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RistrettoSabato un attentato ha colpito la regione dell’Ahvaz, nel sudovest dell’Iran. Secondo i rapporti, quattro persone vestite da militari hanno sparato sulla parata militare locale in occasione delle celebrazioni per il ricordo dell’inizio della guerra Iran-Iraq del 1980-1988, colpendo anche la folla.

29 persone sono morte, tra militari e civili, inclusi alcuni bambini. L’attacco è stato rivendicato da al-Ahvaziya, un’organizzazione-ombrello che racchiude varie fazioni locali, e che ha indicato il gruppo Resistenza Nazionale di Ahvaz come responsabile diretto. Il gruppo dichiara di combattere per i diritti di una minoranza araba locale. La leadership iraniana ha invece alzato il tiro accusando Arabia Saudita, USA e Israele di essere dietro all’attacco.
La tragicità dell’evento riporta alla luce la complessità della situazione sociale ed etnica iraniana, troppo spesso descritta come un monolito coeso. In realtà nel territorio iraniano vivono numerose etnie oltre ai Persiani, spesso con lingua e religione propria. Senza che vi sia una persecuzione diretta, tuttavia tali minoranze spesso non godono di pieni diritti politici e sociali. Nel caso dell’Ahvaz, area vicina al confine con l’Iraq, la presenza di arabi è vista dagli apparati di sicurezza di Teheran come un rischio dato che le richieste locali vengono comunque visti (o si pretende di vederli) come strumenti dell’interesse dei rivali dell’Arabia Saudita, usati cioè come elemento di destabilizzazione. La dinamica non è nuova e del resto l’Arabia Saudita stesso spesso considera le proprie minoranze sciite come potenzialmente ostili.
In ogni caso, al di là di quanto ci sia di vero o meno nell’attribuzione delle responsabilità, è il mix di risentimento etnico-religioso – causato a sua volta dalla malagestione politica di tali differenze – che continua a costituire terreno fertile per il sorgere di milizie irregolari anche in Paesi considerati “stabili” come l’Iran.

Lorenzo Nannetti

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Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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