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AstroCaffèLa NASA compie 60 anni, fatti di progetti, successi e fallimenti. E oggi la direzione è ancora incerta.

COME INIZIÒ 

Lo shock del lancio del satellite Sputnik sovietico, spinse gli Stati Uniti a riformare l’ente che fino a quell’ora si era occupato soprattutto di aeronautica: il NACA (National Advisory Committee on Aeronautics – Comitato nazionale consultivo sull’aeronautica). Le attività spaziali erano agli albori e il Presidente Dwight Eisenhower decise di rimodulare l’assetto del Comitato, facendolo diventare un ente vero e proprio con un budget aumentato e una chiara vocazione spaziale accanto a quella aeronautica. Il 1 ottobre 1958 nacque così la NASA (National Aeronautics and Space Administration – Amministrazione nazionale per l’aeronautica e lo spazio). Il primo amministratore fu T. Keith Glennan del Case Institute of Technology dell’Ohio. Al suo fianco c’erano Hugh Dryden (ex direttore del NACA) come vice e Robert Gilruth a capo della task force per i voli spaziali con equipaggio.

60 ANNI DI PROGETTI, SUCCESSI…

Se si pensa alla NASA, il primo successo che viene in mente è ovviamente l’atterraggio di uomini sulla Luna con il programma Apollo. Quello è, e rimarrà ancora per anni, la punta di diamante della ricerca spaziale statunitense e mondiale. Per ora, gli altri Paesi possono solo “pareggiare”. Ma non di sola Luna ha vissuto la NASA. Grazie alle sue sonde robotiche, l’umanità ha ampliato notevolmente la sua conoscenza del Sistema Solare. Ad oggi, non c’è un solo pianeta del nostro “vicinato” che non sia stato visitato almeno una volta da un oggetto costruito dall’uomo, e la stragrande maggioranza di questi sono made in USA.
Anche in campo scientifico, i programmi della NASA, o guidati da essa hanno portato numerosi benefici. Grazie ai programmi SkylabSpace Shuttle e ISS (International Space Station – Stazione spaziale internazionale) sono stati fatti progressi nel campo della biologia, della medicina e dell’ingegneria, oltre a un aumento della comprensione del funzionamento del corpo umano durante lunghe permanenze in ambiente di microgravità. I satelliti scientifici dell’ente spaziale statunitense hanno inoltre fornito importanti dati per capire i mutamenti climatici del nostro pianeta e il suo funzionamento. La NASA mantiene la tradizione aeronautica che fu del NACA, continuando le ricerche su aerei con nuove configurazioni aerodinamiche e dei motori.

…E FALLIMENTI 

Tutto questo è stato ottenuto a caro prezzo. Non solo di risorse, ma, purtroppo, di vite umane. Diversi tecnici e astronauti sono morti in incidenti. Tra i più noti, l’incendio della capsula dell’Apollo 1 durante una prova a terra. Morirono i tre astronauti all’interno: Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee. Trentadue anni fa, lo Space Shuttle Challenger si disintegrò dopo 72 secondi dal decollo causando la morte dei sette membri dell’equipaggio. Nel 2003, la stessa sorte toccò all’equipaggio del Columbia, disintegratosi durante il rientro atmosferico a causa di un incidente avvenuto al decollo e sottovalutato dal Centro di controllo missione di Houston e dal management dell’ente.

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Immagini NASA

E ORA? 

Sono ormai più di dieci anni che la NASA vive in un limbo, senza una direzione chiara da seguire e budget incerti. Prima Marte, poi la Luna, poi un asteroide, poi di nuovo Marte ora prima la Luna poi Marte. Nuove tempistiche e programmi vengono messi su carta per poi essere cancellati dall’amministrazione successiva. Si veda quello che è successo con il Constellation dell’era Bush Jr. cancellato da Obama senza un’alternativa credibile. E con la conclusione, inevitabile, del programma Space Shuttle nel 2011 gli Stati Uniti hanno perso la capacità di mandare in orbita i propri astronauti in autonomia. In questi mesi, è stata pubblicata una nuova roadmap per l’esplorazione con equipaggio. Si prevede uno stabilimento permanente o semi-permanente sulla Luna per poi tentare il balzo verso Marte. Le tempistiche? Anni Venti per la prima parte, anni Trenta per la seconda. Come, invece stabilito da tempo, i trasporti verso l’orbita terrestre e la ISS saranno lasciati alle aziende private, sempre che non subiscano ulteriori ritardi.

Emiliano Battisti

Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.