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AnalisiTra l’11 e il 13 settembre le potenze asiatiche si sono riunite per la quarta volta sul territorio russo per discutere di sviluppo economico regionale: il disegno eurasiatico di Russia e Cina prende forma, mentre i rapporti russo-giapponesi potrebbero voltare pagina.

UN FORUM SEMPRE PIÙ IMPORTANTE

Il IV Forum Economico Orientale (FEO), appena conclusosi, ha riunito nuovamente le potenze dell’Asia per discutere di sviluppo economico, cooperazione regionale e rafforzamento dei legami transnazionali, tanto dal punto di vista economico-commerciale quanto da quello politico-culturale.
Creato nel 2015 su iniziativa del presidente russo Vladimir Putin, il FEO si tiene annualmente presso Vladivostok, città portuale dell’estrema costa orientale russa. Il Forum, che ha come obiettivi il miglioramento e l’approfondimento della cooperazione regionale allo sviluppo economico, presenta una dimensione duplice, sia domestica che internazionale: da un lato si discute dello sviluppo economico dell’area orientale russa in termini che possano armonizzare la vocazione federale, regionale e locale dell’apparatčik russo; dall’altro, esso coinvolge anche i leading partners della Russia nel continente, tra cui figurano i Paesi membri dell’ASEAN, l’organizzazione regionale che dal 1967 riunisce le nazioni del Sud-est asiatico, e giganti economici (e politici) quali Giappone e Cina.

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Fig. 1 – Stretta di mano tra Xi Jinping e Vladimir Putin al Forum di Vladivostok, 11 settembre 2018

IL DISEGNO EURASIATICO SINO-RUSSO

La presenza di quest’ultima al Forum ha fatto molto discutere analisti e osservatori, in quanto i due leader di Mosca e Pechino si sono incontrati in tre circostanze nel corso dell’anno, ma è la prima volta che Xi Jinping partecipa al Forum. Dal punto di vista geopolitico, si ritiene che l’incontro tra Xi e Putin sia stato organizzato per mandare un messaggio diretto agli Stati Uniti, nemico in comune dei due leader: i loro progetti transcontinentali – rispettivamente, la Belt and Road Initiative (BRI) e l’Unione Economica Eurasiatica (UEE) – e gli accordi presi in ambito economico mirano a potenziare la solidarietà asiatica e affrancare il continente da qualsiasi tipo di dipendenza da Washington.
La cooperazione sino-russa, diventata realtà – e quasi alleanza – da qualche anno a questa parte, nasce da un comune risentimento nei confronti dell’atteggiamento “muscolare” assunto dagli Stati Uniti sotto l’Amministrazione Trump, e coinvolge numerose dimensioni e ordini di interessi. In prima istanza, essa abbraccia la sfera commerciale: l’assertività mostrata da Trump nelle relazioni commerciali con i Paesi esteri ha colpito entrambe le potenze asiatiche, tramite sia l’innalzamento dei dazi doganali nei confronti della Cina che l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia. Per questo motivo Putin e Xi hanno deciso di rafforzare i loro legami commerciali, con il valore degli scambi stimato a raggiungere i 100 miliardi di dollari entro la fine dell’anno.
Dal punto di vista geostrategico, Russia e Cina sono partner nella corsa alle risorse dell’Artico, decise a creare nuovi scenari geopolitici determinati da rotte commerciali moderne che connettano le due potenze tra loro e con il continente europeo. Già nel 2017 la Cina aveva partecipato alla creazione di Yamal-LNG, uno stabilimento di lavorazione del gas liquido naturale, costruito dal colosso russo Novatek: lo Stato cinese e il Fondo per la Via della Seta (Silk Road Fund) ne detengono circa il 30% delle quote. La prima spedizione di gas naturale è stata conclusa alla fine di agosto 2018, ma la creazione di rotte di trasporto tra Cina e Russia non finisce qui: durante il Forum, è stato annunciato il collegamento tra il porto cinese di Ningbo, sulla costa orientale, e la città russa di Zarubino, dando un’ulteriore spinta ai rapporti commerciali sino-russi.
Il sodalizio investe anche la dimensione militare: Russia e Cina stanno sperimentando entrambe una modernizzazione dei propri apparati militari, affinché la portata di proiezione del proprio potere militare possa aumentare. Contemporaneamente ai lavori e agli eventi del Forum si è svolta anche l’esercitazione militare russa più grande dai tempi della Guerra Fredda: si tratta di Vostok-2018 (letteralmente, Oriente-2018), tenutasi nella Siberia orientale, e alla quale hanno partecipato 300mila soldati russi e 3.200 cinesi e mongoli. La simulazione, durata dall’11 al 17 settembre, è avvenuta in simultanea con l’annuale esercizio militare della NATO – la Rapid Trident, – svoltosi in territorio ucraino tra il 3 e il 15 settembre, con la partecipazione di 14 nazioni.

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Fig. 2 – Un carrista russo impegnato nell’esercitazione Vostok-2018, 15 settembre 2018

RUSSIA E GIAPPONE VERSO UN TRATTATO DI PACE

Il Giappone, sotto la guida del primo ministro Shinzo Abe, si riconferma ospite di fiducia del Forum, essendo questa la sua terza partecipazione all’evento. Durante la conferenza stampa tenuta da Putin e Abe, il Presidente russo ha colto di sorpresa la controparte giapponese proponendo la stesura di un trattato di pace che termini la disputa decennale sulla sovranità delle Isole Curili entro la fine dell’anno. L’insieme di isole a nord di Hokkaido, alle quali i giapponesi si riferiscono come Isole Settentrionali, è infatti ancora causa di controversie tra le due nazioni, con Tokyo che ne rivendica la sovranità sin dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale. La questione non è stata risolta dal Trattato di San Francisco del 1951 e ha impedito sinora la normalizzazione dei rapporti russo-giapponesi. È necessario infatti ricordare che Russia e Giappone sono ancora tecnicamente in stato di guerra, non avendo firmato alcun trattato bilaterale risolutivo del secondo conflitto mondiale. A Vladivostok, tuttavia, sembrano essere stati compiuti dei passi in avanti verso la risoluzione della disputa sulle Curili: Abe e Putin hanno concordato un programma comune di attività di sviluppo economico da implementare nelle isole, ma la fine della controversia appare ancora lontana dall’essere raggiunta.

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Fig. 3 – Putin accoglie Shinzo Abe a Vladivostok, 10 settembre 2018

Tutto sommato, il Forum ha avuto successo ed è riuscito nel suo scopo di rafforzare i legami transasiatici, inserendosi nella scia di incontri che hanno riunito i capi di Stato e di Governo asiatici nel corso dell’ultimo anno, come il vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) tenutosi a Qingdao nel giugno scorso. La cooperazione regionale asiatica, sotto l’egida di Putin e Xi, ha ricevuto un ulteriore impulso, riconfermandosi una realtà con cui l’Occidente dovrà fare i conti nei prossimi anni.

Lorenzo Santini

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