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AnalisiIl 5 settembre Londra ha incriminato formalmente due cittadini russi per il tentato assassinio di Sergei Skripal − ex spia che aveva tradito Mosca per collaborare con i servizi britannici − e di sua figlia Julia. L’accaduto risale allo scorso 4 marzo, quando i due sono stati avvelenati con l’agente nervino Novichok nella cittadina di Salisbury. I sospettati sono accusati di essere membri del Servizio Segreto Militare di Mosca (GRU). Il caso Skripal diventa quindi sempre più una spy story dalle profonde implicazioni geopolitiche.

REAZIONI ALL’ACCUSA BRITANNICA E MANOVRE GEOPOLITICHE

I due presunti colpevoli sono Alexander Petrov e Ruslan Boshirov, nomi quasi certamente falsi, entrambi secondo l’accusa attivi nell’intelligence militare moscovita. La premier britannica May ha definito la loro attività come un’operazione «rogue − canaglia, − quasi certamente approvata dal Cremlino». Il ministro degli Esteri russo ha risposto di tutto punto, sostenendo che le accuse della May sono «folli», mentre Putin è intervenuto in seguito, affermando che si tratta di due «civili, non criminali».
A livello internazionale Stati Uniti, Francia, Germania e Canada hanno concordato con il Regno Unito che il Governo russo ha «quasi certamente» approvato l’avvelenamento. Già lo scorso marzo vari Paesi occidentali assecondarono Londra nella decisione di espellere alcuni membri del corpo diplomatico russo che sfruttavano le coperture legali garantite dalla loro posizione per compiere attività clandestine di spionaggio. Furono espulsi in totale 150 funzionari russi, di cui due dall’Italia stessa.
Agli occhi degli strateghi americani il caso Skripal ha un valore strumentale, utile per giustificare azioni e misure di carattere geopolitico. In agosto gli Stati Uniti hanno approvato una prima tranche di sanzioni verso la Russia, ma nei prossimi mesi la stretta potrebbe ulteriormente inasprirsi con nuove misure volte a colpire il sistema bancario del Paese. Questa vicenda dimostra chiaramente come il Presidente nel sistema statunitense abbia molti meno poteri di quanti gliene vengano attribuiti comunemente dai media tradizionali e dall’opinione pubblica. Infatti, nonostante Trump abbia promesso in campagna elettorale che avrebbe fatto la pace con la Russia, attualmente le relazioni bilaterali si stanno surriscaldando e vivono una fase molto difficile.

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Fig. 1 – Alexander Petrov e Ruslan Boshirov, i due uomini accusati dell’avvelenamento di Skripal, ripresi dalle telecamere in giro per Salisbury

GLI ULTIMI SVILUPPI

Un recente sviluppo della vicenda è costituito dall’intervista concessa alla tv russa dai due uomini accusati di aver avvelenato Skripal, nella quale hanno dichiarato di essere andati a Salisbury solo per turismo, perché volevano ammirare l’antica cattedrale e godersi i magnifici edifici gotici. I due sono apparsi molto nervosi e poco convincenti, producendo una tesi difensiva debole che il Governo britannico ha definito «un insulto all’intelligenza». L’intervista, invece che chiarire un caso ancora oscuro in varie sue parti, ha sollevato ulteriori dubbi e perplessità. Come è possibile che due agenti dell’intelligence militare si comportino come  dilettanti allo sbaraglio davanti a una telecamera? Alcuni analisti sostengono che l’intervista fosse a uso e consumo interno, altri ritengono che la scarsa efficacia della versione dei due sospettati sia un modo per Putin di dire “non mi importa nulla”, mentre altri ancora pensano che sia la prova del fallimento totale dei servizi russi.
Un altro tassello del puzzle è emerso grazie all’indagine del sito di giornalismo investigativo russo Insider in collaborazione con il sito inglese Bellingcat, i quali sono riusciti ad aver accesso al passaporto a uso interno (non il passaporto internazionale) di uno dei due sospetti. Il documento è stato emesso nel 2009, presenta delle stampigliature usate dai servizi di sicurezza russi e il numero telefonico inserito fa riferimento all’intelligence militare di Mosca. Inoltre Bellingcat è riuscita a stabilire con ragionevole certezza che, dietro il falso nome di Ruslan Boshirov, si celi un colonnello dell’intelligence militare russa (GRU) chiamato Anatoliy Vladimirovich Chepiga. Insomma, queste indagini sembrano compromettere la tesi putiniana secondo la quale si tratterebbe di due “ordinari” cittadini.

