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Analisi L’Artico nel corso degli anni è diventato la nuova frontiera dello sviluppo economico, anche per la scoperta e lo sfruttamento di materie prime presenti nel sottosuolo. Tra i principali attori internazionali troviamo gli “Arctic Five”, che lo scorso maggio hanno celebrato l’anniversario della Dichiarazione di Ilulissat. Cosa sta accadendo nella regione artica e cosa si sta facendo per preservarne il territorio?

CORSA ALL’ARTICO

La regione artica, come il resto del mondo, è stata colpita dall’innalzamento delle temperature: questo ha trasformato il territorio, una volta inaccessibile, nella nuova frontiera delle opportunità economiche commerciali a livello internazionale. Oggi nell’Artico sono presenti Organizzazioni locali e internazionali che hanno lo scopo di proteggere il territorio vulnerabile e le comunità indigene. Tuttavia si devono aggiungere sempre più industrie ed enti nazionali che sfruttano le risorse naturali emerse con l’arretramento dei ghiacciai e lo scioglimento della calotta polare. Il cambiamento climatico ha altresì modificato i trasporti e le vie di navigazione. Attualmente è possibile navigare nell’Artico per periodi più lunghi rispetto al passato: questo, oltre a essere più sicuro, permette anche di sfruttare i passaggi transoceanici che consentono collegamenti più rapidi tra i continenti. La regione artica è divenuta negli anni oggetto di interessi geopolitici ed economici, portando alla creazione di dialoghi internazionali e a una maggiore cooperazione tra gli Stati che si affacciano su questa regione – e non solo. Tra coloro che hanno avviato delle cooperazioni per preservare e proteggere il fragile ambiente troviamo i cinque Paesi che si affacciano sull’oceano Artico, conosciuti come “Arctic Five” (A5) e comprendenti Canada, Norvegia, Russia, Danimarca (Groenlandia e Isole Far Oer) e Stati Uniti. La cooperazione tra gli A5 è nata nel lontano 2008 con la Dichiarazione di Ilulissat in Groenlandia. Quest’anno, a maggio 2018, invitati da Danimarca e Groenlandia, gli alti funzionari delle nazioni facenti parte degli A5 e i rappresentanti delle comunità indigene si sono nuovamente incontrati per festeggiare l’anniversario della dichiarazione e per riconfermare le promesse e i principi adottati in precedenza.

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Fig. 1 – Estrazione di petrolio nel territorio di Krasnoyarsk in Russia (4 marzo 2018)  

GLI “ARCTIC FIVE”

Sin dalla Dichiarazione di Ilulissat gli A5 avevano deciso che non fosse necessaria la creazione di un regime giuridico che coordinasse la cooperazione tra di loro, utilizzando ove necessario gli accordi esistenti tra Istituzioni locali come quelli creati ad hoc dal Consiglio dell’Artico e la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Alla base della cooperazione tra gli “Arctic Five”, oltre alla protezione dell’ambiente marino e delle popolazioni indigene, c’è anche una dichiarazione di pace tra i membri. Tuttavia la Dichiarazione di Ilulissat negli anni è divenuta più un messaggio politico che un accordo di pace. Difatti la Dichiarazione è diventata a tutti gli effetti uno strumento di partenza per negoziazioni a livello regionale, evidenziando il potere dei singoli Stati sulla costa artica. L’idea di creare un forum di collaborazione informale aveva non solo lo scopo di rafforzare la cooperazione già esistente tra i Paesi dell’Artico, ma anche di ridefinire i principi e la loro posizione nell’ordine regionale. Nel 2015, con la Dichiarazione di Oslo, la cooperazione si è ancora di più rafforzata. Gli A5, firmando la dichiarazione sulla pesca nelle regioni artiche, hanno colmato un vuoto a livello internazionale riguardante la pesca nel Mar glaciale artico centrale, rispondendo all’urgenza di limitare la pesca commerciale non regolamentata. Durante questo incontro a Oslo, gli A5 hanno deciso di invitare anche l’Unione Europea, l’Islanda, la Cina, il Giappone e la Corea del Sud, vista la loro presenza nella regione centrale dell’Artico, garantendo la conservazione del fragile ecosistema regionale. Anche questa Dichiarazione, come quella precedente, ha trovato di comune accordo gli A5, che rappresentano i più importanti Paesi in cui si pratica la pesca nella regione centrale artica, prendendo come spunto l’esistente e ormai datato quadro giuridico internazionale per gli oceani (UNCLOS) firmato nel 1982.

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Fig. 2 – Visita dell’ex Segretario americano John Kerry nel fiordo di Ilulissat, 2016

COOPERAZIONE NELLA REGIONE ARTICA

Nel 2008 la Danimarca, invitando le altre cinque potenze artiche, ha fatto sì che si creasse una nuova Istituzione internazionale informale, che affrontasse temi comuni trovando soluzioni in ambiti non coperti da altri forum, ma che allo stesso tempo si occupasse anche di tematiche già portate avanti dal Consiglio Artico. All’epoca il rafforzamento di questa nuova cooperazione tra alcuni degli Stati facenti già parte del Consiglio Artico aveva generato confusione a livello regionale e internazionale. Dato che la cooperazione tra gli A5 è simile a quella già impostata dal Consiglio Artico, tutte le nazioni e le Organizzazioni che non erano state invitate a farne parte erano contrarie alla sua formazione. Inoltre, questa nuova cooperazione aveva dato l’impressione che l’attività svolta dal Consiglio Artico non fosse sufficiente, sminuendo così il lavoro fatto fino ad allora. Lo scorso maggio alla cerimonia per l’anniversario della Dichiarazione di Ilulissat oltre ai membri degli “Arctic Five” sono stati invitati anche Finlandia, Islanda, Svezia, e le altre Organizzazioni regionali. Nonostante diversi contrasti, negli anni tra le diverse Organizzazioni e in particolare con il Consiglio Artico, tutti i principali attori che operano nella regione hanno riconosciuto l’importanza della Dichiarazione di Ilulissat e quindi la creazione di una cooperazione ad hoc tra gli Stati membri degli “Arctic Five”.

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Fig. 3 – Incontro tra i principali Governi della Regione Artica

Dalla coesistenza degli A5 e del Consiglio Artico, che hanno alla base obiettivi comuni, si è andata a creare una complementarietà. Insieme possono contribuire positivamente alla gestione internazionale della regione artica, cosa più complessa se lavorassero singolarmente. Essendo gli “Arctic Five” solo cinque, ciò permette una più semplice e congrua cooperazione sugli interessi comuni. Al contrario, il Consiglio Artico, oltre a includere le otto nazioni della regione artica, accoglie anche ONG e Organizzazioni intergovernative, rendendo possibili negoziati con terze parti. Nel tempo, insieme a una maggiore cooperazione per combattere le sfide comuni portate dal cambiamento climatico attraverso un sistema economico stabile, si è riusciti anche a riavvicinare gli Stati facenti parte della regione artica, rendendo le relazioni transnazionali più forti. Dal 2006 al 2013 la Presidenza del Consiglio Artico è spettata in ordine a Norvegia, Danimarca e Svezia. Durante questo periodo i tre Stati hanno lavorato insieme per spronare un’ambiziosa e comune agenda, creando un forum di cooperazione nordico con lo scopo di rinvigorire il Consiglio Artico e di metterlo al centro del processo decisionale di tutte le tematiche riguardanti la regione artica. Grazie al lavoro portato avanti dal Consiglio e dalla partecipazione degli A5 si è potuta istituire una piattaforma per lo sviluppo di nuove iniziative e trovare soluzioni a sfide comuni.

Moira Mastrone