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In 3 sorsi – La crisi in Nicaragua è iniziata il 16 aprile a seguito della riforma delle pensioni varata dal presidente Ortega e ha già lasciato sul campo oltre 300 morti. 

1. NICARAGUA, LE RAGIONI DELLA CRISI

Da aprile il Nicaragua è attraversato da un’ondata di proteste contro il nuovo sistema pensionistico annunciato dal Governo socialista di Daniel OrtegaLa crisi, cominciata il 16 aprile, contava almeno 27 morti già alla fine del mese, cifra aumentata nel tempo, fino a superare i decessi causati dalla crisi venezuelana in un anno, anche se la censura dei mezzi di informazione impedisce la diffusione di dati certi. Le proteste sono iniziate contro il nuovo sistema pensionistico, ma presto si sono estese, rivolgendosi contro l’intera linea politica del Governo di Daniel Ortega e la corruzione di cui si nutre. Ormai le manifestazioni sono polarizzate: chi manifesta contro l’attuale Presidente, si scaglia contro tutta una visione, fatta di censura, di deficit democratico, di mancate politiche industriali e di crisi economica.
Il 16 aprile l’INSS, Istituto Nacional de Seguridad Social, ha apportato modifiche al sistema di contribuzione sia dei lavoratori che dei pensionati con percentuali significative in rapporto potere di acquisto locale. Secondo studenti e lavoratori, l’INSS è un po’ come la PDVSA in Venezuela, il salvadanaio privato del Presidente da cui attingere impunemente saccheggiando lo Stato. I manifestanti dicono che l’INSS è stato ripetutamente violato da Daniel Ortega per spese improprie, inclusi acquisti personali. Prima di Ortega il bilancio dell’INSS era positivo, con un saldo attivo di oltre 32 milioni di dollari: oggi è in negativo di 76 milioni di dollari, al punto che oggi non si ha nemmeno il denaro per acquistare medicinali di base necessari al sistema sanitario nazionale. Una fuoriuscita di denaro che ha finanziato feste, vacanze, acquisti immobiliari e di beni di extra lusso. Avendo preso in considerazione l’effetto domino, il presidente Ortega ha fatto retromarcia e ha annullato l’intera riforma varata il 16 aprile, però ormai il dado è tratto: le manifestazioni sono divenute immense e dirette contro lo stesso Presidente, il Governo e la politica poco democratica condotta fino a oggi.

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Fig. 1 – Un’immagine tratta da una delle manifestazioni popolari 

2. LE CONSEGUENZE INTERNAZIONALI DELLA CRISI

Nel frattempo l’Organizzazione degli Stati americani (OEA) ha approvato l’istituzione di una commissione speciale che dovrà mediare la crisi in Nicaragua, misura raggiunta con una maggioranza assoluta, anche con il sostegno dell’Ecuador di Lenin Moreno, che, per la prima volta, ha girato le spalle a Venezuela, Bolivia e Nicaragua, nel consiglio dell’Organizzazione degli Stati Americani, delineando una frattura con il resto dei Governi socialisti della regione. A sostegno del Nicaragua, solo Venezuela, Saint Vincent e Grenadine e Bolivia. I maggiori rappresentanti della sinistra latinoamericana sono nettamente divisi su come affrontare la crisi in Nicaragua. Ortega, che negli anni Settanta fu il simbolo della rivoluzione sandinista che inspirò tutta la sinistra latinoamericana, oggi incarna un Governo con pochi spiragli democratici a detta dei più. L’ex presidente uruguaiano Mujica ha parlato di «sogno democratico svanito e divenuto autocrazia», asserendo che quelli che un giorno furono rivoluzionari, oggi a causa del potere hanno perso il senso della realtà. Il nuovo Governo messicano, che deve ancora insediarsi, predica invece la neutralità e il non intervento. Il socialista colombiano Gustavo Petro, ex guerrigliero colombiano ed ex candidato alla Presidenza della Repubblica, nonché ex sindaco di Bogotà, ha commentato che in Venezuela, come in Nicaragua, non esista un vero Socialismo del XXI secolo, ma solo l’uso spropositato di un’antica retorica di sinistra del XX secolo, che nasconde la natura oligarchica dei regimi che la propongono. L’ex presidente cubano Raul Castro, infine, appoggia il proprio compagno Ortega, così come i venezuelani Diosdado Cabello e Nicolas Maduro.

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Fig. 2 – Un’immagine di un manifesto che spiega molto bene il sentimento popolare in Nicaragua.

3. LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DELLA CRISI

La crisi e le violenze scaturite stanno solo portando altra benzina al fuoco divampato qualche mese fa. La crisi ha quasi del tutto azzerato gli arrivi di turisti stranieri, con la perdita di oltre 230 milioni di introiti. Nei giorni scorsi Human Rights Watch ha rilasciato una dichiarazione che condanna il Governo per il suo ruolo nelle uccisioni di vittime innocenti. Dopo una visita in Nicaragua a maggio, la Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) ha anche scritto un rapporto che critica fortemente l’esecutivo nicaraguense per «l’uso eccessivo e arbitrario della forza di polizia, e l’impiego di parapolizia e gruppi armati terzi con l’acquiescenza e la tolleranza delle Autorità statali».

Ivan Memmolo

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