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Fig. 2 – Foto identificative di Petrov e Boshirov. I nomi sono quasi certamente falsi

CONCLUSIONI: UNA VERITÀ COMPLESSA

In casi di questo genere è sempre difficile stabilire con certezza responsabilità e colpevolezze. Per cercare di capire è necessario evitare un approccio ideologico in favore di una visione il più possibile obiettiva della vicenda.
La tesi più accreditata sostiene che la Russia abbia tentato di assassinare Skripal e la figlia per lanciare un avvertimento a tutti i potenziali traditori che decidano di collaborare con altri Paesi. Un’altra tesi compatibile con quest’ultima, ma più specifica, ritiene che Skripal sia diventato un obiettivo soprattutto per via dei suoi frequenti viaggi in Spagna, dove si suppone abbia aiutato le Autorità locali a combattere la Mafia Russa, una galassia di organizzazioni criminali profondamente radicate nella penisola iberica. Infatti, secondo alcune accuse, determinati gruppi criminali sarebbero legate a doppio filo al Cremlino, che li sfrutterebbe per condurre i propri interessi all’estero. Leonid Ragozin, ex corrispondente della BBC a Mosca, ritiene che il caso Skripal possa essere compreso solo analizzando la convergenza fra Stato russo e reti del malaffare, un vaso di pandora di rapporti e contatti che Mosca avrebbe intenzione di tenere nascosti. Oggetto dell’interesse russo sarebbero stati anche i contatti che Skripal manteneva con i servizi di Paesi come Estonia e Repubblica Ceca.

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Fig. 3 – Petrov e Boshirov durante la loro controversa intervista alla televisione russa

Alcuni analisti sostengono invece che il caso Skripal rappresenti un imbarazzante fallimento dell’intelligence militare russa, accusata di non esser riuscita a mantenere segrete le identità dei due sicari, per di più mancando anche l’obiettivo della missione: l’uccisione di Skripal e della figlia, che invece sono riusciti a sopravvivere. La grottesca intervista dei due sospetti viene utilizzata come elemento a sostegno di questa tesi, rafforzata dalle recenti inchieste di Bellingcat e Insider. A conclusioni opposte giungono altri esperti, come Mark Galeotti su Foreign Policy, i quali ritengono più probabile che la Russia abbia cercato volutamente di agire in modo grossolano e apparentemente superficiale per lanciare un chiaro messaggio a Londra, del tipo: sì, siamo stati noi, e lo abbiamo fatto a casa vostra affinché capiate la lezione.
Il fatto che il tentato assassinio provenga dalla Russia non significa automaticamente che sia stato autorizzato direttamente da Putin stesso. L’architettura del potere degli apparati di intelligence russi è molto complessa e non si può escludere aprioristicamente che si sia trattato di una fronda interna agli apparati stessi. Putin è il garante di molti interessi contrapposti, sia nel mondo dell’economia che in quello della politica e dell’intelligence. Come ha evidenziato Orietta Moscatelli, caporedattore esteri dell’agenzia Askanews e esperta di affari russi: «Il Presidente non è zar, ma amministratore delegato e arbitro di un sistema stabilmente instabile». Con questo non si vuole assolvere Putin, bensì cercare di evitare conclusioni affrettate e semplicistiche a questioni complesse e articolate, dove la verità assoluta sul responsabile ultimo difficilmente emergerà fino in fondo. Ai fini di una completa analisi, considerare l’articolazione del sistema di potere russo è fondamentale.
La vicenda Skripal, in conclusione, trascende Skripal stesso, pedina sacrificabile di un gioco di natura geopolitica e strategica, molto più profondo di una semplice spy story da film giallo che si esaurisce una volta identificato il colpevole.

Edoardo Crivellaro

Nota: nei giorni scorsi Bellingcat avrebbe appurato anche la vera identità del secondo individuo coinvolto nel tentato omicidio di Skripal. Si tratterebbe di Alexander Mishkin, medico militare in servizio presso il GRU. 

 

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