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In 3 sorsi – Il 17 luglio è stato firmato l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Giappone che permetterà di eliminare quasi interamente i dazi commerciali tra le due parti. Questo trattato è stato interpretato da molti come un segnale forte contro la politica protezionistica dell’Amministrazione Trump.

1. UNA DICHIARAZIONE DI PRINCIPIO

La firma del JEFTA (Japan-European Free Trade Agreement) è avvenuta a Tokyo alla presenza di Shinzo Abe, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker. Iniziate nel 2003, le trattative per il JEFTA si sono concluse con un tempismo perfetto, ovvero nel momento in cui le “minacce” protezionistiche di Donald Trump sono diventate concrete. L’accordo infatti dà vita alla più grande area di libero scambio al mondo, che riguarda un terzo dell’economia globale e 600 milioni di persone. Il Presidente statunitense non è mai stato menzionato esplicitamente durante l’incontro di Tokyo, ma Abe ha riaffermato la volontà di farsi «portabandiera del libero scambio nel mondo», mentre Tusk ha elogiato «il più grande accordo commerciale bilaterale di sempre», capace di inviare «un chiaro messaggio contro il protezionismo». In definitiva la firma del JEFTA è stata anche una dichiarazione contro le politiche commerciali della Casa Bianca.

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Fig. 1 – Tusk, Abe e Juncker firmano lo storico accordo commerciale tra Giappone e Unione Europea

2. I BENEFICI DEL JEFTA

Come previsto dall’accordo saranno eliminati fino al 99% dei dazi doganali da entrambe le parti. Attualmente, infatti, esportare in Giappone è piuttosto oneroso per determinate imprese di settore: basti pensare, ad esempio, che i dazi sulla carne e sui formaggi ammontano quasi al 40% del valore della merce. In generale si calcola che il il totale delle esportazioni europee di beni verso il Sol Levante sia di 58 miliardi di euro all’anno, mentre per i servizi si parla di 28 miliardi. Grazie all’abbattimento dei dazi, si stima che le aziende europee potranno risparmiare un miliardo di euro l’anno, dando quindi spazio alla generazione di nuovi posti di lavoro. Non meno importanti sono le semplificazioni delle barriere non tariffarie: in Giappone esistono infatti delle normative lunghe e complesse per l’approvazione delle varie tipologie di frutta e verdura, fattore che dissuade molti esportatori europei. In più il Giappone ha riconosciuto più di 200 prodotti europei certificati, tutelando quindi esportazioni preziose del Made in Italy come il prosciutto di Parma. Per quanto riguarda l’Italia, il settore agricolo sarà un grande beneficiario dell’accordo, ma anche il mondo della moda e delle macchine industriali avranno la loro fetta. I rapporti commerciali Italia-Giappone sono già ben consolidati: il Giappone è il 6° partner commerciale dell’Italia al di fuori dell’Unione Europea, con esportazioni di beni per 6,6 miliardi di euro annui e importazioni per 4,2 miliardi.
Per quanto riguarda il settore dei servizi, l’accordo prevede invece una maggiore facilità per le imprese europee nel partecipare a gare d’appalto pubbliche nelle principali città giapponesi. Il maggiore beneficio per Tokyo riguarda indubbiamente il settore automobilistico e della tecnologia: in questo senso Abe ha ringraziato i partner europei per il sostegno dato alla crescita economica nazionale, che si basa fortemente sulle esportazioni.

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Fig. 2 – Uno stabilimento giapponese della Toyota

3. UN ACCORDO DI AMPIO RESPIRO

Entrambe le parti contraenti hanno voluto sottolineare come l’accordo di partenariato economico abbia alla sua base una convergenza di vedute molto più ampia. Per prima cosa, a ora è l’unico trattato che includa esplicitamente un obbligo di conformità a quanto previsto dall’accordo sul clima di Parigi. In più, lo stesso giorno è stata annunciata la conclusione dei negoziati sulla valutazione dei reciproci sistemi di protezione dei dati, che andrà a integrare il JEFTA. Come ha sottolineato la commissaria responsabile per la Giustizia Věra Jourová, si è reso necessario regolamentare il traffico dei dati e la loro commercializzazione per creare uno spazio di circolazione largo e protetto. Nel concreto, i sistemi di protezione dei dati europeo e giapponese sono stati riconosciuti come equivalenti. Anche in questo ambito Tokyo e Bruxelles (da sempre accomunati da una spiccata sensibilità per la tutela della privacy) vogliono porsi come leader mondiali.

Mara Cavalleri

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Mara Cavalleri

L’Università di Padova è la mia Alma Mater: qui infatti ho conseguito sia la laurea triennale che magistrale con lode in Politica Internazionale e Diplomazia. Ho frequentato inoltre il Master in Diplomacy presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). Dopo un corso formativo presso la Camera di Commercio di Milano, ho iniziato la mia carriera di Social Media Manager e Web Campaign Strategist. Attualmente lavoro presso una digital agency, dove mi occupo dell’implementazione e gestione di strategie di marketing per enti e imprese che operano a livello nazionale e internazionale.

Affascinata dal Giappone sin da piccola, ho avuto modo di approfondire tramite corsi e letture specifiche la lingua, la cultura e la storia di questo Paese che, per molti aspetti, si distingue dagli altri nel panorama globale. Amo molto viaggiare e nel tempo libero pratico trekking d’alta quota.