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In 3 sorsi – L’Ecuador di Lenin Moreno si ritira dall’ALBA e pronostica lo stesso con l’UNASUR, blocca gli esuli venezuelani senza passaporto e si concentra sull’ordine pubblico. Tutto mentre combatte il narcotraffico e concede la cittadinanza onoraria a Kim Jong Un.

1. “CORREISMO” IN RETROCESSIONE E ORDINE PUBBLICO

«Adiòs Correa»,  sembrerebbe gridare il Paese. Sono settimane frenetiche quelle vissute in Ecuador. Direttamente per voce del suo presidente Lenin Moreno, che qualifica il Governo di Maduro come «irresponsabile e disumano», l’Ecuador si è ritirato dall’ALBA il 24 agosto, per l’incapacità politica del Venezuela, promotrice dell’Alleanza. L’uscita dell’Ecuador dall’ALBA avviene anche per l’impossibilità da parte del Venezuela di gestire tanto la crisi umanitaria quanto l’esodo che ne deriva, che sta causando la più grande diaspora della storia latinoamericana. L’Ecuador, come la Colombia, sembra inoltre voler uscire dall’UNASUR, che ha sede proprio a Quito, iniziando con il donare la sede dell’Organizzazione all’Università. Le motivazioni sono le medesime. Nemmeno 48 ore prima dell’annuncio, tramite la presidenta dell’Asamblea Nacional del Ecuador, Elizabeth Cabezas, erano state descritte le nuove misure economiche che il Paese adotterà per il prossimo futuro. Le azioni sono specifiche per i più poveri, ma ci sono anche provvedimenti di austerità, ottimizzazione dei ricorsi pubblici, riduzione delle dimensioni dello Stato ed eliminazione di Ministeri inutili, che porteranno a un risparmio di 350 milioni annui. Cabezas, quindi, ha sottolineato che il lavoro più importante del Governo sarà la sostituzione degli investimenti del settore pubblico con quelli del settore privato, nazionale e straniero, che si gioveranno di notevoli esenzioni fiscali anche totali e per oltre 10 anni. La Presidenta ha ricordato che occorre convertire l’Ecuador in una nazione che non viva di sovvenzioni pubbliche nei momenti di fortuna economica derivante dalle esportazioni di greggio. L’obiettivo è incentivare sviluppo, investimenti e attrazione di capitali privati stranieri, che possano diversificare il settore industriale, agropastorale, logistico e turistico, rendendo in poche parole l’Ecuador autonomo e sovrano. Inoltre verranno introdotte misure simili agli scudi fiscali per il rimpatrio dei capitali evasi.

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Fig. 1 – La ‘presidenta’ Elizabeth Cabezas

2. ADDIO ALLA CENSURA E ATTIVISMO CONTRO L’ESODO VENEZUELANO

Il 23 agosto, per voce di Lenin Moreno,  lEcuador ha promesso la riforma delle comunicazioni e, in particolare, l’eliminazione delle leggi, delle censure e delle sanzioni imposte dall’ex presidente Rafael Correa attraverso la Ley Organica de Comunicaciòn. Obiettivo quindi il ritorno a una stampa libera e senza censura. A promettere ciò è lo stesso Moreno in uno speciale incontro a Quito con Edison Lanza, relatore per la libertà di espressione della CIDH, la Commissione interamericana dei diritti umani.
Nelle stesse ore il Ministero dell’Interno ha preso decisioni importanti sul fronte della sicurezza. Durante il solo 2018, l’Ecuador
ha accolto oltre 800mila venezuelani in piena crisi umanitaria. Un problema enorme, tanto sociale quanto sanitario, che un Paese piccolo come l’Ecuador, con grosse difficoltà logistiche ed economiche, sta affrontando con il massimo rispetto dei bisognosi, in un’emergenza che da oltre sei mesi sta causando anche gravi episodi di violenza contro i propri cittadini. Nel tentativo di arginare una eccezionale recrudescenza del fenomeno, nonostante i 40mila arrivi in meno su base mensile, si è decisa una misura estrema: bloccare al confine chi non è in possesso di passaporto. In seguito a non poche frizioni tra Autorità e immigrati, il provvedimento è stato però modificato temporaneamente e per 45 giorni, a partire dal 24 agosto, gli esuli venezuelani saranno esentati dal presentarsi con il passaporto. Successivamente si prenderanno misure restrittive, tra cui anche la richiesta di passaporti in corso di validità, oltre a documenti e precedenti penali apostillati.

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Fig. 2 – L’ex presidente Rafael Correa, al momento in Belgio

3. LOTTA AI NARCO-BUS E ALLE VECCHIE CONNIVENZE TRA POLITICA E NARCOS

Esodo, quello venezuelano, che avviene anche attraverso gli autobus. A seguito di un incidente mortale che ne ha coinvolto uno proveniente dal Venezuela, pieno di esuli venezuelani e turisti colombiani, si è scoperto che il mezzo era stracarico di cocaina. Il bus  eseguiva ogni settimana da almeno due anni la stessa rotta, trasportando cocaina in Ecuador sotto il controllo a distanza dei narcos. L’Ecuador è divenuto area di elezione per il narcotraffico verso il resto delle Americhe e l’Europa. In particolare, lo stesso Lenin Moreno ha accusato di connivenza con i narcos e i guerriglieri la passata Amministrazione di Rafael Correa, l’ex Presidente su cui ora incombe una richiesta di estradizione opportunamente formalizzata dalla Repubblica dell’Ecuador alle sedi dell’Interpol in Europa. Correa è indagato per il tentato sequestro di un parlamentare e dal 12 settembre è formalmente indagato dalla Fiscalia de Ecuador per reati finanziari nel caso Odebrecht.

Ivan Memmolo

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