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In 3 sorsiDopo un anno di negoziati, il Messico è riuscito a trovare un accordo con gli Stati Uniti e il Canada per creare lo Usmca.

1. IL NAFTA È MORTO, LUNGA VITA ALLO USMCA

Il NAFTA (North American Free Trade Area) è un trattato di libero scambio in vigore tra Canada, Stati Uniti e Messico firmato nel 1992. L’accordo, nato dalla volontà di incrementare il commercio tra i contraenti, rimuoveva le barriere doganali allo scambio di un elevato numero di beni, arrivando a comprendere ben 1 trilione di dollari (ovvero un miliardo di miliardi). Facendo riferimento all’economia messicana, da un lato il NAFTA è lodato per aver aumentato l’industrializzazione del Paese e aperto il mercato degli Stati Uniti, dall’altro è accusato di aver trasformato il Messico in un serbatoio di manodopera a basso prezzo e bassa specializzazione e di avere allo stesso tempo danneggiato l’agricoltura locale, che non può competere con i prodotti sussidiati USA, spingendo molti contadini in povertà.
A causa della sua natura il NAFTA è stato oggetto di parecchie accuse da parte di Donald Trump, che, nell’aprile del 2017, ha minacciato di abbandonarlo. Per evitarlo, il Governo del Messico, insieme a quello canadese, si sono mossi per convincere Washington a modificare il trattato senza eliminarlo. La Casa Bianca ha accettato, ma ha espresso la volontà di rendere l’accordo più restrittivo per proteggere il made in USA e i lavoratori nazionali, soprattutto nel campo automobilistico.
Dopo un anno di negoziati lo scorso agosto Stati Uniti e Messico hanno annunciato di aver raggiunto un accordo sulle modifiche da apportare. Secondo la nuova bozza, per essere scambiate senza dazi le automobili dovranno essere per il 75% composte da parti lavorate in America del Nord (rispetto alla quota attuale del 62,5%) e almeno il 40% del valore delle parti dovrà essere prodotto da operai che entro il 2023 dovranno guadagnare minimo $16 l’ora (quest’ultima misura è stata fortemente voluta dalla casa Bianca nell’ottica di proteggere i lavoratori USA, più costosi dei colleghi messicani). I due Paesi hanno deciso di rimuovere sia il capitolo 19, che prevedeva la possibilità di ricorrere a una corte indipendente in caso di controversie tra uno Stato e un privato, sia il capitolo 11, che dava agli investitori la possibilità di far causa al Governo per cambiamenti tali da poter generare perdite economiche. Secondo la nuova bozza, un investitore potrà ricorrere alla corte solo in caso di espropri o favoritismi in settori dominati dallo Stato. Infine, con l’introduzione della cosiddetta clausola del tramonto, la validità del nuovo accordo è stata fissata a 16 anni, con la possibilità ogni 6 anni di prolungarne la durata.

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Fig. 1 – Il presidente USA Trump e il presidente messicano Peña Nieto.

2. IL PRESIDENTE AMLO E LO USMCA

Contrariamente a quanto paventato, la vittoria alle elezioni di Andrés Manuel López Obrador (detto sinteticamente AMLO) e del suo partito MORENA non ha portato grandi cambiamenti all’accordo con gli USA. Innanzitutto poiché AMLO, che assumerà il mandato presidenziale il 1° dicembre 2018, non ha avuto la possibilità di avere un ruolo diretto nei negoziati e poi perché alcune delle modifiche proposte dal nuovo trattato, come il requisito della paga di $16 l’ora, si sposano con le promesse di portar maggior benessere ai lavoratori messicani.
Per tali motivi AMLO non ha mosso critiche e anzi, appena eletto vincitore, ha inviato una lettera al collega Trump per invitarlo a proseguire con i negoziati per concludere rapidamente l’accordo. L’unico punto di potenziale attrito riguarda il processo di risoluzione delle dispute legate a temi energetici. Durante la campagna elettorale AMLO ha ripetutamente criticato la liberalizzazione del mercato degli idrocarburi e la fine del quasi secolare monopolio della compagnia PEMEX, promettendo di bloccare per due anni ogni nuova concessione petrolifera e di rivedere quelle già avviate. Per questo motivo alcuni membri della squadra di AMLO propongono di rimuovere il settore energetico dai temi passibili di essere oggetto di decisioni del sistema di risoluzione dispute, contrariamente a quanto previsto dall’accordo attuale e difeso dai membri del Governo Peña Nieto. Al momento sulla questione né AMLO, né il ministro dell’Energia designato, Rocio Nahle, sono intervenuti, lasciando incerta la reale posizione del futuro Presidente.

Fig. 2 – il prossimo presidente del Messico Andrés López Obrador

3. LA MEDIAZIONE DI OBRADOR E LA NASCITA DELLO USMCA

Durante i negoziati il Governo messicano ha operato in stretta sintonia con il Governo canadese, in modo da coordinare le proprie posizioni e contrastare il peso del potente vicino. Nonostante ciò la bozza d’accordo tra USA e Messico lasciava fuori il Canada, che in particolare aveva difeso la struttura del capitolo 19 e si era opposto a una sua modifica, nonché a una riduzione delle barriere per il mercato agricolo. Di recente sia il primo ministro Justin Trudeau che il ministro degli Esteri Chrystia Freeland avevano ribadito la propria contrarietà alla bozza, sostenendo di preferire il fallimento del negoziato a un cattivo accordo.
Di fronte all’ostinatezza canadese, Trump, che aveva fretta di portare a casa un risultato prima delle elezioni di novembre, si era detto pronto a firmare un accordo bilaterale con il solo Messico, posizione sostenuta anche dal Governo messicano. Per sbloccare l’impasse, Andres López Obrador è intervenuto direttamente nei negoziati, operando come mediatore tra Washington e Ottawa. Grazie alla sua opera, nonché alle allarmanti intimidazioni della Casa Bianca, che ha minacciato di alzare i dazi sulle auto prodotte in Canada, Ottawa ha ceduto, accettando di firmare la bozza già in essere (ottenendo la vittoria della confermata clausola 19). In questo modo il 30 settembre i tre attori hanno annunciato la nascita dello USMCA.

Umberto Guzzardi

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