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In 3 sorsi – L’ultima visita del presidente cinese Xi Jinping in Africa ha avviato le trattative per includere il Senegal nella Belt and Road Initiative (BRI), confermando la Cina come secondo maggiore investitore nel Paese.

1. IL RUOLO DEL SENEGAL NELL’AGENDA AFRICANA DELLA CINA

Negli ultimi vent’anni l’Africa ha conquistato un posto speciale nell’agenda economica della Cina: nel solo 2015 Pechino ha investito oltre 60 miliardi di dollari in infrastrutture in tutto il continente. Il Senegal non fa eccezione. Nel 2005, superate le tensioni legate alla questione del riconoscimento di Taiwan, Pechino non ha perso tempo e ha rafforzato i legami con Dakar sia sul fronte diplomatico – ben diciotto visite ufficiali da parte dei leader cinesi, – sia sul fronte commerciale, con investimenti che nel 2017 hanno sfiorato i 100 milioni e sottoscrivendo accordi bilaterali attraverso la Export-Import Bank of China. A differenza di altre nazioni africane destinatarie di grandi investimenti, come la Nigeria, il Senegal è povero di risorse naturali: il 75% della popolazione è ancora impiegato nel settore agricolo e della pesca, e gran parte delle innovazioni e della ricerca nel settore manifatturiero è finanziata dalla Cina. L’importanza strategica del Senegal sta nella sua posizione: affacciate sull’Oceano Atlantico, le coste senegalesi offrono la possibilità di costruire porti e collegamenti con Stati Uniti, Europa e altri Stati africani. Inoltre, la stabilità politica interna e un sistema democratico relativamente consolidato rendono il Senegal un partner commerciale affidabile.

Fig. 1 – Il presidente senegalese Macky Sall durante l’incontro con Xi Jinping a Dakar

2. LA VIA DELLA SETA PASSA PER DAKAR

Il 21 e il 22 luglio scorsi, nella prima tappa della visita ufficiale in Africa che ha toccato anche Mauritius, Ruanda e Sudafrica, il presidente cinese Xi Jinping si è recato in Senegal. Xi ha incontrato la controparte senegalese Macky Hall e il primo ministro Mohammed Dionne, portando a termine nuovi accordi bilaterali tra Dakar e Pechino. Gli accordi segnano l’ingresso del Senegal nell’ambiziosa Belt and Road Initiative (BRI), progetto per il quale la Cina ha investito 126 miliardi di dollari e che è stato annunciato come una rivitalizzazione di quei Paesi nei quali le infrastrutture sono carenti. Nel corso dell’incontro, Xi ha dichiarato di «vedere in Africa dinamismo e voglia di portare avanti lo sviluppo» e ha promesso di investire nell’industrializzazione del Paese. Il Senegal è il primo Paese dell’Africa occidentale ad aderire al progetto. Nel 2015 i prestiti cinesi hanno permesso la costruzione di un’autostrada di 115 chilometri da Thies a Touba, la seconda città del Paese, e la realizzazione di un parco industriale nella penisola di Dakar.

Fig. 2 – Negozio cinese in Boulevard du Centenaire

3. IL FUTURO CINESE IN SENEGAL

Se è vero che il ruolo di grande investitore in infrastrutture e business development consacra la Cina a seconda maggiore influenza esterna, dopo i poteri coloniali del passato, l’aumento del debito senegalese nei confronti di Pechino è considerevole. Il modello che Pechino vorrebbe esportare nei Paesi in via di sviluppo è di difficile realizzazione ed è stato accusato di riproporre in definitiva la stessa forma di imperialismo che le potenze occidentali hanno praticato in passato. A Dakar, ad esempio, i piccoli commercianti di Boulevard du Centenaire protestano contro i prezzi competitivi dei prodotti cinesi, specialmente nel settore tecnologico, e contro un’industria globale dalla quale sono esclusi. La manodopera cinese in loco conta ormai oltre un milione di operatori, e modifica il sistema urbano ed economico dei tradizionali bazar e le procedure di occupazione e assunzione del settore informale. L’avvio di un vero e proprio processo di industrializzazione, quello che Xi Jinping vorrebbe sviluppare con la Via della Seta, è ancora lontano e rischia di aggravare una già radicata dipendenza economica da potenze straniere.

  Sofia Biasin

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Sofia Biasin

Nata e cresciuta in provincia di Vicenza, mi sono laureata in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino, dopo aver trascorso un periodo di studi a Pechino. Ho collaborato con diversi giornali e ho avuto l’opportunità di lavorare nel mondo dei think tanks e delle ONG cinesi. Mi interessano principalmente l’Oriente e la Cina, in particolare i temi della sicurezza e dello sviluppo sostenibile. Caffeinomane a livelli allarmanti, amo viaggiare con la mia inseparabile macchina fotografica e importunare le persone.