Maduro a Pechino in settembre mostra il rafforzamento dei rapporti tra il Venezuela e la Cina, mentre quelli con gli Stati Uniti rimangono sempre più tesi. 

1. UNA ‘ARCA DELLA PACE’ DALLA CINA IN SOCCORSO DI MADURO

In un momento storico di grossa difficoltà per il Venezuela, dovuto a una forte crisi economica che ha alimentato un esodo di massa verso i Paesi vicini, uno spiraglio di luce sembrerebbe giungere dalla Cina. È notizia recente l’arrivo di una nave della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione soprannominata Peace Ark, rientrante in un più ampio progetto cinese di soccorsi umanitari destinati a undici Paesi e chiamato “Mission Harmony”, che ha portato per circa una settimana assistenza sanitaria gratuita e medicine di base irreperibili in Venezuela. L’arrivo è stato accolto in pompa magna dal ministro della Difesa, Vladimiro Padrino López, e conferma una serie di accordi tra i due Paesi raggiunti durante l’ultima visita di Maduro in Cina dello scorso settembre.
Tali accordi, per la precisione ventotto, prevedono una stretta cooperazione nei settori minerario, della sicurezza, della salute, della tecnologia e petrolifero, quest’ultimo fondamentale per l’economia venezuelana e attraverso il quale avverrà, in parte, la restituzione dei circa 70 miliardi di dollari prestati dal Governo cinese, ormai il creditore chiave in Venezuela dal 2008. L’intervento della Repubblica popolare può essere spiegato essenzialmente con due motivi: in primis il petrolio venezuelano, fonte importante nella spinta economica cinese degli ultimi anni; in secondo luogo il consolidamento dell’influenza di Pechino in Sudamerica a discapito di quella statunitense.

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Fig. 1 – Nave ospedale della Marina dell’Esercito popolare di liberazione ‘Peace Ark’

2. ACCORDI NEL SETTORE MILITARE CON LA CINA

Oltre che agli accordi sopra citati, la relazione sino-venezuelana è incentrata anche sul settore militare. Tale rapporto, più che decennale e documentato dagli Acuerdos de cooperación militar 2005-2016, vede diversi patti firmati tra i due Paesi, come ad esempio quelli del 2005 volti a una maggiore collaborazione tra le due Difese in materia di istruzione e formazione necessarie a sviluppare le capacità militari, oltre a comprendere l’acquisto da parte della compagnia CAVIM di radar JYL-1 per un costo di 150 milioni di dollari dalla società China Electronic Technology Corporation (CETC). O ancora quelli del 2012, riguardanti impegni industriali e infrastrutturali, con il Progetto del Centro di radiocomunicazione industriale tra la compagnia CAVIM e la China National Electronics Import & Export Corporation (CEIEC) costruito a Maracay. Oppure gli accordi per la costruzione del complesso di edifici per la sede dei comandi generali dell’Esercito, della Marina, dell’Aviazione e della Guardia nazionale nel Fort Tiuna di Caracas, completato nell’ottobre del 2013, con il gruppo statale cinese CITIC Group. Inoltre la Cina ha costruito e messo in orbita per il Venezuela due satelliti, di cui uno con applicazioni militari, mentre un terzo è stato lanciato nel 2017. D’altra parte, nel quadro dello scambio educativo, l’Esercito cinese ha condotto corsi in Venezuela, in particolare operazioni speciali, mentre i membri delle Forze armate nazionali bolivariane si sono addestrati in Cina nell’impiego delle attrezzature militari acquisite nella Repubblica popolare.

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Fig. 2 – Immagine di un radar cinese

3. CINA-VENEZUELA-USA: UNA PARTITA A TRE GIOCATORI

Nel rapporto tra Cina e Venezuela si inserisce un terzo attore: gli Stati Uniti. L’interesse americano per Caracas è comunque ambiguo. Se infatti da una parte Trump ha risposto alla rielezione di Maduro con sanzioni finanziarie, è pur vero che ad oggi il Presidente statunitense non considera il Paese sudamericano una priorità nell’agenda nazionale. Maduro, dal canto suo, nel recente intervento al Palazzo di vetro ha accusato gli Stati Uniti di orchestrare un attacco volto a danneggiare il Venezuela. In questo contesto, il disinteresse statunitense in Sudamerica ha aperto le porte per influenze estere, con il pronto avanzamento della Cina. Va osservato infatti come Pechino dal 2005 abbia fornito all’intera regione prestiti per 150 miliardi di dollari e, in ottica futura, possa voler estendere, e ben volentieri, il progetto infrastrutturale delle Nuove vie della seta anche a questa parte del mondo. Pechino nutre infatti un forte interesse per l’America centrale, in quanto fonte di approvvigionamento di cibo a costi contenuti e, soprattutto, area dalla posizione strategica.
In conclusione la forte instabilità che si registra in Venezuela viene osservata molto attentamente da diversi attori: oltre alla Cina infatti ci sono la Russia e l’Iran, che aspirano ad avere una maggiore influenza nel Paese, cosicché si rende particolarmente attenta la gestione dell’emergenza, che potrebbe ben presto divenire un focolaio pericoloso per l’intera regione.

Marco D’Amato

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