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EditorialeIl senatore John McCain è stato un combattente fino all’ultimo giorno della sua vita. Prima come pilota della Marina Militare statunitense, poi come deputato e senatore e, infine, come paziente. Una figura da cui c’è molto da imparare.

Non ci soffermeremo qui a raccontare chi era John McCain. Potrete leggere la sua biografia su diversi siti e testate giornalistiche in questi giorni. Questo editoriale si soffermerà su cosa ha da insegnarci la sua figura.

Ci sono due momenti in particolare che hanno mostrato agli Stati Uniti e al mondo la statura del senatore. Il primo è, senza dubbio, quella volta in cui un’elettrice repubblicana si rivolse a lui durante un comizio nel 2008, dicendogli che temeva Obama in quanto…arabo. La reazione di McCain è stata memorabile nella sua semplicità. Era un chiaro caso di fake news agli albori, prima dell’esplosione di questo virus diffusosi nell’informazione a causa del web. Il senatore, e candidato alla Presidenza, non cavalcò la cosa. Non sfruttò la paura infondata della signora a fine elettorale o per denigrare l’avversario. Fece una cosa semplicissima e che ci si dovrebbe aspettare da ogni buon politico e uomo di principi: scosse la testa e corresse la donna. Le disse che Barack Obama era una brava persona, un buon padre di famiglia e che le loro divergenze erano su importanti questioni politiche. Nulla di più.

Il secondo momento memorabile è il discorso della sconfitta, dopo aver perso le elezioni Presidenziali del 2008 proprio contro Obama. Potete vederlo nel video seguente.

Negli ultimi anni si è dedicato ai temi che gli erano più cari: la politica estera e della difesa. Negli altri, per sua stessa ammissione, non era molto ferrato. Ovviamente, una figura del genere non poteva non cozzare con l’attuale Presidente. Secondo McCain, Donald Trump stava distruggendo il conservatorismo tradizionale del GOP che lui rappresentava. Più volte, l’inquilino della Casa Bianca ha insultato il senatore con il suo mezzo preferito: Twitter. Anche dopo che la notizia dell’aggressivo tumore al cervello era divenuta pubblica. Trump, si sa, odia essere criticato, ma non ha perdonato a McCain soprattutto il suo voto contrario in senato alla calendarizzazione del provvedimento per cancellare la riforma sanitaria di Obama. In quell’atto c’era tutto McCain: a lui Obamacare non è mai piaciuta, ma essendo una persona pragmatica sapeva benissimo cosa significava cancellarla dall’oggi al domani per il sistema sanitario statunitense. Pragmatismo al di là dell’ideologia. Semplice, eppure così complesso in questi giorni.

Emiliano Battisti

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.