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In 3 sorsi – In Argentina il presidente Macri prosegue il suo lavoro presso il FMI, mentre la svalutazione del peso non accenna a interrompersi. L’Appoggio degli USA diventa dunque fondamentale per la riforma finanziaria.

1. LA RIORGANIZZAZIONE DEL GABINETTO

Il difficile momento in cui sta versando l’Argentina ha spinto il presidente Macri a riorganizzare la struttura dell’esecutivo. In un discorso durante il quale ha riconosciuto la gravità della crisi economica e ha rilanciato un programma per la cancellazione del deficit nel 2019, Macri ha delineato un cambio di rotta radicale, che include persino una tassa sulle esportazioni. Il Presidente ha fatto appello alle imprese affinché «comprendano che si tratta di un’emergenza e che abbiamo bisogno del loro contributo». Altro momento cruciale è stata la conferma del ridimensionamento del numero di Ministeri, fino a un totale di dieci: «Ho deciso di compattare ulteriormente la mia squadra, per poter dare una risposta più focalizzata nell’agenda che va concretizzandosi». Fra i ricollocamenti più interessanti, vi sono sicuramente il Ministero dell’Energia incluso all’interno dell’Economia, quello della Salute accorpato allo Sviluppo Sociale e l’accentramento della Modernizzazione degli Apparati e del Sistema di Comunicazione Pubblica sotto la Direzione di Gabinetto. Stando al commento dell’analista Raul Sohr in Ultima Mirada, la razionalizzazione dei Ministeri rappresenterebbe la componente meno drastica all’interno del programma di taglio del deficit, «una misura abbastanza cosmetica». La decisione più rilevante sarebbe invece la riduzione nell’ordine del 30% delle opere pubbliche.
La riorganizzazione della struttura di governo è concomitante al lancio di misure di contrasto alla congiuntura economica, su cui Mauricio Macri si è espresso affermando che «[con questi interventi] si inizia a superare la crisi, stando sempre attenti a coloro che hanno maggiori necessità». Fra costoro vi sono sicuramente i beneficiari della Asignacion Universal por Hijo (AUH), contributo sociale destinato ai disoccupati e ai lavoratori irregolari sottopagati in base al numero di figli minori di 18 anni o portatori di handicap, in vigore dal 29 ottobre 2009: «Sappiamo che con questa svalutazione aumenterà la povertà e saremo pronti», ha aggiunto il Presidente.

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Fig. 1 – Il presidente argentino Mauricio Macri durante una conferenza stampa

2. LA STRETTA PER I FONDI E LA RIFORMA FINANZIARIA

La tremenda crisi finanziaria che affligge l’Argentina dagli inizi dell’anno non accenna a smorzarsi. La necessità del sostegno da parte del Fondo Monetario Internazionale ha spinto il Governo di Mauricio Macri a richiedere che venisse velocizzata l’erogazione dei versamenti – che ammontano a 50 miliardi di dollari, concordati a maggio, – promettendo in cambio una maggiore riduzione del deficit. La richiesta, che dovrà essere approvata dall’FMI, non è bastata a contenere la fluttuazione del dollaro, che, a fine agosto, ha totalizzato un ulteriore aumento del 22% – venendo scambiato per 34,40 pesos, – un tasso di crescita pari a quello registrato a maggio, dopo un mese di crisi.
Prima della riorganizzazione del Gabinetto di Governo, gli operatori criticavano il fatto che la riforma finanziaria preparata dall’Esecutivo non coprisse del tutto le necessità, dovendo far fronte a una cifra maggiore rispetto ai 7,5 miliardi di dollari che il ministro del Tesoro Nicolas Dujovne dice di voler domandare in prestito nel 2019. Per presentare una richiesta sostenuta da provvedimenti capaci di convincere il Fondo, il ministro dell’Economia ha presentato un pacchetto di riforme che comprendono, oltre alle già menzionate tasse sulle esportazioni e alla riduzione della spesa pubblica, l’eliminazione dei sussidi alle tariffe del trasporto pubblico, trasferendo l’onere alle province.

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Fig. 2 – Protesta a Plaza de Mayo in risposta alla volontà del presidente Macri di ricorrere al FMI

3. IL SOSTEGNO DEGLI STATI UNITI ALLA RIFORMA FINANZIARIA

Sebbene lo scenario non sia dei più rosei, l’Argentina potrebbe contare su un ulteriore alleato: il presidente degli Stati Uniti ha infatti espresso ufficialmente il proprio supporto al Paese sudamericano. «Confido nelle capacità di leadership del presidente Macri e lo sostengo fermamente nel suo accordo con il FMI per rafforzare le politiche finanziarie e monetarie dell’Argentina», ha affermato Trump, che, complice probabilmente anche la costante penetrazione cinese nella regione, si rende conto di non poter lasciare che uno dei Paesi più influenti dell’America Latina esca dalla sua influenza.
A seguito di una conversazione telefonica avvenuta fra i due capi di Stato e il cui contenuto è stato reso pubblico dal comunicato, gli Stati Uniti hanno ribadito la considerazione in cui tengono l’Argentina in quanto «partner strategico di lunga durata […] e importante alleato». Durante la telefonata sarebbe stata confermata la presenza a Buenos Aires del presidente Trump in occasione del G20 del 30 novembre1° dicembre.
Alcune fonti della Presidenza argentina avevano precedentemente dichiarato che Macri avrebbe informato Trump sul programma di risanamento finanziario, assicurandosi il sostegno della controparte. Essendo gli USA il principale azionista del FMI, va da sé che il valore di tale collaborazione assuma un ruolo capitale nel processo di approvazione del prestito.

Riccardo Antonucci

Sono nato a Roma il  29 gennaio 1996. Dopo la maturità classica ho deciso di iscrivermi alla LUISS Guido Carli per studiare Politics, Philosophy and Economics. Scrivo per il giornale universitario Globe Trotter ed assieme a due miei amici (prima ancora che colleghi universitari) svolgo l’attività di speaker per The International Newsroom (programma di approfondimento di geopolitica su RadioLuiss). Alla passione per la geopolitica unisco la mia personale mania per la scrittura (nel 2016 è stato pubblicato il mio primo saggio E – Politics. Riflessioni per una nuova dialettica politica), nonché il desiderio di intraprendere la carriera accademica o comunque legata alla ricerca.