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In 3 SorsiIl candidato dell’opposizione Solih ha vinto a sorpresa le elezioni presidenziali maldiviane, sconfiggendo il favorito Abdulla Yameen. Ora si spera in una transizione pacifica del potere e ci si chiede se l’evento ridurrà la pesante influenza economica della Cina nell’arcipelago.

1. UN PRESIDENTE A SORPRESA

Nessuno se lo aspettava, ma il vento del cambiamento politico sembra infine arrivato nelle Maldive. Nelle elezioni di domenica Ibrahim Mohamed Solih, candidato congiunto dei partiti di opposizione, ha infatti sconfitto in maniera netta il presidente uscente Abdulla Yameen, dato per favorito sia per l’influenza del suo partito (Progressive Party of Maldives – PPM) che per la stretta autoritaria della sua Amministrazione verso le altre forze politiche del Paese. Solih ha invece finito per prevalere con circa il 58% dei voti, ottenendo un successo insperato sul rivale uscente. I dati definitivi verranno confermati dalle Autorità elettorali solo la prossima settimana, ma lo scarto tra i due candidati (134mila voti contro 96mila) è già abbastanza alto da rendere improbabile un recupero finale di Yameen. Lo stesso Presidente ha ammesso pubblicamente la sconfitta e i sostenitori di Solih si sono riversati per le strade della capitale Malé per festeggiare il successo del loro beniamino. Molti sperano quindi in una transizione pacifica dalla vecchia alla nuova Amministrazione, senza gli incidenti e le controversie successive alle precedenti presidenziali del 2013.

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Fig. 1 – Ibrahim Mohamed Solih commenta la sua sorprendente vittoria elettorale, 23 settembre 2018

2. VOTO DI PROTESTA

La vittoria di Solih è dovuta in buona parte alla massiccia partecipazione dei maldiviani alla tornata elettorale. Ha votato infatti l’89% degli aventi diritto e per la prima volta si sono fatti significativamente sentire anche i cittadini residenti all’estero, con lunghe file di votanti segnalate al di fuori dei consolati maldiviani in Sri Lanka e Malesia. Secondo alcuni analisti, questa forte partecipazione popolare ha trasformato le presidenziali in un gigantesco voto di protesta contro Yameen, vanificando i tentativi di brogli dei sostenitori del Presidente e spingendo le opposizioni verso un successo schiacciante. Sono infatti molti i motivi di malcontento dei maldiviani verso il Presidente uscente: nei suoi cinque anni al potere Yameen ha imposto pesanti restrizioni alle libertà civili, ha imprigionato molti oppositori politici e ha dichiarato lo stato d’emergenza lo scorso febbraio con serie ripercussioni per la locale industria turistica. Inoltre è uscito polemicamente dal Commonwealth e ha incrinato il tradizionale rapporto di amicizia e cooperazione con l’India, legandosi principalmente alla Cina e all’Arabia Saudita. E Yameen ha puntato proprio sul sostegno saudita nei mesi scorsi negoziando alcuni ambiziosi investimenti e scegliendo un religioso conservatore come candidato vicepresidente. Molti elettori non hanno però gradito tali decisioni e hanno premiato le promesse di cambiamento di Solih e dei partiti di opposizione.

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Fig. 2 – Una lunga fila di cittadini maldiviani attende di poter votare nel consolato di Colombo, 23 settembre 2018

3. IN BILICO TRA CINA E INDIA

Tuttavia il neo-Presidente dovrà affrontare molte sfide di non facile soluzione. Innanzitutto, dovrà riformare gli apparati di sicurezza, ancora fortemente legati al PPM di Yameen, e stabilire un autentico sistema democratico nel Paese. Inoltre dovrà combattere il pericolo del terrorismo jihadista, testimoniato dalla presenza discreta, ma significativa, di ISIS nell’arcipelago. La sfida più grande sarà però la ridefinizione dei rapporti con la Cina di Xi Jinping, grande sostenitrice di Yameen e presenza “invadente” nella vita economica del Paese. Solih e altri membri dell’opposizione hanno spesso criticato i massicci investimenti di Pechino nell’arcipelago, lamentando la debt trap già sperimentata da altri Stati coinvolti nella Nuova Via della Seta, e vorrebbero ricucire i rapporti con l’India per non restare eccessivamente dipendenti dalla potenza cinese. Ma tale opera di “riequilibrio” non sarà semplice e il Governo maldiviano non potrà rompere del tutto con Pechino, pagando pegno all’attuale realtà economica dell’Oceano Indiano e agli impegni diplomatici presi dalla precedente Amministrazione.

Simone Pelizza

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