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In 3 sorsi – Aumentano gli scontri in Camerun in vista delle elezioni presidenziali del 7 ottobre 2018. La partita per i nove candidati in lizza si gioca sulla crisi tra regioni anglofone e francofone.

1. LA QUESTIONE ANGLOFONA E LE ELEZIONI

Lunedì 7 ottobre si svolgeranno le elezioni presidenziali in Camerun, che quest’anno contano la partecipazione di nove candidati. Le ultime si sono svolte nel 2011 e hanno visto la vittoria di Paul Biya, allora al suo sesto mandato, e del suo partito Rassemblement Démocratique du Peuple Camerounais (RDPC). La corsa alla Presidenza si sta svolgendo in un clima di violenze, concentrate prevalentemente nell’Ovest del Paese. È qui che le Forze di Liberazione dell’Ambazonia, gruppo armato separatista delle regioni anglofone, reclamano l’indipendenza dal Camerun francofono. Una delle ultime azioni di protesta da parte dei ribelli è stato l’attacco al carcere di Wum, nel Nordovest del Camerun, che ha provocato l’evasione di più di cento detenuti. L’episodio fa parte della strategia dei ribelli per impedire lo svolgimento delle elezioni nelle regioni di lingua inglese. Inoltre i gruppi separatisti hanno istituito posti di blocco per ostacolare la distribuzione del materiale elettorale in tutta la regione. Appare chiaro che uno dei temi caldi di questa campagna elettorale, iniziata il 22 settembre, riguarderà lo scontro tra la maggioranza francofona e la minoranza anglofona e la richiesta di secessione. La questione anglofona, iniziata in maniera pacifica nel 2016, è degenerata in conflitto armato fino a trasformarsi in una vera e propria rivendicazione separatista.

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Fig. 1 – Soldati camerunensi presidiano la piazza Omar Bongo a Buea, nella provincia anglofona del Sud-ovest durante una manifestazione a sostegno del partito al governo e del Presidente Paul Biya

2. LA LUNGHISSIMA PRESIDENZA DI PAUL BIYA

Il Camerun ha ottenuto l’indipendenza nel 1960 ed è stato una Repubblica federale (ex-Camerun francese ed ex-Camerun inglese) fino al 1972. In quell’anno, a seguito di un referendum popolare, è divenuto una Repubblica unitaria. Dal 1960 al 1982 la carica di Presidente è rimasta nelle mani di Ahmadou Ahidjo. Il suo sistema di potere monopartitico ha scongiurato l’esplodere di conflitti etnici. Dopo le sue dimissioni, la Presidenza è passata all’allora primo ministro Paul Biya, eletto per la prima volta nel 1984. Paul Biya è ancora a capo del Rassemblement Démocratique du Peuple Camerounais (RDPC) e concorre per il suo settimo mandato, dopo 36 anni al potere, grazie all’introduzione, nel 2008, di alcune modifiche costituzionali che hanno rimosso il limite dei due mandati, precedentemente approvato nel 1996. A Biya spetta sicuramente il merito di aver introdotto un sistema multipartitico e formalmente democratico. Nonostante ciò la sua politica è stata caratterizzata dalla totale mancanza di alternanza al potere. I suoi detrattori lo accusano di aver reso il Camerun uno dei Paesi più corrotti al mondo. E in effetti, i dati di Transparency International lo collocano al 153° posto su una classifica di 180 Stati.

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Fig. 2 – Il presidente del Camerun Paul Biya stringe la mano al presidente cinese Xi Jinping durante il Forum per la Cooperazione tra Cina e Africa, che si è svolto al Great Hall of the People, a Pechino, lo scorso 3 settembre 

3. OPPOSIZIONE DIVISA NON VINCE

Tra i nove contendenti, resi noti il 7 agosto, figurano Joshua Osih, e Akere Muna. Il primo è vicepresidente del principale partito di opposizione, il Social Democratic Front (SDF), noto per essere stato il primo politico camerunense di lingua inglese ad assumere la carica di parlamentare a Douala nel 2013. Il secondo è un illustre avvocato anglofono del Popular Front for Development (PFD), ex vicepresidente di Transparency International, conosciuto a livello internazionale per i diversi ruoli ricoperti nel settore della lotta alla corruzione e del buon governo. Muna è visto come un grande sostenitore dello Stato federale e questo ha fatto guadagnare al PFD diversi voti, a discapito del SDF, più che del partito di Governo RDPC. In ogni caso il potere esercitato da oltre trent’anni e la frammentazione dell’opposizione, che non è riuscita a presentare un candidato unico, non lasciano molti dubbi sulla probabile vittoria di Paul Biya.

Veronica Frasghini

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