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In 3 sorsi – Nonostante gli attuali Governi spagnolo e italiano appaiano assai distanti sulla questione delle migrazioni nel mar Mediterraneo, alla prova dei fatti le differenze si riducono. L’esecutivo socialista di Madrid, infatti, dopo l’apertura sulla nave ‘Aquarius’, ha operato numerose misure di espulsione e di respingimento, anche in virtù degli accordi pregressi con vari Paesi africani.   

1. IL MEDITERRANEO E LE MIGRAZIONI

Il Mediterraneo è sempre stato, fin dagli albori della civiltà umana, una enorme pianura, piuttosto che un mare. Questo scrive lo storico francese Fernand Braudel in una delle sue maggiori opere, Memorie del Mediterraneo, sottolineando che proprio per questo motivo le numerose civiltà che si sono affacciate sul nostro grande lago hanno mantenuto notevoli somiglianze nel proprio sviluppo. Tale carattere peculiare ha fatto inoltre sì che le migrazioni siano sempre state un elemento costante della storia mediterranea. Negli ultimi decenni, tuttavia, il fenomeno migratorio si è andato accentuando, soprattutto nella sua direttrice sud-nord (ovvero dall’Africa all’Europa), avendo notevoli ripercussioni sia sui Paesi di passaggio che su quelli di arrivo. In alcuni casi l’argomento dell’immigrazione irregolare è stato usato efficacemente nelle campagne elettorali, come nelle elezioni politiche italiane del passato mese di marzo. Il nuovo esecutivo italiano, espressione di una maggioranza parlamentare formata dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, ha incentrato le sue prime mosse sul netto contrasto all’immigrazione proveniente dall’Africa. Parallelamente, il cambio di Governo in Spagna ha significato una svolta decisa rispetto alla posizione di Rajoy in ambito migratorio. Uno dei primi atti del presidente socialista Pedro Sánchez è infatti stato accogliere la nave Aquarius e i suoi 629 passeggeri, precedentemente rifiutati dall’Italia. Tuttavia, nonostante questa scelta sia stata mediaticamente efficace, le successive decisioni di Madrid sono andate in un senso opposto, più in linea con la recente storia politica del Paese.

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Fig. 1 – La nave ‘Aquarius’

2. SPAGNA E ITALIA: DUE DIFFERENTI PUNTI DI VISTA?

Le elezioni del 4 marzo scorso per il rinnovo delle Camere italiane hanno rappresentato una realtà totalmente nuova nella storia repubblicana, attraverso la formazione di un Governo costituito da due partiti esplicitamente contrari al fenomeno dell’immigrazione irregolare. In particolar modo la Lega, che con Matteo Salvini ha assunto un orientamento nazionale e non più secessionista, ha incentrato l’intera campagna elettorale sulle critiche ai precedenti esecutivi, accusati di aver sottostimato gli effetti negativi che tale tipologia di immigrazione avrebbe potuto produrre. Da ministro dell’Interno, uno dei primi provvedimenti di Salvini è stato negare l’attracco della nave Aquarius nei porti italiani. Questo episodio è stato immediatamente sfruttato dal nuovo Presidente del consiglio spagnolo, Pedro Sánchez, incaricato il 2 giugno 2018 come conseguenza della sfiducia al precedente esecutivo Rajoy. Il Governo del segretario del Partito Socialista ha ottenuto l’appoggio esterno di Podemos, di Izquierda Unida e di numerosi altri partiti regionali, caratterizzandosi così come l’esecutivo più di sinistra della storia iberica nell’era post-franchista. L’attracco dell’Aquarius nel porto di Valencia, seguito con particolare attenzione dai principali mezzi di stampa occidentali, ha rappresentato un messaggio in controtendenza con l’attuale andamento della politica migratoria degli altri Paesi europei ed è anche stato un segnale chiaro nei confronti della stessa Unione Europea. La realtà, però, ha ben presto mostrato che la Spagna non fosse preparata ad accogliere neppure qualche centinaio di persone, come dimostrato dalla fuga di 28 minori pochi giorni dopo l’arrivo dell’imbarcazione. Ulteriori casi successivi, come quello dello sfondamento della recinzione a Ceuta, con l’ingresso di circa 600 migranti irregolari, hanno confermato che Madrid non ha gli strumenti adeguati ad affrontare un’entrata indiscriminata di persone sul suolo nazionale. In effetti, nonostante i messaggi di Sánchez abbiano continuato a essere favorevoli all’accoglienza, il Governo spagnolo ha avviato l’espulsione di numerosi nuovi arrivati, anche grazie agli accordi di rimpatrio conseguiti negli anni precedenti con i Paesi di origine. Parallelamente l’Italia, nonostante il cambio di esecutivo, ha continuato ad accogliere migranti, seppur in numero inferiore rispetto agli anni precedenti. Questo si deve senza dubbio al fatto che Roma non abbia ancora raggiunto accordi di rimpatrio con la maggioranza dei Paesi africani e che la sua particolare posizione geografica, unita all’instabilità della dirimpettaia Libia, renda assai difficili i respingimenti in mare aperto. Perciò, nonostante i mutamenti politici siano stati finora più formali che sostanziali, il cambio di guardia a Roma e Madrid ha rappresentato un aumento deciso degli arrivi in Spagna, a discapito dell’Italia, come segnalano i dati più recenti.

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Fig. 2  – Un gruppo di immigrati sub-sahariani festeggia dopo l’ingresso nella città spagnola di Melilla

3. UNA ANALISI SUL FUTURO

Lo sviluppo demografico dell’Africa lascia intendere che le migrazioni cresceranno notevolmente nei prossimi anni. In tale quadro l’Italia e la Spagna saranno con tutta probabilità i principali Paesi che dovranno farsi carico della prima accoglienza. L’Italia sembra tuttavia restia ad accettare nuovi ingressi, anche in virtù dell’enorme quantità di arrivi che ha già dovuto sostenere nel corso dell’ultimo decennio. La Spagna invece, che possiede una superficie territoriale quasi doppia e una popolazione notevolmente inferiore rispetto a quella italiana, sembrerebbe più idonea a potersi dotare di strutture adeguate per far fronte all’arrivo di migliaia di persone. Le statistiche ufficiali del Centro Studi e Ricerche IDOS mostrano che tra il 2009 e il 2013 in Italia sono entrate via mare 214.285 persone, a fronte delle 93.979 della Spagna (considerando anche gli ingressi attraverso Ceuta e Melilla). Nel primo semestre del 2018 la tendenza si è invece invertita, giacché gli arrivi in Spagna sono stati circa 23.500, mentre quelli in Italia 18.500. Ciò nonostante Madrid si è da sempre mostrata riluttante ad aprirsi a questa politica, come dimostrano anche le relazioni politiche con alcuni dei suoi vicini. Inoltre il Governo socialista deve fare fronte ad altri problemi gravi che possono minare la tenuta stessa dello Stato, come la sempre più incandescente questione catalana. Gli ultimi sondaggi testimoniano che una buona percentuale dei cittadini spagnoli sia profondamente contraria a maggiori aperture sul tema dell’immigrazione, nonostante il numero piuttosto esiguo di arrivi rispetto ad altri Paesi, come per l’appunto l’Italia. I prossimi anni saranno quindi cruciali per capire se l’argomento dell’immigrazione irregolare possa rappresentare una leva per la crisi definitiva del concetto politico di Europa o se, invece, possa essere il trampolino di lancio per una maggiore integrazione tra gli Stati membri.

Michele Cenci