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In 3 sorsi – Il 12 settembre 2018 il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva sul diritto d’autore. Lo scopo è quello di armonizzare le leggi sul copyright dei singoli Stati membri. Tuttavia, l’iter legislativo non si è ancora concluso.

1. PRIMA FASE DELLA PROCEDURA

Con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astenuti il Parlamento Europeo ha adottato una serie di emendamenti alla proposta avanzata dalla Commissione sul diritto d’autore nel Mercato Unico Digitale. Tale proposta, che sin dall’inizio aveva suscitato grandi polemiche, era stata bocciata dal Parlamento lo scorso luglio. Dopo una serie di modifiche, il 12 settembre si è conclusa la cosiddetta prima lettura. Si tratta di una fase dell’iter legislativo durante la quale il Parlamento adotta la propria posizione – sulla proposta avanzata dalla Commissione – e la trasmette poi al Consiglio.  La prima lettura costituisce soltanto l’inizio di quella che è la procedura legislativa ordinaria. Questa consiste nell’adozione congiunta di un regolamento, decisione o direttiva (come in questo caso) da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, su proposta della Commissione. È quindi una procedura complessa che prevede la partecipazione di tre istituzioni. Per quanto concerne la direttiva sul copyright, al momento si è conclusa soltanto una delle tre letture consentite. Ora spetta al Consiglio approvare la posizione adottata dal Parlamento il 12 settembre o adottare un’altra. Tutto l’iter dovrà però concludersi entro maggio 2019, mese in cui i cittadini europei saranno chiamati ad eleggere i membri del Parlamento Europeo.

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Fig. 1 – Il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani

2. I DUE ARTICOLI PIÙ DISCUSSI

Tra i numerosi articoli emendati, due sono divenuti oggetto di accesi dibattiti relativi alla libertà di circolazione dei contenuti sul web. Il primo è l’articolo 11, relativo alla protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale. Esso prevede che gli editori dei giornali godano dei diritti di cui agli articoli 2 e 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29/CE. L’articolo 2 prevede il “diritto esclusivo ad autorizzare o vietare la riproduzione”. L’articolo 3 paragrafo 2 conferisce invece il “diritto esclusivo di autorizzare o vietare la messa a disposizione del pubblico”.  Il riconoscimento di tali diritti comporta che spetti agli Stati membri provvedere a che gli autori ricevano una remunerazione equa e proporzionata per l’utilizzo delle loro pubblicazioni da parte delle piattaforme online. Tuttavia, viene precisato che questi diritti non si applicano nel caso di uso legittimo privato e non commerciale da parte di singoli utenti, né si estendono ai semplici collegamenti ipertestuali accompagnati da singole parole. L’articolo 13 riguarda gli accordi di licenza conclusi tra i prestatori di servizi con i titolari dei diritti, relativamente alla condivisione di contenuti online. Qualora i titolari dei diritti non volessero concludere alcun tipo di accordo, i prestatori di servizi devono garantire che le loro opere non siano disponibili.

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Fig. 2 – La questione del copyright è importante per il completamento del Mercato Unico Digitale

3. VISIONI OPPOSTE

Le reazioni al testo della direttiva sono state contrastanti. Da un lato la comunità italiana di Wikipedia ha oscurato per alcuni giorni tutte le pagine della sua enciclopedia in segno di protesta. Nel comunicato del 3 luglio 2018, l’enciclopedia sosteneva che la direttiva, se approvata, avrebbe portato ad una significativa limitazione della libertà di Internet. Dall’altro lato, gli editori hanno vigorosamente sostenuto la loro posizione in favore dell’approvazione della direttiva attraverso articoli e appelli ai parlamentari. Si sono verificati scontri anche all’interno della vita politica italiana. Se da una parte Lega e Movimento 5 Stelle hanno mostrato una forte avversione nei confronti del testo della direttiva, dall’altra parte PD e Forza Italia si sono detti soddisfatti. È possibile che questi contrasti non abbiano motivo di continuare. Un parere contrario da parte del Consiglio potrebbe infatti bloccare l’iter e impedire l’approvazione finale della direttiva. In tal caso non vi sarebbero cambiamenti rispetto all’attuale situazione.

Sara Todeschini

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