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Analisi – Crisi economica strutturale e inasprimento delle sanzioni stanno sconvolgendo l’Iran. Colpita ogni sfera della vita degli iraniani, dalle scelte a lungo termine alle strategie quotidiane di sopravvivenza. Ecco come ne risentono i giovani e la produzione artistica.

VOGLIA DI CAMBIAMENTO E ASPETTATIVE DELUSE

La situazione attuale dell’Iran è quanto mai critica: a problemi endemici quali disoccupazione, inflazione e difficoltà di mobilità sociale si è sommato il collasso del valore del rial, che rende ogni giorno più difficile la sopravvivenza degli strati più poveri e che inizia a intaccare anche la quotidianità della classe media. Nella capitale i generi di prima necessità scarseggiano e i prezzi aumentano continuamente: è quasi impossibile trovare assorbenti e pannolini, così come tutti i prodotti di importazione. Se l’accordo sul nucleare firmato nel 2015 e festeggiato in piazza da milioni di iraniani «aveva permesso che l’Iran potesse riaprirsi al mondo e il mondo all’Iran» – come descrive Luciana Borsatti nel volume L’Iran al tempo di Trump (Castelvecchi, 2018) – e l’intera popolazione, in particolare quella giovanile, aveva potuto ricominciare a sognare un futuro diverso, già dalle primissime dichiarazioni del nuovo Presidente statunitense Trump tali sogni si sono nuovamente infranti.
Una delle poche soluzioni a disposizione per la maggioranza dei giovani, che non ripone ormai alcuna fiducia nelle capacità del Governo, è ottenere un visto di studio per iscriversi in una università straniera, opzione non solo assolutamente legale, ma addirittura incentivata dalle stesse Istituzioni iraniane. Questa strada è stata intrapresa da moltissimi iraniani negli ultimi decenni, una buona parte dei quali si sono poi stabiliti definitivamente nel Paese di accoglienza o hanno scelto di iniziare una nuova vita in un’altra nazione. Solo una piccola percentuale ha invece optato per il ritorno in Iran, alcuni interrompendo il corso di studi, altri dopo il conseguimento del titolo universitario. Ma oggi, a causa della costante perdita di valore del rial unita alle difficoltà sempre maggiore di ottenere un visto per studiare all’estero, tale meta diviene sempre più irraggiungibile. L’Italia stessa, che negli ultimi dieci anni ha accolto circa mille studenti universitari all’anno, già dal 2017, ma in particolare dal 2018, ha imposto forti restrizioni alla richiesta del visto per motivi di studio, portando centinaia di ragazzi a protestare davanti all’entrata della sede consolare dell’Ambasciata d’Italia a Tehran lo scorso agosto.

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Fig. 1 – Una filiale della Bank Melli Iran, uno dei principali istituti di credito iraniani

MATRIMONIO BIANCO, UNA SCELTA (QUASI) OBBLIGATA

Le difficoltà economiche invadono tutti gli ambiti dando vita anche a nuovi fenomeni sociali come il “matrimonio bianco”, che conduce moltissimi giovani alla scelta della convivenza, opzione non contemplata dalle leggi in vigore nella Repubblica islamica e che comporta la decisione di non avere figli, dato che non è possibile, in Iran, registrare la nascita di un bambino se i genitori non sono sposati. La soluzione del “matrimonio bianco”, da qualche tempo socialmente tollerata anche se teoricamente punibile, è divenuta una condizione necessaria, perché in moltissimi casi i giovani non sono in grado di sostenere né i costi che un matrimonio tradizionale comporta, né le pressioni delle famiglie di origine, tanto ancorate alle tradizioni da preferire la rottura di una relazione o da accettare a malincuore una convivenza nel caso in cui il futuro genero non abbia la possibilità di ottemperare a tutti gli obblighi sociali di un matrimonio nel rispetto della tradizione. Tradizione che, con la crisi attuale, la maggior parte delle giovani coppie non può permettersi di rispettare. L’usanza persiana prevede, tra le altre cose, che lo sposo accetti la richiesta del dono nuziale da parte della futura moglie. Tale dono, il mehrieh, consiste essenzialmente in una ingente somma, sotto forma di monete d’oro (il prezzo delle monete d’oro, in costante aumento, è quadruplicato solo negli ultimi sei mesi), che la donna potrà pretendere in qualsiasi momento della vita coniugale. E spesso accade che la famiglia della sposa non accetti una promessa al di sotto di un numero particolarmente consistente di monete.
Altro intralcio alla celebrazione di molti matrimoni sono le regole che riguardano religione e nazionalità: nessun cittadino iraniano nato musulmano può contrarre matrimonio con un coniuge di fede differente dalla propria. Unica soluzione è la conversione del non musulmano alla fede islamica sciita, atto che in molti rifiutano di compiere. Per le donne iraniane che decidano di sposare un uomo straniero vi è poi una ulteriore restrizione: il marito e i futuri figli non hanno diritto all’ottenimento della cittadinanza iraniana, ostacolo il più delle volte superato chiedendo per coniuge e prole il visto di ingresso o il permesso di soggiorno, ma che, in alcuni casi, è determinante nella scelta di non contrarre matrimonio. Diverso è il caso in cui un uomo iraniano decida di sposare una donna straniera: moglie e figli godono del rilascio immediato del passaporto della Repubblica islamica.

