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5 domande e 5 risposte – Il piano cinese annunciato nel 2013 sotto il nome di “One Belt, One Road” (OBOR) prevede di ricalcare la millenaria Via della Seta anche nella sua controparte marittima. La regione del Sud-est asiatico diventerà quindi snodo principale dei commerci internazionali da e verso la Cina, subendo forti trasformazioni.

1. Che cos’è la Maritime Silk Road (MSR)?

La Maritime Silk Road (MSR) è stata introdotta dal presidente Xi Jinping nell’ottobre 2013, durante la sua visita a Giacarta, come controparte marittima del piano transnazionale One Belt, One Road (OBOR). Quest’ultimo ha come obiettivo il potenziamento delle infrastrutture via terra (One Road) che collegano l’Europa alla Cina attraverso l’Asia centrale. Per quanto riguarda invece la via di mare (One Belt), questa connetterà la Cina con la meta ultima di Venezia, passando per il Sud-est asiatico, l’Oceano Indiano, il Golfo Persico e il Nord Africa. Gli obiettivi primari dell’iniziativa guardano a una migliore connettività per il commercio, l’integrazione finanziaria, il movimento di persone e culture. Il progetto è fortemente voluto dal suo principale promotore, la Cina, che ha già messo a disposizione pesanti investimenti per il miglioramento e la costruzione di nuove infrastrutture, incentivando anche le proprie imprese a investire all’estero. Sempre nel 2013, il Governo di Pechino ha annunciato l’istituzione di una Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) per lo sviluppo infrastrutturale, i cui costi non possono essere sostenuti dalla sola Asian Development Bank (ADB). I membri fondatori sono 24, con la Cina in possesso della maggioranza delle quote. Nell’anno successivo, viene inoltre messo a disposizione dal presidente Xi Jinping un fondo di 40 milioni di dollari, chiamato Silk Road Fund, da investire in infrastrutture e nello sviluppo delle risorse naturali.

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Fig. 1 – Uno dei cantieri del porto cingalese di Hambantota, punto chiave della Maritime Silk Road (MSR) promossa da Pechino nell’Oceano Indiano

2. Come si posiziona la regione del Sud-est asiatico all’interno della MSR?

Il Sud-est asiatico rappresenta il passaggio che connette i porti della Cina meridionale all’Oceano Indiano. In linea generale la Maritime Silk Road nasce infatti a Quanzhou, nella provincia cinese del Fujian, tocca i porti di Beihai e Haikou per poi raggiungere lo Stretto di Malacca, in Malesia. Poi, da Kuala Lumpur, prosegue per il porto di Kolkata in India, l’Oceano Indiano e il Corno d’Africa. Ogni anno, circa 300mila navi attraversano lo Stretto di Malacca, e circa l’85% degli import cinesi navigano in queste acque, rendendo in particolare Malesia e Indonesia dei partner commerciali e logistici indispensabili. Tuttavia, mentre per quanto riguarda l’interno della penisola indocinese i risultati dell’iniziativa One Road si possono già toccare con mano (tre i collegamenti ferroviari che uniscono la provincia cinese dello Yunnan a Vientiane in Laos, Hanoi in Vietnam e a Kyaukphyu in Myanmar), i progressi per la Maritime Silk Road sono meno immediati. Infatti, vari Paesi membri dell’ASEAN non hanno adeguate infrastrutture portuali, soprattutto per quanto riguarda la loro capacità e le connessioni interne con altri mezzi logistici (treni, strade). Indonesia e Malesia per prime hanno risposto in maniera entusiastica alle nuove possibilità di finanziamento da parte delle agenzie governative cinesi.

3. Come si inserisce la MSR nei piani di integrazione regionale ASEAN?

L’ASEAN è un’associazione molto eterogenea, dal momento che i suoi membri possono essere collocati in fasi diverse del processo di sviluppo economico. Dalla sua costituzione, nel 1967, questo organismo sopranazionale lavora per la graduale e pacifica integrazione delle economie regionali, per lo sviluppo socio-economico e per la stabilità politica. Questi sforzi si sono concretizzati in piani regionali, che possono essere riuniti nella serie di iniziative della ASEAN Economic Community (AEC) 2025. Il piano di quest’ultima è stato presentato in un comunicato unitario al Belt and Road Forum per la Cooperazione Internazionale per i Leader della Tavola Rotonda (Pechino, 2017) e richiama la necessità di un’economia integrata e condivisa, nonché di un’ASEAN competitiva, resiliente e innovativa, globale e incentrata sulle persone. Una delle iniziative lanciate è il Master Plan per la Connettività ASEAN (MPAC), che risponde alle esigenze di una connessione più sicura per persone, merci e Istituzioni. Pertanto, la necessità degli Stati ASEAN di nuove, più grandi e sicure infrastrutture e rotte commerciali marittime è perfettamente in linea con l’avanzamento della Nuova Via della Seta. Inoltre gli Stati membri economicamente più deboli, come Laos, Myanmar e Vietnam, possono godere di un aumento di investimenti diretti nel loro territorio, assieme al trasferimento di tecnologie e competenze.

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Fig. 2 – Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi durante l’ultimo vertice ASEAN+3, tenutosi a Singapore nelle scorse settimane

4. Quali sono le opportunità per la Cina?

Mentre le opportunità economiche per la Cina potrebbero apparire abbastanza chiare, ci sono anche delle ragioni politiche che fanno della Nuova Via della Seta (e in particolare della MSR) un progetto multifunzionale. Tra gli obiettivi che muovono una cooperazione internazionale di grande scala c’è la volontà cinese di avvicinare le “grandi periferie”, intese come le regioni del Nord-est asiatico, del Sud-est asiatico, dell’Asia Meridionale e del Pacifico. L’interesse regionale si estende anche verso Ovest, verso l’Asia centrale di influenza russa, allontanandosi sempre di più da una comunicazione commerciale con gli Stati Uniti. Come citato dal presidente Xi nel Forum Globale del Lavoro, le grandi periferie costituiscono un’area strategica per similarità culturali, geografiche e ambientali, e quindi i legami di natura commerciale ed economica tra di loro devono essere potenziati. Poi, con una collaborazione sempre più costante con alcune nazioni del Sud-est asiatico (Myanmar per i condotti di gas naturale, Laos per l’energia idroelettrica e Indonesia per le risorse naturali), è necessario rafforzare la sicurezza marittima lungo le rotte commerciali del Mar Cinese Meridionale.

5. Quali i punti non chiari?

Nonostante l’entusiasmo delle circa 60 nazioni aderenti all’iniziativa OBOR, ci sono ancora diversi punti non chiari nel progetto. Tra questi, ci si interroga riguardo all’integrazione della Maritime Silk Road con la rivendicazione cinese di alcuni territori nel Mar Cinese Meridionale, ancora apertamente contesi con Vietnam, Indonesia e Filippine. Inoltre, i pesanti investimenti di Pechino su alcune strutture portuali strategiche, su mega-progetti energetici nella regione del Sud-est Asiatico, e parallelamente il continuo riarmo del Paese, non escludono future tensioni diplomatiche. Una cosa sembra comunque emergere chiaramente dalla proposta della Nuova Via della Seta: che una positiva collaborazione economica può trascendere influenze politiche e conflitti geografici tra due o più Paesi.

 Benedetta Mantoan

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