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Fig. 2 – Un ragazzo passa di fronte alla serranda di un’agenzia turistica di Tehran, costretta a chiudere dopo il ritiro dall’Iran di diverse compagnie aeree internazionali

VIVERE DA ARTISTI A TEHRAN

«Quella che si sta compiendo oggi nel mondo è una guerra economica, una guerra psicologica, e il primo canale a subirne l’influenza è quello artistico», sostiene Reza Shaya Shoja Noori, pianista trentenne osannato dalle teenager iraniane, a Roma lo scorso luglio per partecipare con la nota attrice e cantante Ghazal Shakeri allo spettacolo Whispers. Letters never written, songs never sung presso i Giardini dell’Accademia Filarmonica. «Se fino a poco tempo fa una intera famiglia media poteva permettersi di assistere a uno spettacolo, – spiega Reza, – adesso la priorità è acquistare beni di prima necessità». A risentirne, naturalmente, è l’intero circuito. Diventa sempre più difficile convincere un produttore a investire nell’organizzazione di un concerto perché «anche loro preferiscono non rischiare, mettendo al primo posto il sostentamento della propria famiglia». Non mancano poi gli speculatori: il numero di chi “guadagna senza investire” aumenta, si moltiplicano personaggi che cercano di convincere i musicisti a fare concerti per cifre molto basse lucrando sul guadagno finale. La stessa vita dei giovani artisti iraniani si è dovuta adattare al nuovo assetto economico causato dalla crisi economica e dalle sanzioni di Trump. Reza racconta che, se da diversi anni viveva discretamente solo con i proventi delle esibizioni e della vendita dei cd, adesso ha dovuto ricominciare a dare lezioni private di pianoforte. Fino a qualche tempo fa con il suo gruppo faceva diverse tournée negli Stati Uniti e, con l’imposizione del Visa Ban, quella intera fetta di mercato è andata perduta.

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Fig. 3 – Il giovane artista Nima Zaare Nahandi al lavoro nella sua casa di Tehran

«Anche l’Italia è coinvolta in questo ‘gioco politico’: ho avuto moltissime difficoltà per ottenere il visto per poter partecipare all’evento di Roma e, alla fine, mi sono stati concessi solamente sette giorni di permanenza, il tempo necessario per fare le prove e mettere in scena lo spettacolo. Se avessi avuto la possibilità di restare qualche giorno in più avrei potuto organizzare un secondo concerto, o fare una piccola tournée in Europa», racconta in tono quasi rassegnato. Prosegue spiegando che «l’arte si è dovuta adattare all’attuale situazione economica, dividendosi in due canali: il primo, mainstream e di facile fruizione, sopravvive a fatica, ma l’altro, quello di nicchia, è oramai destinato a morire. In Iran oggi ci si può permettere di fare l’artista a tutto tondo solo se si raggiunge il massimo livello di fama e si entra nel circuito mainstream». Il pianista afferma poi che, dall’inizio della campagna di Trump contro Tehran, il numero dei musicisti è diminuito drasticamente e che, se nelle altre espressioni culturali come cinema, teatro e pittura gli artisti hanno la possibilità di dimostrare il proprio dissenso alla politica messa in atto dal Presidente americano, la musica non riesce a divenire un mezzo per esprimere il disagio di «un’economia distrutta in un Paese distrutto».

Alice Miggiano

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Alice Miggiano

Laurea in Lingua e letteratura persiana e PhD in Studi Iranici, sto conducendo una ricerca post dottorato sulla presenza iraniana in Brasile. Tra le pubblicazioni scientifiche il Vocabolario dei termini amministrativi, commerciali e diplomatici. Italiano-persiano e persiano-italiano (Pensa Multimedia, 2015), il capitolo relativo all’Italia del volume The Iranian Diaspora. Challenges, Negotiations and Transformations (University of Texas Press, 2018) e la monografia Venticinque anni di letteratura della diaspora iraniana in Italia. Catalogo di opere e autori 1992-2017 (in corso di pubblicazione). Dal 2016 mi occupo di società iraniana e cultura persiana per Il Caffé.